Giallo di Natale risolto grazie a un capello: la ricina ha ucciso madre e figlia. S’indaga in ambito familiare

Giallo di Natale risolto grazie a un capello: la ricina ha ucciso madre e figlia. S’indaga in ambito familiare

PIETRACATELLA (MOLISE) – È stata la ricina, una delle tossine più letali esistenti, a uccidere Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita. Il cosiddetto “giallo di Natale”, che per tre mesi ha tenuto con il fiato sospeso l’intera comunità molisana, registra ora una svolta decisiva: non si è trattato di una tossinfezione alimentare, ma di un avvelenamento premeditato, probabilmente somministrato in più occasioni.

La certezza degli inquirenti arriva dopo settimane di accertamenti scientifici: la sostanza è stata individuata nel sangue di entrambe le vittime e anche in un capello della donna, deceduta il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, un giorno dopo la figlia, arrivata in condizioni disperate dopo febbre e vomito inizialmente attribuiti a un’intossicazione.

La svolta dalle analisi internazionali

Determinanti sono state le analisi condotte tra Italia ed estero:

  • laboratorio specializzato in Svizzera,
  • Centro antiveleni Maugeri di Pavia,
  • Policlinico di Bari per i campionamenti,
  • Istituto zooprofilattico per le matrici alimentari.

Una rete investigativa complessa che ha consentito di individuare la ricina, una tossina proteica che blocca la sintesi cellulare causando un progressivo collasso degli organi vitali.

Da omicidio colposo a duplice omicidio volontario

In un primo momento la Procura di Campobasso aveva ipotizzato l’omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati cinque medici. Ora lo scenario cambia radicalmente: è stato aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio volontario.

Gli investigatori, coordinati dal capo della Squadra Mobile Marco Graziano, non escludono alcuna pista, ma l’attenzione si concentra sull’ambito familiare, anche per le modalità di somministrazione della sostanza.

Il sospetto sui pasti tra il 22 e il 23 dicembre

Gli accertamenti si concentrano in particolare sui pasti consumati tra il 22 e il 23 dicembre, ritenuti il momento chiave.

In quei giorni:

  • la figlia maggiore, Alice, 18 anni, non era presente;
  • il padre, Gianni Di Vita, 55 anni, ha accusato sintomi lievi;
  • madre e figlia più giovane sono state le uniche vittime.

L’abitazione di famiglia a Pietracatella, considerata il luogo della possibile somministrazione del veleno, resta sotto sequestro.

Un’indagine lunga e complessa

L’autopsia disposta il 31 dicembre non aveva fornito risposte immediate. Sono state escluse inizialmente diverse ipotesi:

  • botulino,
  • funghi velenosi,
  • pesticidi,
  • sostanze chimiche comuni.

Solo grazie a un approfondito lavoro di laboratorio si è arrivati all’identificazione della ricina, sostanza rara ma già nota in casi di avvelenamento anche a livello internazionale.

È stata concessa una proroga di un mese per completare gli esami autoptici, mentre le indagini entrano ora nella fase cruciale: individuare chi ha somministrato il veleno, con quali modalità e per quale movente.

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