Libri, “Una scuola viva per un’umanità spenta”: il manifesto di Russo per riaccendere il pensiero critico

Libri, “Una scuola viva per un'umanità spenta": il manifesto di Russo per riaccendere il pensiero critico

Di fronte a un’umanità che appare sempre più “spenta” e ripiegata su derive individualistiche, può la scuola tornare ad essere il luogo dove si accende la scintilla del pensiero critico? E’ questo l’interrogativo bruciante che attraversa “Una scuola viva per un’umanità spenta” (Carthago 2026), l’ultima fatica editoriale di Antonino Russo.

Catanese, da cente di lungo corso – storia, filosofia, pedagogia e psicologia  le sue materie di elezione – Russo non firma un semplice memoir. Il suo è piuttosto un manifesto pedagogico che nasce da una carriera spesa tra i banchi e che prosegue, anche dopo il pensionamento, nel costante confronto con i maestri del pensiero del Novecento.

Libri, “Una scuola viva per un'umanità spenta": il manifesto di Russo per riaccendere il pensiero criticoIl cuore pulsante dell’opera è una diagnosi severa della società contemporanea. Per Russo, la crisi del rapporto tra docenti e studenti non è un fallimento interno alla scuola, ma lo specchio di un mondo esterno intriso di cinismo, egoismo e un’incapacità relazionale che ha spezzato i legami tra generazioni. Il modello del “tutto e subito”, la cultura del consumo e il vuoto di filtri critici hanno sostituito quel rispetto reciproco – tra scuola, famiglia e figli – che un tempo garantiva la tenuta sociale.

L’autore non si limita alla denuncia. Con la lucidità di chi ha passato una vita a maneggiare i ferri del mestiere, Russo propone una via d’uscita: la pratica democratica dialogica. L’idea di fondo è che la scuola non debba solo trasmettere nozioni, ma formare al discernimento. La vera “presa di coscienza politica” di uno studente non risiede nell’adesione a un partito, ma nella capacità, coltivata attraverso il dialogo, di leggere il presente con sguardo costruttivamente critico. L’ignoranza, avverte Russo, rimane la minaccia più subdola per la democrazia.

La seconda parte del volume è un’immersione nel laboratorio intellettuale dell’autore. Russo, forte di una bibliografia che spazia da Croce a Sartre, da Fromm ai grandi pedagogisti del secolo scorso, rivendica la necessità di recuperare voci che spesso restano ai margini dei manuali scolastici ufficiali. Dalle riflessioni sull’esistenzialismo etico fino al richiamo – quasi kantiano -alla responsabilità morale, il saggio di Russo non è un grido di resa, ma un invito all’azione. Con la fiducia di chi crede che il miglioramento della società passi necessariamente attraverso la cura della formazione, l’autore ci sfida: per guarire l’umanità spenta, non serve cercare soluzioni altrove, ma ricominciare, con metodo e passione, a insegnare a pensare.

Riguardo l'autore Giovanni Vecchio

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