La Dc siciliana rilancia: “Il partito esiste anche senza Cuffaro”
La Democrazia Cristiana siciliana prova a serrare i ranghi dopo le recenti vicende che hanno coinvolto Totò Cuffaro e la scelta dell’ex presidente della Regione di chiedere il patteggiamento.
A intervenire sono Stefano Cirillo, segretario regionale della Dc, Laura Abbadessa, presidente regionale del partito, insieme ai nove segretari provinciali della formazione politica.
«Leggiamo con rispetto le analisi e le interpretazioni che in queste ore si susseguono sul futuro della Democrazia Cristiana in Sicilia dopo la scelta di Totò Cuffaro di chiedere il patteggiamento», dichiarano i dirigenti.
Secondo i vertici regionali del partito, la figura politica di Cuffaro rappresenta inevitabilmente un punto di riferimento importante nella recente storia siciliana, ma ciò non significherebbe che il destino della Dc dipenda esclusivamente dalla sua presenza.
«Comprendiamo che una figura politica così importante possa indurre qualcuno a pensare che senza di lui la Dc sia destinata a dissolversi o a disperdersi. Ma chi conosce davvero la nostra comunità politica sa che la realtà è ben diversa», affermano.
La Democrazia Cristiana rivendica quindi un’identità autonoma e radicata nel territorio. «La Dc non appartiene a un singolo uomo. Appartiene ai dirigenti, agli amministratori, ai militanti, ai giovani e alle donne che ogni giorno continuano a credere in un progetto moderato, popolare e profondamente radicato nei valori della buona politica».
Da qui il rigetto delle ipotesi di una possibile frammentazione del partito o di un trasferimento di dirigenti e consensi verso altre forze politiche.
«Respingiamo con forza l’idea di una Dc “in svendita” o pronta a una diaspora inevitabile verso altri partiti», sottolineano ancora Cirillo, Abbadessa e i segretari provinciali.
Nel documento viene ribadita anche la volontà di proseguire lungo un percorso politico rinnovato. «In molti oggi si chiedono se possa esistere una Dc senza Cuffaro. La risposta è semplice: non solo esiste, ma è esattamente quella che abbiamo immaginato e voluto costruire in questi anni. Una Dc giovane, aperta, dove si può fare politica come servizio».
I dirigenti del partito denunciano inoltre quello che definiscono un clima di “processi mediatici” e di interpretazioni pregiudiziali nei confronti della loro esperienza politica.
«Sappiamo perfettamente quanto la Dc sia stata spesso ostacolata e attaccata nel tentativo di fermarla. Eppure proprio quelle difficoltà hanno consolidato il nostro radicamento», proseguono.
Infine il messaggio rivolto ai critici del partito: «A tutti i nostri detrattori diciamo una cosa molto chiara: la Democrazia Cristiana non si cancella».
