Sicilia, dai videogiochi alla riscoperta dei territori: l’Isola si esplora anche con uno joystick

Sicilia, dai videogiochi alla riscoperta dei territori: l’Isola si esplora anche con uno joystick

Non un semplice passatempo, neanche un qualcosa solo da nerd. Il gaming sta diventando uno dei linguaggi culturali, oltre che artistici, più influenti del nostro tempo. Perché dietro quella patina di intrattenimento c’è tanto altro: ci sono storie, immaginari, reinterpretazioni della storia. E soprattutto trasmissione di saperi, percezione di un luogo, conoscenza. È per questo che il rapporto tra cultura e gaming è diventato sempre più stretto.

“La forza del videogioco risiede proprio nella sua capacità di trasformare il pubblico da spettatore a protagonista”, ci spiega Natalia Chiaravalloti, analista e redattrice della redazione di Giochidislots.com, che arriva subito al cuore del discorso. “Non ci si limita a osservare un paesaggio o a leggere una leggenda: la si attraversa, la si vive, la si interpreta. È un cambiamento profondo nel modo di trasmettere il patrimonio culturale, perché rende il coinvolgimento personale e memorabile”.

Ed è proprio che lo scrittore siciliano Orazio Labbate, autore della trilogia composta finora da Cravuni e Cumùriu, presenta la nostra isola come un vero e proprio “arcade letterario”, una narrazione costruita secondo logiche che ricordano la progressione di un videogioco e destinata a espandersi anche attraverso un adattamento videoludico realizzato da Tiny Bull Studios. Una Sicilia lontanissima dalle cartoline turistiche, che diventa un luogo sospeso tra horror, mito e investigazione, popolato da figure inquietanti e prove iniziatiche che ricordano i boss di fine livello tipici dei videogiochi.

Solo un esempio, questo, di un fenomeno molto ampio. “Oggi il gaming non si limita più a rappresentare luoghi reali: li reinterpreta, li arricchisce e talvolta ne crea una nuova identità culturale”, continua Natalia Chiaravalloti. “Accade in tutto il mondo e sempre più spesso anche in Italia, dove territori, tradizioni e dialetti trovano spazio all’interno di esperienze interattive”. E la Sicilia rappresenta uno dei casi più interessanti. Da una parte c’è la regione raccontata attraverso i grandi immaginari internazionali, come avviene in Mafia: Terra Madre, che ricostruisce paesaggi ispirati all’isola con un approccio cinematografico. Dall’altra esistono produzioni che valorizzano la cultura locale partendo dalle sue peculiarità. È il caso di The Great Palermo, una visual novel che accompagna il giocatore tra mercati, leggende popolari e specialità gastronomiche, oppure dei videogiochi dedicati al Commissario Montalbano, capaci di portare perfino il dialetto siciliano all’interno dell’esperienza di gioco.

Esempi che dimostrano come il videogioco possa diventare uno straordinario strumento di valorizzazione culturale. “Un giovane che scopre una città o una tradizione attraverso un’esperienza interattiva, potrebbe essere spinto ad approfondirne la storia, leggere un libro o visitare quei luoghi nella realtà. Il gaming non sostituisce le forme culturali tradizionali, ma le completa, offrendo nuove modalità di accesso soprattutto alle generazioni più giovani”, chiude l’esperta in gaming.

Perché oggi raccontare un territorio significa anche permettere alle persone di entrarci dentro, esplorarlo e viverlo, magari con uno joystick alla mano.

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