Claudio Fava porta in scena “La firma”: una storia di memoria e identità
«Un’opera necessaria dal finale imprevedibile, che indaga sul conflitto tra le ragioni del cuore e quelle della verità, e su come la violenza politica possa stravolgere la vita delle persone». Così Claudio Fava racconta all’ANSA il senso del suo nuovo spettacolo “La firma”, scritto e diretto dallo stesso autore.
La pièce debutta in prima nazionale il 26 febbraio al Teatro Sperimentale di Ancona, prodotta da Teatro della Città e Marche Teatro. Dopo l’esordio marchigiano, lo spettacolo sarà in scena a Siracusa (3 e 4 marzo), Catania (5, 6 e 7 marzo) e Scaletta Zanclea (8 marzo), riportando così l’opera anche in Sicilia.
La storia: una firma che cambia il destino
A cinquant’anni dalle persecuzioni del regime argentino del 1976, che incarcerò, torturò e uccise migliaia di oppositori politici — molti dei quali rinchiusi nel carcere segreto dell’Esma di Buenos Aires — Fava torna su una ferita ancora aperta della storia contemporanea.
L’ispirazione nasce da un trafiletto giornalistico: la vicenda di una giovane, figlia di desaparecidos, adottata da una coppia vicina al regime. Una volta scoperta la verità, la ragazza rifiuta di disconoscere i genitori adottivi, ormai parte integrante della sua vita.
È proprio questa la “firma” del titolo: quella che la giovane dovrebbe apporre su un documento per dichiarare ufficialmente che l’uomo che l’ha allevata non è il suo vero padre. Ma l’incontro-scontro tra i due, nel parlatorio del carcere dove l’uomo è stato rinchiuso dopo la caduta del regime, fa emergere conflitti interiori, ricordi, ripensamenti e inattesi ribaltamenti tra vittima e carnefice.
Identità, libertà e memoria
«Il percorso di ricostruzione della propria identità non è così lineare come sembrerebbe – spiega Fava – e il fatto di scoprire che i suoi genitori le hanno mentito non implica automaticamente che lei li rinneghi».
Sul fondo del palco scorrono le foto segnaletiche di 150 desaparecidos, a ricostruire visivamente le nefandezze di quel 1976. E alla fine la giovane decide di non firmare il disconoscimento di paternità: «Non per salvare il suo finto padre – precisa il regista – ma per affermare la sua libertà di scelta e la sua identità al di là della politica e di ruoli precostituiti».
In scena Bruschetta e De Benedittis
Interpretato da Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis, “La firma” traduce in forma teatrale alcune parti del libro di Fava “Non ti fidare”, edito da Fandango, in uscita nelle librerie a marzo (con un finale aperto rispetto alla versione scenica).
Un’opera che testimonia la drammatica attualità del tema della violenza come strumento politico e del conflitto permanente tra legge e sentimento, tra memoria collettiva e identità personale.

