La via Scala Vecchia – tra Paternò e Belpasso – nel suo tratto più ripido è diventata un caso diplomatico. Questa porzione di strada che collega due comunità, è un colabrodo, pericoloso e impraticabile. I lavori della metropolitana, nelle adiacenze della città stanno stressando la circolazione e gli automobilisti non trovano pace da nessuna parte. Fuori uso la bretella di Tre Fontane a sud, stessa sorte per il prolungamento di via Libertà e per uscire da Paternò non rimane che il fragile ponte di Corso Italia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un enorme ingorgo, tutto il giorno. Non è solo un problema di contrada Giaconia, (conosciuta come “i tri casi”), ma dell’intera comunità paternese in termini di sicurezza e di accessibilità.
Non è un problema che nasce oggi. Da anni il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo, sollecita l’amministrazione di Paternò per porre fine a questa anomalia. Quella di una strada abbandonata a sé stessa, rischiosa tra l’altro per la forte pendenzae diventata terra di nessuno. Il manto stradale quasi scomparso, voragini così profonde da impedire il transito, tra l’altro reso impossibile dalla forte pendenza.
Nel Piano Regolatore Generale (PRG 2003) la strada è stata conservata – e non poteva essere altrimenti – anche se nell’area adiacente sono state previste altre vie di progetto, di fatto realizzate. La via Scala Vecchia rimane comunque l’unica via di comunicazione tra la parte bassa e quella alta, tra il quartiere Scala Vecchia a Paternò e l’area di Giaconia, condivisa tra Paternò e Belpasso. Ma con tutto ciò, nulla si muove e non è certamente più un problema di manutenzione ordinaria, serve un intervento straordinario. Ma serve subito, non solo per gli abitanti della zona ma anche per l’intera città.

Il punto è che pochi conoscono la storia di questa strada che è denominata “Scala Vecchia”. E questo giustifica la sua forte pendenza perché originariamente era una scala, o assimilabile ad essa. Di fatto era il collegamento tra la via Fabaria nel tratto che oggi si chiama via Balatelle e il monastero Basiliano di Santa Maria la Scala. Un sito che conserva tracce antichissime di storia, dall’antichità greco-romana fino al basso medioevo. Un presidio di sacralità che ha sedimentato testimonianze importanti e che oggi è solo un ammasso di case senza identità. Quello che oggi viene chiamato quartiere “Giaconia” era un polo monastico che accoglieva e raccordava la via Francigena della Fabaria con la strada di San Giacomo verso Belpasso e Trecastagni. Un luogo strategico di osservazione e controllo dei flussi viari storici. Sono tanti gli studiosi che hanno indagato in questo senso, dal H. Enzensberger, passando per ilS. Di Mattea, V. Fallica, M. Chisari ed è utile citare i report fotografici di G. Mirenda e G. Barbagiovanni, oltre agli studi di G. Doria e O. Palmisciano. Certamente non possiamo dire di non conoscere il valore storico, monumentale, paesaggistico e culturale di questo sito, di questa via, di questo quartiere. Al netto di qualche conferenza, per il resto buio pesto. Sanctae Mariae Scalae et Jesus Templum hoc Sanctum conditum è la scritta che si trova in uno dei portali, all’interno dell’ex monastero. Potrebbe bastare per attirar l’attenzione?
A questo punto appare chiaro che la questione è più complessa e delicata. Non c’è un riconoscimento di valore del sito e della strada-scala. Non c’è un vincolo diretto e nemmeno indiretto. In pratica la storia e il suo valore non esistono sul piano del diritto. La cosa grave è che tutto questo non è una novità, perché negli anni sono tante le conferenze e le sollecitazioni pubbliche a cura delle associazioni locali. Tutti sanno ma nessuno vede. Aggiungerei tutti scavano il sottosuolo ma nessuno controlla. Tutti trasformano senza nessuna tutela.
Il quartiere meriterebbe non solo uno studio più approfondito ma un vero e proprio piano di rigenerazione per fare emergere e valorizzare quello che è rimasto. Un dovere nei confronti della storia e utile per ricucire quello strappo tra memoria e modernità. Scala Vecchia non è un quartiere periferico della città, non è un villaggio – ex abusivo – è uno dei siti storici più rilevanti dell’area. La strada di accesso, quella che oggi è un colabrodo, è una via da tutelare nel suo tracciato e quindi manutentata per restituire dignità a questo ex monastero basiliano e poi agostiniano. Un’acropoli che guarda l’acropoli, a ottanta stadi da Catania in direzione Centuripe come ci tramanda le fonti letterarie antiche.
Ritorna alla ribalta una delle più grandi criticità di questo territorio: la mancanza di un quadro completo di conoscenze sul piano storico. Il nascondimento da una parte – pratica maliziosa e diffusa in città – e la superficialità con cui trattiamo il territorio e i paesaggi, producono queste e tante altre anomalie che non fanno altro che compromettere il nostro futuro e in questo caso anche il nostro presente. La mancanza di conoscenza, di divulgazione e condivisione degli studi, la sufficienza con cui accogliamo i lavori di ricerca di tanti e quella propensione a nascondere – per evitare di dover fare scelte difficili – sono una cancrena per questa comunità che custodisce tesi ovunque.
A questo punto serve una revisione veloce delle valutazioni e quindi un’azione precisa e risolutiva. Le due comunità, Paternò e Belpasso (un tempo unite) devono confrontarsi e definire una strategia di riqualificazione e valorizzazione, specie adesso che contrada Giaconia ha una stazione metropolitana dedicata che la collocherebbe in un quadro culturale e strategico differente rispetto alla percezione odierna. Bisogna cogliere l’occasione. Ma prima ripariamo la strada di via Scala Vecchia.


Ma insomma Le chiedo, ma questa strada a chi appartiene? è una strada comunale, provinciale, una trazzera una mulattiera? Iniziamo ad identificare a chi è devoluta la manutenzione. ( oltre alla belle ed interessanti parole)