CATANIA – A esultare per l’anticipazione, qualunque sia, sono sempre i giornalisti, indefessi raccoglitori di notizie inedite. E, di primo acchito, tale si prospettava l’imbeccata ricevuta con una telefonata mattutina relativamente a una presunta lettera firmata dai sindacati catanesi tutti, dalla Cgil alla Cisl alla Uil, comprensiva della Ugl, della Cisal e della Cisas, indirizzata al presidente della regione, Renato Schifani, e, per conoscenza, al ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, diretta, financo, alla presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, per sollecitare l’intervento, in inglese il golden power, a garanzia della regolarità della cessione della Società aeroporto di Catania, a privati. A giustificare il provvedimento si invocava, a corredo, il fatto l’azienda fosse demandata alla gestione del quinto aeroporto italiano per numero di passeggeri, pur sempre l’avamposto per i collegamenti con i diversi continenti del Sud del mondo. Alla verifica, nulla di vero. Nessuna missiva, inesistente nelle intenzioni dei segretari responsabili, mentre le procedure per la cessione delle azioni di maggioranza della Sac erano già in dirittura d’arrivo. In simili circostanze, una lavata di capo nei confronti della propria fonte, ovviamente a cura del cronista a danno dell’informatore, è garantita. Macché, quella faccia di scimmia, anziché scusarsi, ha imbastito una confidenza, secondo la quale non solo la testata avrebbe goduto di una primizia, addirittura sarebbe stata in condizione di aggiungere meriti, nello svelare la manovra, a giudizio di questo ignobile speculatore, guidata da Forza Italia a danno degli alleati, leggasi, Fratelli d’Italia, Lega e Movimento per l’autonomia. A ogni modo, a ballare con i lupi, si rischia, ma si colgono le orme di eventuali sortite nell’ovile. Sulla vicenda della vendita della Sac, le sollecitazioni di ordine sociale e deontologico sono talmente tante da essere costretti a proseguire nell’approfondimento. All’origine, a spulciare carte, dichiarazioni, sussurri e grida, sembra ci sia l’operazione di trasferimento oneroso, da intendersi commisurata a un corrispettivo calcolato tra il mezzo miliardo e i 600 milioni di euro circa, a fronte di un potenziale valore stimato dagli oppositori quattro volte tanto. Al suono della musica si erano aperte le danze.
A dirla fuori dai denti, il pandemonio era esploso con l’esposto presentato da Claudio Melchiorre alla procura della Repubblica di Catania nella tarda mattinata del 2 luglio scorso per conto di alcune rappresentanze partitiche, la Socialdemocrazia, il Psi, Socialismo XXI e il partito Liberaldemocratico. Nel testo della denuncia vengono esplicitati in maniera chiara, sia il rischio di cedere a terzi privati la gestione dell’aeroporto di Catania, per la posizione geopolitica di delicatezza strategica, quanto la dichiarata illegittimità delle decisioni assunte dal commissario straordinario della Camera di commercio Sud Est Sicilia, il quale, si sostienenell’esposto, non rientra nel suo mandato procedere con provvedimenti riguardanti la straordinarietà della gestione, quale la vendita. Si va avanti ipotizzando il danno erariale per l’incongrua valutazione della società, evidenziando il prezzo sottostimato.
A precedere l’iniziativa della denuncia, e di tanto, lunedì 1° giugno, aveva provveduto la direzione provinciale del Partito democratico, intanto mostrando fin dalla scelta del titolo l’affaire S.A.C. di sollevare con linguaggio dapprima felpato, ma con circospetta allusività, tre argomenti: la privatizzazione della società, se la si ritenesse legittima; la tenuta democratica degli attori istituzionali, se persistesse la garanzia di servizio pubblico; il ruolo della politica negli asset economici essenziali per il territorio, nell’intento di misurare di quanto invasivi e sostitutivedelle funzioni istituzionali. In aggiunta, il documento del Partito democratico si rivolge direttamente all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, richiamandone i compiti di vigilanza, rispetto all’obbligatorietà di garantire l’essenzialità del servizio in regime di mobilità assicurata a tutti i cittadini, conservandone l’assetto pubblicistico.
