Domenica scorsa, nella sala conferenze del Castello Normanno di Adrano, si è svolta la presentazione della nuova opera dello scrittore adranita, Nino Donato, dal titolo: Il Canonico Bascetta, sacerdote adranita nato alla fine dell’ottocento, vissuto fino alla fine della seconda guerra mondiale. Personaggio poliedrico di grande cultura, seguace di Don Sturzo, del quale seguì il suo pensiero, aprendo una Sede della nascente Democrazia Cristiana ad Adrano. Fondò la Cassa Rurale “S. Nicolò Politi” facendo credito ai molti contadini per liberarli dall’usura. Il suo impegno sociale e l’attenzione verso gli ultimi e bisognosi provocò, le invidie politiche del regime fascista dell’epoca, che lo portarono fino alla reclusione. Dopo questa terribile esperienza, ritornò con maggiore fervore accanto ai braccianti promuovendo cooperative e adoperandosi alla distribuzione di molti fondi agricoli a favore delle famiglie di poveri braccianti. Morì lasciando una eredità di opere e istituzioni, come ricordo indelebile del suo operato, incarnando il messaggio cristiano dell’aiuto verso il prossimo, la sua vita modificò la storia sociale, economica e politica di Adrano.
Alla fine della presentazione abbiamo intervistato l’autore:
Donato, da quanto tempo scrive?
Da circa dieci anni.
Come è nata questa passione?
È nata quasi per caso, per riempire il mio tempo libero. Col tempo, però, è diventata qualcosa di più profondo: un modo per dare voce a storie, persone e memorie che meritavano di essere raccontate.
Perché scrive principalmente su personaggi adraniti?
Ho scelto di scrivere principalmente di personaggi adraniti perché appartengono alla mia terra, alla mia storia e alla mia memoria. Il mio obiettivo è raccontare tutte le figure che hanno lasciato un segno nella comunità, senza operare distinzioni tra esempi virtuosi e protagonisti delle pagine più oscure della cronaca. Anche coloro che sono stati definiti “mostri” fanno parte della nostra storia: non li racconto per celebrarli, ma per comprenderne il contesto e offrire un quadro completo, senza omissioni, della memoria collettiva.
Dove prende i fatti storici dei suoi personaggi e come ne verifica l’attendibilità?
Raccolgo i fatti storici dei miei personaggi da diverse fonti: archivi storici, giornali d’epoca e testimonianze degli anziani del luogo, che spesso conservano ricordi preziosi. L’attendibilità viene verificata confrontando più fonti tra loro, così da incrociare le informazioni e ricostruire la storia nel modo più fedele possibile.
Scrive a tempo pieno o nei ritagli di tempo?
Non scrivo a tempo pieno. All’inizio lavoro nei ritagli di tempo, perché quando inizio una storia sono molto lento: cerco di viverla con calma, senza fretta, per entrare davvero dentro il racconto. Poi, quando il libro inizia a prendere forma, cambia tutto: mi concentro sempre di più, quasi fino ad estraniarmi dalla realtà, per non perdere il filo di ciò che ho già scritto e portare avanti il lavoro con continuità.
Sappiamo che è stato recentemente alla Fiera del Libro di Torino.
È stata un’esperienza molto interessante e significativa, che mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo dell’editoria e di confrontarmi con tanti autori e lettori.
Il suo prossimo lavoro?
Ho appena pubblicato il libro dedicato al canonico Vincenzo Bascetta, quindi adesso sono in una fase di pausa e di presentazioni. Tuttavia ho già in mente diversi nuovi progetti. Tra questi c’è la vicenda di Gaetana Stimoli, che alla fine dell’Ottocento finì alla cronaca per aver avvelenato, nel giro di pochi mesi, 23 bambini adraniti. Inoltre sto approfondendo anche il periodo della Seconda guerra mondiale, in particolare gli anni dei bombardamenti che coinvolsero duramente la comunità di Adrano.
Gli adraniti rispondono bene alle sue opere e ai suoi libri?
Sì, e la cosa che mi ha fatto particolarmente piacere è che i miei libri hanno appassionato anche persone che non leggevano da anni.
I suoi libri riscontrano interesse fuori dalla città di Adrano?
Nei paesi limitrofi non hanno avuto una grande diffusione, ma i miei libri hanno riscontrato un ottimo interesse tra molti adraniti residenti al Nord e tra diversi emigranti sparsi in Europa, che hanno mostrato grande partecipazione e affetto verso le storie della nostra comunità.
