È morto a 87 anni Benedetto “Nitto” Santapaola, storico capo di Cosa nostra a Catania e uno dei più sanguinari boss mafiosi siciliani. Era ricoverato nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, struttura destinata alle cure dei detenuti del Nord Italia, tra cui quelli reclusi nel carcere di Opera, dove stava scontando l’ergastolo in regime di 41 bis.
Santapaola ha rappresentato per decenni il vertice dell’organizzazione mafiosa etnea, consolidando e ampliando il potere del clan nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.
Il “cacciatore” e l’ascesa criminale
Per la sua passione venatoria era soprannominato “il cacciatore”, ma negli anni Settanta si muoveva anche come imprenditore, inaugurando concessionarie d’auto alla presenza di autorità istituzionali. In quegli anni rafforzò l’alleanza con la famiglia Ercolano, legata anche da vincoli di parentela.
La sua cosca fu protagonista di sanguinose faide mafiose: negli anni ’80 contro il boss Alfio Ferlito e nei primi anni ’90 contro i clan Cursoti, Cappello e Pillera. Quest’ultima guerra di mafia, in soli due anni, provocò oltre 220 omicidi tra Catania e provincia.
Durante il conflitto interno a Cosa nostra, Santapaola poteva contare sull’appoggio della cosca guidata da Giuseppe Pulvirenti, detto “Malpassotu”, che dopo l’arresto collaborò con la giustizia accusandolo di diversi omicidi.
L’alleanza con i Corleonesi e le condanne
Santapaola fu alleato dei Corleonesi e sostenne la strategia degli attentati, pur rifiutando – secondo le ricostruzioni giudiziarie – di compiere omicidi eccellenti a Catania per evitare un’eccessiva attenzione dello Stato nel proprio territorio.
Totò Riina tentò di contrapporgli Santo Mazzei, sostenuto anche dai Lo Piccolo, ma senza riuscire a scalfirne la leadership.
Il boss è stato condannato a più ergastoli, tra cui quelli per:
-
l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984;
-
le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992;
-
l’assassinio dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania.
La latitanza e l’arresto
Dopo una lunga latitanza, Santapaola fu arrestato il 18 maggio 1993 nelle campagne del Calatino, insieme alla moglie Carmela Minniti.
La donna, che non lo aveva mai abbandonato, venne uccisa il 1° settembre 1995 da Giuseppe Ferone, ex affiliato al clan Ferlito-Pillera, che dichiarò di avere agito per vendetta.
Il 41 bis e le condizioni di salute
Detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Opera, Santapaola è stato più volte accusato di avere continuato a gestire il clan anche dal carcere. Per questo motivo le richieste di arresti domiciliari o di trasferimento in strutture sanitarie alternative sono sempre state rigettate.
Da anni soffriva di una grave forma di diabete. Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate, rendendo necessario il ricovero ospedaliero dove è deceduto.

