La notizia è di questi giorni: nelle casse comunali di Paternò è stato trovato un tesoretto di circa sei milioni di euro, utili per avviare nuovi investimenti.
Ma in quale direzione? Non mancheranno le idee, e come in tutte le famiglie, ogni parte di questa città li vorrebbe impegnati per realizzare i propri sogni. Tutti legittimi, ma qualcuno dovrà scegliere, e come farà? Quali sono le emergenze principali in una città piena di criticità? Un rebus inestricabile. I Commissari Straordinari dovranno dipanare questa matassa in cui ognuno tira un filo dalla sua parte.
E anche noi tiriamo questo filo, proponendo una lista della spesa. Ovviamente una delle tante, ispirata o desiderata, ci facciamo carico di un elenco di proposte pratiche che potrebbero entrare nel paniere degli investimenti possibili nel medio e lungo termine.
È necessario partire da un primo suggerimento (magari già in programma): le strade.
Quel nastro nero pieno di buchi che rende felici meccanici e gommisti, quello spazio dell’avventura che vede pedoni e automobilisti impegnati in safari senza fine. Le strade significano non solo asfalto, ma illuminazione, segnaletiche orizzontali e verticali. Il 10% del tesoro andrebbe a colmare quel gap atavico che caratterizza la nostra viabilità.
Le piazze. Il secondo suggerimento è per quegli spazi pubblici utili per socializzare, per incontrarsi, per fare comunità. Magari creando una rete di piccoli luoghi attrezzati con alberi, sedili, fontanelle, attrezzi per la ginnastica urbana. Luci, telecamere e didascalie, oltre alla predisposizione per il gioco di strada (pavimenti sportivi) e le attività mercatali. Una rivoluzione per la città che ritroverebbe il piacere di abitare lo spazio pubblico. Ancora un 10% anche per questo investimento non sarebbe male.
Ma che fare dei ruderi in centro storico? Demolirli, ricostruirli o diradare il tessuto urbano per nuovi spazi sociali o per parcheggi? Tema forte e rognoso, ma sicuramente una parte del tesoretto potrebbe essere utilizzata per mitigare i costi del denaro, per chi volesse restaurare o recuperare spazi nella città storica. Un fondo di garanzia per i piccoli proprietari di case terrane, dirute, abbandonate, per trasformarle in albergo diffuso o vie commerciali della piccola distribuzione. Una strategia rigenerativa chirurgica. Il 15% sarebbe sufficiente per avviare un processo, magari scegliendo una precisa area, quella del borgo antico per esempio.
Non possiamo dimenticare l’investimento nei progetti, nell’acquisire quella documentazione tecnico-economica per dare concretezza alle idee. Senza una fase di progettazione possiamo solo sognare: nuovi incarichi, nuove idee, un piano complessivo che deve essere coerente all’idea che abbiamo o vogliamo avere di città. Magari utilizzando lo strumento del concorso d’idee aperto a tutti. Senza questo fondo – da usare con parsimonia e precisione chirurgica – non possiamo andare avanti. Questo investimento ci permetterebbe di acquisire nuove risorse, partecipando a bandi di ogni tipo. Mettiamo anche qui il 10%?
Ma il tema caldo è l’energia, le risorse idriche e i rifiuti. Qui bisogna fare qualcosa per rendere autonomi tutti gli edifici pubblici, per gestire e utilizzare al meglio la rete idrica, per incentivare il compostaggio e il riuso del rifiuto in loco. È la vera sfida per questa città, una necessità silenziosa, poco appariscente ma indispensabile. L’obiettivo è abbassare i costi per tutti e migliorare il servizio. Ne serve tanto di denaro: il 15% potrebbe essere solo per iniziare, incentivando il processo pubblico-privato.
Ma come non pensare al patrimonio culturale e naturale? E qui si devono differenziare gli sforzi. Certamente bisogna recuperare un contenitore autorevole per localizzare il museo archeologico della città, un museo che può finalmente accogliere tutto quello che di prezioso è sparso nel mondo, generando un’economia nuova e pulita. Basterebbe investire il 15% per recuperare e attrezzare l’ex ospedale, per esempio. Senza dimenticare gli investimenti sull’archivio storico comunale e la biblioteca, magari unificandoli e attrezzandoli per conservare e rendere fruibile il patrimonio sommerso. Per questo basterebbe il 5% del tesoro. La stessa cifra per avviare scavi archeologici sull’acropoli, pensando anche alla loro fruizione all’aperto, magari creando percorsi, sentieri e didascalie per il turista. Anche il 5%, pochino ma serve per iniziare, per attrarre nuovi investimenti e studiosi. Sempre in questo campo, ancora il 5% per promuovere ricerca e studi sul territorio, magari con borse di studio e incentivi per l’editoria. Un patto tra università e comunità che sia produttivo e non sterile.
Rimane poco e le necessità sono ancora tante. Per esempio, per dare risposte alla sicurezza urbana (telecamere, centri di ascolto, protezione civile, associazionismo sociale), con il 5% si potrebbe fare molto per dare le prime risposte. Rimane l’ultimo 5% e questo si potrebbe investire negli eventi e nella comunicazione, negli spettacoli da sponsorizzare come le tragedie greche, come Rocca Normanna, come le mostre e le attività per i giovani e la musica.
Il tesoro nascosto è già finito, ma gli investimenti proposti potrebbero generare altre risorse, avviare comunque processi virtuosi, incoraggiare l’autoimprenditoria, educare all’autodeterminazione, ravvivando questa comunità. Da domani pomeriggio, dopo aver scelto per il bene del Paese andando a votare per il referendum, avviando nuovi processi che non devono fare paura, perché il Paese cambia, si evolve, si adatta e si adegua, dopo tutto questo, dopo lunedì pomeriggio a votazione finita, bisogna portare ai Commissari una lista della spesa e spiegarla bene. Buon voto a tutti, perché le persone per bene non stanno sempre dalla stessa parte.

