Carburanti, allarme rincari: il governo rafforza i controlli contro possibili speculazioni
Per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto «per speculazioni o rincari ingiustificati» sui prezzi dei carburanti, il governo ha deciso di rafforzare il monitoraggio «dalla produzione alla distribuzione», predisponendo «un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza».
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, cerca di rispondere così alle preoccupazioni di famiglie e imprese, che temono le conseguenze del boom dei prezzi del petrolio e del gas legati allo scoppio del conflitto nel Golfo Persico.
Cosa dicono i dati
«Sono stati segnalati alcuni casi di sospetta speculazione alla Guardia di Finanza», spiega Urso, secondo il quale però attualmente «il prezzo dei carburanti è sotto i 2 euro al litro, con un incremento di qualche centesimo».
Al momento, rassicura il ministro, «siamo ben lontani da quello che si verificò dopo l’invasione della Russia in Ucraina», quando i prezzi alla pompa arrivarono a circa 2,25 euro al litro.
Dal ministero sottolineano come, a seguito dell’aumento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati – in particolare del gasolio – si siano registrati «immediati e sensibili adeguamenti al rialzo dei listini» da parte delle principali compagnie petrolifere già dai primi giorni di marzo 2026.
Aumenti che, al momento, «non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato».
Il tavolo di crisi e lo scontro tra le parti
Le considerazioni del governo arrivano al termine del duplice tavolo della Commissione di allerta rapida sui prezzi convocato al Mimit per discutere dei rincari dei carburanti e dei beni alimentari.
Durante l’incontro le diverse componenti hanno espresso valutazioni differenti.
Per Confcommercio la guerra in Iran «non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa», con il rischio di pesanti ripercussioni su trasporto e logistica.
Assotir chiede «un immediato taglio temporaneo delle accise sul gasolio», mentre Legacoop sollecita «un monitoraggio attento per evitare nuove pressioni sui prezzi alimentari».
Secondo Gianni Murano, presidente dell’Unione Energie per la Mobilità, le tensioni sui prezzi «riflettono la situazione nello Stretto di Hormuz e il blocco delle importazioni dalla Russia». Murano precisa che, al netto delle tasse, «gli adeguamenti consigliati dalle società petrolifere restano inferiori all’aumento effettivo delle quotazioni internazionali».
La protesta dei gestori: «Speculazione evidente»
Le spiegazioni dell’industria petrolifera non convincono però i sindacati dei gestori.
Per Faib Confesercenti e Fegica è «insopportabile ascoltare l’industria petrolifera nascondersi dietro calcoli e riferimenti che nessuno può verificare».
I gestori sostengono che «alle prime fibrillazioni dei mercati internazionali» sia seguita «una reazione immediata e violenta dei listini», nonostante il carburante venduto in questi giorni sia stato acquistato molto tempo prima.
Secondo i sindacati, «la speculazione è evidente».
L’allarme dei consumatori
Anche le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme. L’Unione Nazionale Consumatori calcola che «in appena due giorni, dal 4 al 6 marzo, il gasolio self è aumentato di 11,6 centesimi al litro in Sicilia», pari a circa 5,80 euro in più per un pieno di 50 litri.
Nel frattempo la benzina self ha superato la soglia di 1,8 euro al litro in alcune aree del Paese.
Il Codacons si dice pronto a presentare denunce per possibili reati di speculazione e aggiotaggio, mentre l’Adoc chiede interventi strutturali per ridurre il peso dell’energia sui prezzi.
Le richieste: taglio delle accise
Assoutenti e Federconsumatori chiedono una sterilizzazione delle accise sui carburanti e una rimodulazione dell’Iva per evitare che i rincari vengano amplificati dalla pressione fiscale.
Petrolio sopra i 90 dollari
Intanto sui mercati internazionali le quotazioni dei futures petroliferi hanno superato la soglia dei 90 dollari al barile, spinte dalle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico.
Un segnale di trend rialzista che potrebbe continuare a incidere sui prezzi dell’energia nelle prossime settimane.