Se queste sinteticamente descritte sono le prese di posizioni abbastanza nette riguardanti i partiti, si contano, in misura sicuramente significativa interventi individuali, comunque di personaggi addentro alla questione dell’aeroporto catanese da anni.
A fine giugno, esattamente il 27, al convegno di Forza Italia – Partito popolare europeo, tenutosi a Catania, alla Vecchia dogana, il presidente di Confcommercio, Piero Agen, aveva espresso riserve sulla ulteriore privatizzazione della Società aeroporto Catania, constatando come già nel 2022 la gara di evidenza pubblica era stata affidata a Mediobanca, per cui avrebbe avuto senso logico continuare a seguire lo stesso percorso.
Al momento della stesura del pezzo, opportunamente sollecitato, Piero Agen si è così espresso: La dirigenza di Sac, di nomina politica, senza neppure sentire i veri soci, si comporta con la complicità del Commissario (probabilmente illegittimo della Camera di Commercio) e con il colpevole silenzio del segretario camerale, come se un inquilino pretendesse di decidere la vendita dell’immobile al posto del proprietario! Che dire di più? A beneficio dei lettori, il commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia è Antonio Belcuore, mentre, il citato segretario camerale si chiama Rosario Condorelli.
A entrare nel merito della tecnicalità, Franz Cannizzo, consulente d’impresa di provata esperienza, promotore del convegno, tenutosi il 30 giugno al palazzo della cultura a Catania, per varare il patto per la Sicilia orientale, nel quale sancire le direttrici fondamentali per rilanciare gli investimenti. Durante il dibattito si è affrontato anche l’aspetto della cessione di Sac.
Sulla vicenda Cannizzo auspica un fronte comune, società civile associazioni e imprese per ottenere chiarezza su cinque punti:
1. fissare la valutazione della Sac affidandola a un soggetto terzo;
2. attivare il golden power, lo speciale potere d’intervento del Governo italiano nel caso di cambio di controllo della Società aeroporto Catania, giacché l’azienda opera in un settore strategico riguardante la sicurezza nazionale (basti pensare alla base Nato di Sigonella, oltre alla contiguità dell’aeroporto di Fontanarossa con l’Africa) immediatamente senza aspettare la conclusione della gara;
3. scorporare la valutazione di Comiso da quella di Sac per evitare la formula, prendi due, paghi uno;
4. tutela dei lavoratori dipendenti, attualmente 841 unità, compresi i lavoratori di Sac service, fino al 2049 e non come previsto dal bando per cinque anni;
5. i proventi della vendita dell’azienda di interesse pubblico, spettanti a Camera di commercio vadano vincolati e versati a un soggetto istituzionale. Solamente dopo avere il piano di reinvestimento nel territorio etneo, svincolarli.
Se questo è l’articolato prospettato da Franz Cannizzo, quantomeno chiaro nella sua
esplicitazione, della fruibilità, ovvero del miglioramento in corso d’opera del bando, dell’intera operazione di cessione della Società aeroporto Catania, si dovrà occupare il Governo nazionale, sembra di capire, considerati i corposi e nevralgici interessi in campo in un periodo di notevoli tensioni internazionali.
Alle osservazioni precedentemente richiamate, ha già risposto l’amministratore delegato di Sac, Nico Torrisi, ribadendo, in primo luogo, la garanzia del controllo pubblico, in seconda battuta, assicurando la selezione dell’acquirente basata sugli investimenti, infine, impegnandosi per la tutela degli occupati.
Per concludere con la stessa chiosa iniziale, secondo le solite fonti vicine al Palazzo, due interventi, quello di Renato Schifani, presidente della regione e quello di Adolfo Urso, ministro delle imprese e del made in Italy, nei prossimi giorni dovrebbero mettere la parola fine alla querelle.
