Rogoredo, fermato il poliziotto Cinturrino: omicidio volontario. “Sparò a Mansouri alla testa poi inscenò la legittima difesa”

Rogoredo, fermato il poliziotto Cinturrino: omicidio volontario. "Sparò a Mansouri alla testa poi inscenò la legittima difesa"

Omicidio nel boschetto di Rogoredo, arrestato poliziotto: «Ha sparato per uccidere e inscenato la legittima difesa»

MILANO – Avrebbe sparato «coscientemente e volontariamente» contro Abderrahim Mansouri mentre il giovane tentava di fuggire e cercava riparo tra i cespugli del cosiddetto “boschetto della droga” di Rogoredo. È il quadro accusatorio che ha portato al fermo dell’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, 41 anni, accusato di omicidio volontario.

Secondo la Procura di Milano, il 26 gennaio scorso il poliziotto avrebbe colpito alla testa il 28enne con un colpo esploso dalla pistola d’ordinanza Beretta calibro 9×19, facendolo cadere a terra. Successivamente si sarebbe avvicinato al corpo, lo avrebbe girato e avrebbe atteso 22 minuti prima di chiamare i soccorsi, tempo ritenuto necessario dagli inquirenti per modificare la scena e simulare la legittima difesa.

«Quadro indiziario allarmante»

Il fermo è stato eseguito dalla Squadra Mobile di Milano su disposizione della Procura guidata da Marcello Viola. Gli investigatori parlano di un quadro indiziario «allarmante» sulle «potenzialità criminali» dell’agente.

La misura è stata adottata per il pericolo di fuga e per il rischio di inquinamento probatorio. Il 41enne dispone infatti, oltre all’alloggio di servizio, di abitazioni in Sicilia, a Milano e a Carpiano.

Il pubblico ministero Giovanni Tarzia ha chiesto la custodia cautelare in carcere, evidenziando anche la pericolosità sociale dell’indagato e il rischio di reiterazione. L’uomo è stato descritto da fonti inquirenti come aggressivo e violento durante le operazioni di contrasto allo spaccio nel bosco di Rogoredo.

Il presunto depistaggio

Secondo le indagini, dopo lo sparo sarebbe stata inscenata una falsa legittima difesa. Gli investigatori ipotizzano che sia stata collocata accanto al corpo una pistola a salve per simulare una minaccia armata. Sull’arma non sono state trovate tracce genetiche della vittima, ma numerose tracce biologiche del poliziotto.

Un collega indagato ha ammesso di aver mentito inizialmente e di aver eseguito ordini per recuperare una borsa dal commissariato e riportarla sul luogo dei fatti. Poco dopo l’arrivo della borsa sulla scena sarebbe comparsa la seconda pistola.

Determinante anche la testimonianza di un cittadino afgano che avrebbe assistito alla scena, riferendo agli inquirenti che Mansouri era caduto con il volto verso terra, circostanza compatibile con la traiettoria del proiettile.

Le accuse e l’interrogatorio

L’assistente capo si trova nel carcere di San Vittore e sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro. Il suo legale è l’avvocato Pietro Porciani.

Altri agenti risultano indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Alcuni di loro hanno dichiarato di aver mentito per paura di possibili reazioni violente del collega.

Le reazioni istituzionali

Durissime le reazioni ai vertici dello Stato. Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha definito l’indagato «un delinquente» annunciando provvedimenti disciplinari per i colleghi coinvolti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di «tradimento nei confronti della nazione» escludendo qualsiasi forma di “scudo penale”.

Il questore di Milano Bruno Megale ha assicurato massima trasparenza: «Ci assumiamo le nostre responsabilità quando sbagliamo e saremo rigorosissimi contro chi si è macchiato di questi gravi delitti».

Il movente ancora da chiarire

Resta da accertare il movente del delitto. È confermata la conoscenza pregressa tra l’agente e la vittima, ma non è ancora chiaro se il gesto sia legato a dissidi personali, richieste di denaro o minacce di denuncia.

L’inchiesta della Procura di Milano prosegue per ricostruire con precisione quanto accaduto e per accertare eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti.

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