Due nomi che hanno fatto la storia: Ricardo Kakà e Peppino Prisco. Da una parte la grazia e il talento cristallino del brasiliano, dall’altra l’ironia pungente dell’avvocato nerazzurro. Ad Adrano questi due nomi sono il codice genetico di due realtà che mutano la fede calcistica in una struttura sociale fatta di aggregazione e bene collettivo.
Il Milan Club “Ricardo Kakà” conta oggi, dopo neanche due anni di esistenza, già 130 iscritti. La sua ‘casa’ è in via Bengasi 48, dove il direttivo lavora coeso verso grandi obiettivi: Nicolò Viaggio alla presidenza, affiancato da Alfio Rapisarda, Giuseppe Marcellino, Salvatore Milazzo, Pietro Pio Bonanno, Gianni Rapisarda, Stefano Giuttari e Giacomo Calamato.
Dall’altra sponda della barricata sportiva, l’Inter Club “Peppino Prisco”. Una storia che ha cambiato il suo spazio ma non la sua anima: prima la sede di via Senatore Ruffili, oggi i locali di via Carlo Roberto Darwin 10. 180 cuori nerazzurri guidati dal presidente Giovanni Liotta. Un gruppo che affonda le radici nel passato, con Roberto Sangiorgio — il primo storico presidente — e una squadra che vede impegnati Giuseppe e Simone Salines, Alfio Carciola, Gabriele Saitta, Massimo Avellino, Andrea Sgambetterra, Francesco Mannino, Paolo Ciletta, Antonio Di Bella e Maurizio Mignemi.
Il Corriere Etneo ha incontrato i due presidenti, Nicolò Viaggio e Giovanni Liotta, con l’obiettivo di smontare il pregiudizio che ruota attorno al semplice tifo di una squadra di calcio e analizzare il ruolo dei club come motori della collettività.
Due sedi che non sono mere stanze ma veri e propri presidi di aggregazione. Due storie diverse. Un unico punto di partenza: quel seme che, anni dopo, è germogliato in impegno civile per l’intera comunità.
Per Nicolò, la scintilla ha il volto profondamente emozionale di una zia, la sorella di suo padre: “la passione per il Milan nasce da mia zia, la sorella di mio padre che adesso non c’è più, era la socia più anziana del Milan club, ha preso noi nipoti maschi sotto la sua ala protettiva e ci ha inculcato da subito questa grande passione”. Un passaggio di consegne avvenuto tra le mura di casa, che oggi si riflette nella presidenza del Milan club. Il tifo come baluardo di memoria.
Dall’altra parte, Giovanni racconta una genesi spartana. “La mia famiglia è un po’ spartana, tifare Inter non è una scelta solo ereditaria ma imposta. Per me l’Inter è anche il rapporto con mio nonno e mio padre e guardare la partita con loro e poi vabbè c’era Ronaldo che era Ronaldo anche se essere interista negli anni 90′ non era una sfida semplice”.
Ma questo “Io” come si trasforma in un “Noi”? Come è avvenuto il passaggio dal divano di casa alla responsabilità di un club? Per Nicolò tutto parte da una naturale evoluzione del gruppo: “era un desiderio personale anche se noi otto del direttivo ci riunivano già prima a vedere le partite, da lì ho deciso di trasmettere agli altri questo mio desiderio di guardare le partite tutti insieme”. Un coraggio generato anche paradossalmente proprio dal “nemico” sportivo: “l’idea del club nasce anche grazie a Giovanni che ci ha spinto molto ed è stato un’ispirazione”. Il risultato è un ponte che annulla le distanze generazionali: “abbiamo soci che vanno dai dodici agli ottanta anni ed è bellissimo vedere persone di tutte le età riunite sotto la stessa passione”.
