Catania, intercettazioni nell’ufficio di Sammartino. La Consulta: “Nessuna violazione per la senatrice Sudano”

Catania, intercettazioni nell’ufficio di Sammartino. La Consulta: “Nessuna violazione per la senatrice Sudano”

Intercettazioni caso Sammartino, la Consulta: “Legittime senza autorizzazione del Senato”

ROMA – La Procura di Catania ha agito legittimamente disponendo intercettazioni ambientali nei locali in uso all’assessore regionale siciliano Luca Sammartino, non parlamentare, sebbene l’immobile ospitasse anche la sede della segreteria politica della senatrice Valeria Sudano, sua compagna.

A stabilirlo è la Corte costituzionale con la sentenza numero 47, depositata oggi, che ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione presentato dal Senato.

Il ricorso del Senato

Palazzo Madama lamentava una duplice violazione dell’articolo 68 della Costituzione. Secondo il Senato, la Procura avrebbe disposto intercettazioni a carico della stessa senatrice senza la preventiva autorizzazione dell’Assemblea, come prescritto dal terzo comma.

Inoltre, l’installazione delle microspie da parte della polizia giudiziaria sarebbe equivalsa a una “perquisizione” dei locali utilizzati dalla parlamentare, effettuata anch’essa senza il via libera della Camera competente, in contrasto con il secondo comma.

La decisione della Consulta

La Corte costituzionale ha tuttavia escluso entrambe le tesi. Innanzitutto, i giudici hanno rilevato che le intercettazioni non erano dirette alla senatrice.

L’unità immobiliare, di circa 350 metri quadri suddivisa in una dozzina di locali, era stata concessa in comodato con due distinti contratti sia alla senatrice sia all’indagato, che l’avevano adibita a propria segreteria politica.

La Corte ha chiarito che la titolarità di un comodato da parte di un parlamentare sull’intero immobile non può di per sé impedire intercettazioni in locali usati esclusivamente dal non parlamentare, “onde evitare l’ovvio rischio che la contemporanea presenza di altrui titoli di godimento – ovvero il suo uso in comune – possano porre anche il non parlamentare al riparo da atti di indagine”.

I dettagli dell’indagine

Nel caso concreto, le microspie sono state collocate soltanto nei tre locali utilizzati in via esclusiva da Sammartino per la sua attività politica. La voce della senatrice Sudano è stata registrata in un numero assai limitato di occasioni, a fronte di numerosissime conversazioni riconducibili all’indagato.

La Corte ha inoltre escluso che l’intenzione della Procura fosse quella di intercettare indirettamente la parlamentare, rimasta del tutto estranea all’indagine.

La circostanza che, data la relazione affettiva, fosse prevedibile che qualche conversazione potesse essere captata – precisa la sentenza – non è sufficiente a far scattare l’obbligo di autorizzazione preventiva, che sussiste solo quando il reale destinatario dell’atto di indagine è il parlamentare.

Esclusa anche la perquisizione

Infine, i giudici hanno escluso che l’accesso notturno della polizia giudiziaria per posizionare le microspie integri una perquisizione dei locali riconducibili alla senatrice.

Gli inquirenti si sono infatti limitati alle attività strettamente necessarie per individuare i locali utilizzati esclusivamente dall’indagato, nei quali le intercettazioni sono state poi eseguite con regolare autorizzazione del gip competente.

Riguardo l'autore Redazione

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.