ROMA – Stop ai blocchi e focus sulle criticità strutturali del settore. È la posizione espressa da Assotir in merito alle tensioni che stanno attraversando il comparto dell’autotrasporto, tra proteste annunciate e malcontento crescente legato al caro-gasolio.
Secondo l’associazione, le difficoltà attuali non possono essere ricondotte esclusivamente all’aumento dei carburanti, aggravato anche dal contesto internazionale e dal conflitto in Medio Oriente, ma affondano le radici in problemi strutturali irrisolti, a partire dall’intermediazione e dalla precarietà del settore.
«Intervenire sulle fragilità strutturali dell’autotrasporto è prioritario – sottolinea Assotir – invece di minacciare blocchi difficilmente attuabili e che rischiano di costare molto di più rispetto alle risorse pubbliche che si punta a ottenere».
“Settore nello sbando”
Critica la lettura del presidente nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso, che evidenzia la frammentazione delle iniziative di protesta: «Le iniziative che il settore sta minacciando sono troppe, scollegate e talvolta sconnesse. Si va dal fermo dei porti in Sicilia appena rientrato, al blocco nazionale proclamato da Trasportounito ma bocciato dalla Commissione di Garanzia, fino a un nuovo fermo annunciato da Unatras per la seconda metà di maggio».
«La nostra categoria – aggiunge – dà l’idea di essere nello sbando completo di fronte allo tsunami del caro-gasolio».
Il nodo dei costi
Secondo Assotir, l’aumento dei costi del carburante non può gravare esclusivamente sulle imprese di autotrasporto.
«Una parte deve essere sostenuta dallo Stato, ma una quota ben più consistente deve essere assorbita dal mercato, quindi dai committenti», evidenzia Manigrasso.
Critiche al Governo
Netta anche la posizione del segretario generale Claudio Donati, che boccia le misure adottate dall’esecutivo.
«Assotir non ha affatto brindato al taglio delle accise previsto con il decreto Carburanti – afferma –. Riteniamo inaccettabile il comportamento del Governo nei confronti dell’autotrasporto professionale».
Nel mirino, in particolare, lo stanziamento di 100 milioni di euro per il credito d’imposta, ritenuto insufficiente: «Non basta a giustificare un fermo nazionale che, per una sola settimana, costerebbe ai trasportatori circa un miliardo di euro, senza contare i danni per l’intero Paese».
La richiesta: un tavolo di confronto
Per Assotir la vera priorità resta la riforma del settore: «Bisogna superare l’attuale sistema giuridico e riequilibrare il rapporto con la committenza – conclude Donati –. È necessario incalzare il Governo affinché apra un tavolo di confronto serio e strutturato».
Una linea che punta a riportare il dibattito su soluzioni di lungo periodo, evitando iniziative che rischiano di aggravare ulteriormente la situazione economica del comparto.