Giovanni, invece, ha dovuto scardinare un muro personale. L’Inter come affare privato poi trasformato in una missione di gruppo: “Per me era davvero solo una questione familiare prima, non mi piaceva neanche guardare la partita con gli amici quindi non mi aspettavo mi sarebbe potuto piacere fare parte di un club”. Poi la scoperta del potere della condivisione. “Ho scoperto il piacere di guardare la partita con gli altri che per me sono come dei commilitoni, come fossero dei compagni di guerra”. Una guerra, sì, ma costruita su parole e limiti: “Per me il tifo è come una caricatura della guerra, uno scontro dialettico ma fatto di limiti, ci si scopre con gli stessi umori anche se si hanno casacche diverse”.
Una rivalità che non divide ma anzi ispira la nascita di nuove realtà.
Il passaggio dall’individualismo alla costruzione di un presidio sociale non è affatto semplice. Adrano è un terreno fertile ma complesso, dove l’associazionismo è una continua sfida quotidiana.
Il racconto di Giovanni analizza lucidamente questa resistenza territoriale: “Viviamo in una realtà territoriale in cui l’associazionismo inteso come mettere insieme gente che crede a qualcosa è difficile ma fatto con delle persone per bene che hanno una passione comune è importante. Vedere persone che si uniscono per portare avanti dei valori è per me quasi commovente”.
D’altro canto, Nicolò non nasconde le fragilità di chi decide di mettersi in gioco per la collettività: “Non è semplice perché a volte c’è la paura di fallire, spesso puoi sentirti anche solo ma è importante trovare il modo di continuare”. Una solitudine personale che però trova forza nell’unità: “la nostra grande fortuna è avere un gruppo compatto”.
Oltre il fischio finale. Oltre il novantesimo. Oltre la rivalità, c’è una città che respira, a volte arranca e che ha bisogno di solidarietà. Ed è qui che i club diventano presidi, motori portanti che non guardano al colore della maglia.
Il Milan Club ha risposto con presenza al bisogno alimentare: “Tramite la Caritas parrocchiale abbiamo fatto una raccolta alimentare per Natale, c’è stata una grande partecipazione da parte di tutti”. Un impegno che si illumina anche nei ricordi più emozionanti come la visita ad Adrano di Carlo Pellegatti e Peppe Di Stefano: “Un’occasione vissuta con pienezza, una bellissima soddisfazione che mai mi sarei aspettato… un momento che ha favorito partecipazione perché non c’erano solo tifosi del Milan…al palazzo Bianchi eravamo più di cento persone”.
Sul fronte Inter Club, Giovanni ci racconta i loro movimenti per il sociale: “Noi abbiamo fatto una raccolta di giocattoli con rete di aiuto. Questo per sottolineare che non ci si limita solo alla visione della partita ma lo scopo è fare del bene tutti insieme”. E lo sguardo è rivolto già al futuro tra legalità e sostegno a luoghi siciliani duramente colpiti dal maltempo: “abbiamo anche in cantiere un triangolo benefico, i nostri due club insieme alle forze di polizia… è importante dare un’immagine delle forze dell’ordine positiva, come presidio di legalità. La legalità deve essere obiettivo e presupposto di tutti. Inoltre parteciperemo alla giornata nerazzurra di Niscemi, un’occasione per sostenere un paese colpito duramente dal recente ciclone Harry”.
Cosa resta dopotutto di questa rivalità?
Per Nicolò, un messaggio fondamentale ai più giovani: “per sensibilizzare un bambino al tifo cercherei di fargli capire i veri valori emozionali nascosti dietro il sostegno di una squadra di calcio come l’inclusione e la socializzazione”. Per Giovanni la nota più profumata è la riscoperta di una livella sociale condita dall’ ironia: “un altro valore fondamentale è la goliardia secondo me… quella cosa che all’interno dei club annulla completamente le distanze sociali… ci si prende in giro simpaticamente e con leggerezza… è la vera lezione del tifo… la rivalità tra tifosi si racchiude tutta in questo… capire che siamo tutti uguali e possiamo dirci qualsiasi cosa rispettando questi presupposti”.
Due club. Due sedi. Due universi di riferimento differenti ma un’unica partita giocata per Adrano. Quella di una rivalità sana che non divide ma anzi, moltiplica il bene.

