PALERMO – Un patrimonio immenso, costruito negli anni attraverso il narcotraffico internazionale, investimenti all’estero e una fitta rete di prestanome. È questo il cuore della maxi operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che ha portato all’arresto di tre persone e al sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 200 milioni di euro, riconducibili al patrimonio occulto del boss mafioso Matteo Messina Denaro.
L’indagine, sviluppata nell’arco di tre anni dai finanzieri del GICO della Guardia di Finanza di Palermo sotto il coordinamento del procuratore Maurizio de Lucia, dell’aggiunto Vito Di Giorgio e dei sostituti Luisa Bettiol e Bruno Brucoli, ha consentito di individuare una parte significativa del tesoro accumulato dall’ex superlatitante di Castelvetrano.
Arrestati Giacomo Tamburello, l’ex moglie e il figlio
Al centro dell’inchiesta c’è Giacomo Tamburello, 66 anni, ritenuto dagli investigatori il gestore di una parte consistente degli investimenti riconducibili a Messina Denaro. Ufficialmente commerciante nel settore dell’abbigliamento, secondo l’accusa avrebbe amministrato per oltre vent’anni, insieme all’ex moglie Maria Antonina Bruno e al figlio Luca Tamburello, un impero economico internazionale al servizio delle famiglie mafiose del Trapanese.
Tamburello ha ricevuto la notifica della nuova ordinanza di custodia cautelare mentre si trovava già agli arresti domiciliari a Campobello di Mazara. Nello stesso momento, in Spagna, sono stati arrestati anche l’ex moglie e il figlio.
Decisive le rivelazioni dei collaboratori di giustizia
Un ruolo fondamentale nell’inchiesta è stato svolto dalle dichiarazioni di due nuovi collaboratori di giustizia: Vincenzo Spezia e Giuseppe Bruno.
Le loro testimonianze hanno consentito agli investigatori di ricostruire decenni di rapporti economici, investimenti e movimentazioni finanziarie internazionali. In particolare, Spezia ha riferito che Messina Denaro era socio di Tamburello già dagli anni Ottanta e che riceveva una quota dei proventi derivanti dai traffici di droga provenienti dal Marocco.
Secondo gli investigatori, il boss trapanese pretendeva una percentuale su numerosi affari illeciti e imprenditoriali, dal traffico di stupefacenti agli investimenti immobiliari, passando per il settore dell’eolico e delle costruzioni.
Patrimoni nascosti tra Europa, Caraibi e Medio Oriente
Le indagini hanno consentito di rintracciare beni e disponibilità finanziarie distribuiti in diversi Paesi, tra cui Spagna, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Andorra e il Principato di Monaco.
Tra i sequestri più rilevanti figurano:
- 682.240 azioni della IBL Bank in Libano;
- tre conti correnti ad Andorra;
- trenta conti correnti in Spagna;
- diciotto immobili tra appartamenti, ville e locali commerciali;
- cinque società intestate a Luca Tamburello;
- sei autovetture di lusso, tra cui una Porsche Carrera 4 GTS e un Land Rover Defender;
- due società con sede a Gibilterra;
- undici conti correnti in Lussemburgo;
- conti e disponibilità finanziarie in Svizzera e nel Principato di Monaco.
Melillo: «Colpito il tentativo di riorganizzazione di Cosa Nostra»
Alla conferenza stampa era presente anche il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che ha evidenziato come l’operazione rappresenti un duro colpo ai tentativi di riorganizzazione delle strutture economiche di Cosa Nostra.
L’inchiesta conferma come, anche dopo la morte di Matteo Messina Denaro, continui l’attività investigativa finalizzata a individuare e confiscare i patrimoni accumulati nel corso di decenni attraverso attività criminali e reinvestiti nei circuiti finanziari internazionali.

