Palermo, insulti e minacce all’arcivescovo Lorefice dopo l’appello per i migranti morti nel Mediterraneo

Palermo, insulti e minacce all'arcivescovo Lorefice dopo l'appello per i migranti morti nel Mediterraneo

Un’ondata di odio social si è abbattuta sull’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Il motivo? Le parole pronunciate due giorni fa a Trapani durante la preghiera interconfessionale in mare per il migliaio di dispersi del ciclone Harry e un successivo messaggio indirizzato a Mediterranea Saving Humans in cui il prelato ha duramente criticato le politiche migratorie italiane ed europee.

«Queste vittime – aveva scritto don Corrado, come lo chiamano i fedeli – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono». Parole che hanno scatenato una valanga di reazioni violente e irrisioni sui profili social, prendendo di mira un vescovo noto per il suo impegno sui temi dell’accoglienza, delle periferie e del dialogo interculturale, e che proprio per le sue posizioni contro la criminalità organizzata vive da anni sotto scorta.

La solidarietà delle istituzioni e della società civile

A difendere pubblicamente l’arcivescovo è scesa in campo Teresa Piccione, vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo:
«Esprimo piena solidarietà nei confronti dell’arcivescovo di Palermo – dichiara – oggetto di attacchi violenti sui social, nonché apprezzamento e condivisione delle parole di profonda umanità e di denuncia civile che Corrado Lorefice ci ha consegnato. È testimone di una Chiesa vicina agli ultimi e ai più fragili».

Nel mirino degli haters sono finite le parole con cui Lorefice, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana con delega alle Migrazioni, aveva definito i corpi restituiti dal mare «una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi. Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà».

L’appello: «Con la cenere in testa»

Nel suo messaggio, il vescovo aveva anche lanciato un appello preciso:
«Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati e di dare certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che, dilaniati dalla sofferenza, cercano i propri cari».

Mobilitazione di associazioni e mondo accademico

A sostegno di Lorefice si è mobilitato anche un ampio fronte dell’associazionismo e della cultura. In un messaggio diffuso da realtà come Arci, da attivisti delle periferie e da docenti universitari – tra cui Alessandra Sciurba, associata di Filosofia del diritto all’Università di Palermo e coordinatrice della Clinica legale Migrazioni e diritti – si esprime «profonda riconoscenza per le parole pronunciate sulle morti nel Mediterraneo».

«Don Corrado – si legge nella nota – nel silenzio delle istituzioni laiche, non ha esitato, come già aveva fatto Papa Francesco, a nominare forte e chiaro le responsabilità delle politiche che hanno provocato quelle morti, chiudendo ogni possibilità di partire legalmente e favorendo i trafficanti».

L’appello finale: «Un sussulto di dignità da Palermo»

Il documento lancia infine un monito:
«Il futuro che ci aspetta, riflesso anche nei commenti intrisi di odio e ignoranza seguiti sui social alle dichiarazioni di don Corrado, dovrebbe spaventarci tutti. Crediamo che da Palermo possa levarsi un sussulto di dignità e consapevolezza che arrivi lontano, che dal Mediterraneo raggiunga tutti quelli che ancora credono in un altro mondo possibile».

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