Il naufragio e il dramma della madre
Un bambino di appena due anni, originario della Sierra Leone, risulta disperso nel mare di Lampedusa dopo il naufragio di un barchino carico di migranti.
Secondo le prime ricostruzioni, il piccolo è caduto in acqua dalle braccia della madre mentre l’imbarcazione, ormai piena d’acqua, stava affondando. Nei momenti concitati del naufragio la donna avrebbe tentato disperatamente di trattenerlo, ma il bambino è stato inghiottito dalle onde.
Il dramma si è consumato ieri pomeriggio al largo dell’isola, durante le operazioni di soccorso.
Le ricerche del bambino sono scattate immediatamente, ma al momento non hanno dato alcun esito.
Salvate 64 persone dalla Guardia Costiera
Sul posto è intervenuta la motovedetta Cp327 della Guardia Costiera, che è riuscita a salvare 64 migranti, tra cui 14 donne e 10 minori.
Tutti i superstiti sono finiti in mare quando il piccolo natante ha iniziato ad affondare, ma sono stati recuperati in tempo dai soccorritori.
Madre e figlio viaggiavano su un barchino di circa 9 metri, partito da Sfax, in Tunisia, alle 23 di venerdì.
A bordo c’erano migranti provenienti da:
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Burkina Faso
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Camerun
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Costa d’Avorio
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Guinea
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Sierra Leone
I superstiti hanno raccontato, una volta arrivati nell’hotspot di Lampedusa, di aver pagato circa 300 euro per la traversata e di voler restare in Italia.
I numeri delle vittime nel Mediterraneo
Secondo i dati diffusi da Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e Unhcr (Agenzia Onu per i rifugiati), nei primi due mesi dell’anno si contano già 503 morti nel Mediterraneo centrale, oltre un terzo del totale registrato nell’intero anno precedente.
Il Mediterraneo continua dunque a rappresentare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.
La denuncia di Save the Children
Durissima la posizione di Save the Children, presente sull’isola insieme alla Croce Rossa per assistere i sopravvissuti.
«Ancora una volta un bambino di due anni ha pagato il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane», afferma l’organizzazione.
Secondo l’associazione, ogni ritardo nei soccorsi o decisione politica che limita le operazioni di salvataggio mette a rischio migliaia di vite, in particolare quelle dei minori.
Negli ultimi tre anni, sottolinea Save the Children, oltre cento bambini all’anno hanno perso la vita nel Mediterraneo.
Sbarchi continui a Lampedusa
Nelle ultime ore sull’isola sono sbarcati 292 migranti, compresi i 64 superstiti del naufragio.
Complessivamente sono stati sette i natanti soccorsi tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza.
Tra le operazioni di salvataggio anche quella che ha coinvolto la nave ong Safira 2, che ha recuperato 40 persone, tra cui quattro donne e un minore, su un gommone alla deriva.
Le imbarcazioni soccorse erano partite principalmente da Zuwarah, Sabratha, Sorman, Tajoura e Zawiya, in Libia.
Dopo gli sbarchi tra molo Favarolo e il molo commerciale, quattro migranti sono stati trasferiti al poliambulatorio di contrada Grecale per ipotermia e tachicardia.
Al momento nell’hotspot di Lampedusa sono presenti 394 ospiti.
Per alleggerire la pressione sul centro di accoglienza è stato disposto il trasferimento di 248 persone con il traghetto diretto a Porto Empedocle.
La polemica politica sulle navi delle ONG
Intanto si accende lo scontro politico dopo la decisione del tribunale civile di Ragusa, che ha dichiarato illegittimo il fermo della nave Sea Eye 5, bloccata per 20 giorni nel porto di Pozzallo nel giugno 2025.
Il tribunale ha inoltre condannato lo Stato italiano al risarcimento.
Dura la reazione di Fratelli d’Italia, che parla di una decisione capace di «disorientare i cittadini».
Secondo la vicecapogruppo alla Camera Elisabetta Gardini, la sentenza rischia di colpire proprio l’azione dello Stato mentre tenta di far rispettare «regole, legalità e sovranità».

