Adrano: “Ero una bambina muta poi il microfono divenne la mia bacchetta magica”. La cantautrice Gloria Santangelo si racconta

Adrano: “Ero una bambina muta poi il microfono divenne la mia bacchetta magica”. La cantautrice Gloria Santangelo si racconta

ADRANO – Il primo gesto artistico di Gloria Santangelo non è stato un accordo perfetto, né una nota tenuta a lungo. È stato un inseguimento. Una bambina di nove anni che corre dietro l’auto di una maestra e riesce a dirle solo tre parole: «Maestra… io canto». Oggi, a 31 anni, la cantautrice di Adrano torna con il singolo “Shamani Siciliani”, ma prima di raccontare la musica nuova sceglie di tornare indietro. Molto indietro. Fino al silenzio.

Da bambina non parlava. Eppure dentro casa era già tutto uno spettacolo
«Ero una bambina timida, chiusa nel silenzio: fino agli otto anni parlavo pochissimo. Nella vita quotidiana riuscivo a comunicare appena con poche compagne e durante le interrogazioni entravo spesso nel mutismo. Eppure, dentro casa esisteva già un altro mondo. Per i miei bisnonni diventavo attrice, narratrice, piccola interprete delle tradizioni siciliane. Dopo cena mi vestivano con le “mandàle”, ancora sporche del quotidiano, e tra poesie antiche, preghiere popolari e racconti di Sicilia andavo subito “in scena”. Quella casa è stato il mio primo teatro.»

Poi arriva la scuola. E una frase che pesa come una pietra
«Fu durante gli anni del progetto scolastico Volare che la mia vita cambiò. Una maestra, esasperata dai miei silenzi durante le interrogazioni, mi disse una frase che non ho mai dimenticato: “Continuando così non sarai mai nessuno.” Quel giorno entrai in un silenzio diverso. Un silenzio interiore.»

Ma a casa, nel frattempo, cantava
«A casa, però, io cantavo. Avevo già scoperto la magia del microfono. In realtà il karaoke era stato comprato per mia sorella, la vera cantante di casa. Un giorno, rimasta sola nella mia cameretta per non sentire le urla attorno a me, accesi quel “Canta Tu”. Non sapevo nemmeno usarlo bene: riuscii appena a pronunciare una semplice “A…”. Ma in quell’istante capii una cosa. Quello non era un semplice microfono. Era una bacchetta magica. Io, che parlavo piano. Io, che quando chiamavo qualcuno quasi nessuno mi sentiva. Avevo finalmente trovato qualcosa grazie alla quale tutti potevano ascoltarmi.»

La prima corsa fu verso la maestra. La seconda verso una catechista
«La mia carriera artistica iniziò con una corsa. Corsi dietro l’auto della maestra che stava andando via e le dissi soltanto: “Maestra… io canto.” Fu così che entrai nel suo cuore e partecipai al progetto Volare. Avevo nove anni. A tredici anni quella scena si ripeté. Dopo aver cantato Susi Pasturi in chiesa, rincorsi la mia catechista, Maria Buscemi. Lei si fermò e mi chiese: “Gloria, che c’è?” E io le risposi: “Maria, ti prego… insegnami la chitarra.” Fu così che nella Chiesa Madre iniziò il mio primo corso di chitarra.»

La chitarra è diventata molto più di uno strumento
«La chitarra mi ha accompagnata in tutto: nel bene, nel dolore, nella rinascita. Ed è proprio lì che il mio racconto cambia profondamente. Ho sempre creduto che esista una forza invisibile fatta di attrazione, ma soprattutto di giustizia. Quella giustizia che spesso nella vita mi è mancata. Forse è anche per questo che ho iniziato a vestire i panni di Rosa Balistreri. In lei trovavo rivalsa, verità, coraggio. Mi faceva stare bene sapere che attraverso il dolore era riuscita a trasformarsi in voce del popolo. Così anch’io ho iniziato a farmi giustizia con l’unica cosa che avevo davvero: la mia chitarra. Da quel momento non fu più soltanto uno strumento. Diventò un’arma gentile.»

Poi arrivano gli incontri. E la scoperta di essere anche attrice
«La vita, senza filtri, mi ha poi fatto incontrare persone straordinarie: dalla docente Norma Viscusi, che mi ascoltò cantare su un autobus mentre intrattenevo la gente, fino alla mia amata madrina Maria Concetta Cusumano, che ha sempre creduto profondamente in me e nella mia voce. Poi arrivò il regista Pino Pesce. Ed è lì che si aprirono le porte della mia piccola carriera da attrice. “Io? Attrice?” All’inizio mi rifiutai. Ho sempre pensato di non avere memoria per recitare. Ma lui mi disse una frase che custodisco ancora oggi: “Tu sei come Totò: con te lo spettacolo non è mai uguale. Ma è proprio la tua spontaneità a renderlo vero.” Da lì arrivarono i primi spettacoli, gli articoli di giornale, le interviste.»

E infine, il passo più importante: scrivere canzoni proprie
«E infine il passo più importante: iniziare a scrivere le mie canzoni. Perché, in fondo, tutta la mia vita è nata così: da una bambina silenziosa che aveva soltanto bisogno di essere ascoltata.»

Oggi Gloria Santangelo ascoltata lo è eccome. E il suo “Shamani Siciliani” ne è la prova più recente: un brano che non si limita a raccontare la Sicilia, ma la evoca, la respira, la trasforma. Come lei. Come quella bambina che un giorno corse dietro un’auto e disse: «Maestra… io canto». E aveva ragione.

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