CATANIA – La ricostruzione del Padiglione C1 delle Ciminiere dovrà rispettare l’identità architettonica del cosiddetto “Cutuliscio”, trasformando l’intervento in un’occasione per riconoscere e tutelare l’architettura contemporanea come parte integrante del patrimonio culturale della città.
È la posizione espressa dal Coordinamento regionale Sicilia di Archeoclub d’Italia, che interviene nel dibattito sul futuro dell’opera progettata dall’architetto Giacomo Leone. In una nota firmata dal coordinatore Francesco Finocchiaro, l’associazione manifesta il proprio sostegno al percorso promosso dall’Ordine degli Architetti di Catania.
«Anche il secondo Novecento è patrimonio culturale»
Per Archeoclub, le opere realizzate nel secondo Novecento rappresentano ormai testimonianze significative della storia urbana e dell’identità collettiva. Per questa ragione meritano di essere tutelate con la stessa attenzione riservata ai beni appartenenti alle epoche precedenti.
La questione del Padiglione C1, secondo l’associazione, supera quindi i confini del singolo edificio e pone al centro un principio più ampio: il ruolo della progettazione e della cultura architettonica nei processi decisionali che riguardano la trasformazione della città.
Gli interventi sullo spazio costruito non dovrebbero essere determinati soltanto da esigenze funzionali o contingenti, ma derivare da un confronto basato sulla conoscenza dell’opera, della sua storia e del rapporto sviluppato nel tempo con il contesto urbano.
Il sostegno al confronto promosso dagli architetti
Archeoclub esprime apprezzamento per l’iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Catania, che ha coinvolto progettisti, studiosi, tecnici e rappresentanti istituzionali in un confronto aperto sul futuro del “Cutuliscio”.
Dal dibattito sarebbe emersa una posizione fondata sull’analisi critica dell’edificio e sulla necessità di individuare una soluzione capace di rispettare il progetto originario.
«Le istituzioni sono chiamate ad ascoltare questa comunità di competenze», afferma Francesco Finocchiaro. «Gli architetti non rappresentano soltanto una categoria professionale, ma custodiscono un patrimonio di conoscenze indispensabile per affrontare interventi che incidono sul valore culturale dell’architettura».
Adeguare l’edificio senza cancellarne l’identità
L’indicazione avanzata dall’associazione è quella di conservare il significato originario del progetto, procedendo contemporaneamente con tutti gli adeguamenti necessari sotto il profilo strutturale, impiantistico ed energetico, oltre che sul fronte della sicurezza e della resilienza.
Secondo Archeoclub, l’impiego di materiali contemporanei e di sistemi costruttivi più efficienti e sostenibili consentirebbe di migliorare le prestazioni del padiglione senza alterarne il linguaggio architettonico.
«L’innovazione tecnologica non richiede necessariamente una trasformazione formale», sottolinea l’associazione. Una modifica sostanziale dell’involucro rischierebbe, invece, di compromettere uno dei segni più riconoscibili del paesaggio urbano contemporaneo di Catania.
Innovazione e riqualificazione dello spazio pubblico
Per Archeoclub, la componente innovativa dell’intervento potrebbe trovare spazio soprattutto nella riqualificazione delle aree circostanti e nel rafforzamento del rapporto tra il Padiglione C1 e l’intero complesso delle Ciminiere.
Tra gli ambiti sui quali intervenire vengono indicati le connessioni pedonali, le aree di sosta, il verde, l’illuminazione e i servizi. Una progettazione coordinata dello spazio pubblico permetterebbe di migliorare la fruibilità del complesso senza sacrificare l’identità dell’edificio ideato da Giacomo Leone.
«Conservare non significa rinunciare all’innovazione – conclude Archeoclub – ma riconoscere che il progetto di architettura è un bene culturale e che ogni intervento deve partire dal rispetto della sua identità».
Le Ciminiere vengono così indicate come una delle testimonianze più significative dell’architettura contemporanea siciliana. La ricostruzione del “Cutuliscio”, sostiene l’associazione, dovrà essere coerente con la storia del complesso, con la memoria custodita dal luogo e con la cultura progettuale che lo ha generato.
