Giornalismo, il re è nudo: l’attentato a Ranucci e il trionfo della postmodernità sul silenzio complice

Giornalismo, il re è nudo: l’attentato a Ranucci e il trionfo della postmodernità sul silenzio complice

Con l’attentato a Sigfrido Ranucci, la vendetta della postmodernità ha trionfato sul formalismo dei silenzi, gridando a chi voglia accoglierne il messaggio la frase fatidica, il re è nudo, diretta agli uomini di buona volontà, disposti a coglierne i significati plurimi. Cosa significhi la metafora è ostico da spiegare, ma ci si prova nella prospettiva di dare un senso a questi tempi di durezza inusitata, di regressione sociale, di arroganza ottusa, usata come sinonimo di potere.

Nelle cesure della storia, a segnare il passaggio da un’epoca alla successiva, dominano azioni, eventi, immagini, tali da simboleggiare, in seguito, l’inizio quanto l’epilogo. Nella memoria collettiva l’episodio sarà ricordato nel tempo. Quando all’inizio del Novecento, il 28 giugno 1914, si compì l’attentato di Sarajevo, vittime l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie, Sofia, per mano del nazionalista serbo-bosniaco, Gavrilo Princip, il ciclo ottocentesco della vecchia Europa di allora si avviava a conclusione. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale si apriva lo scenario della successiva modernità, di durevole costanza fino al compiersi del ventesimo secolo. Simile prospettiva si presentò al tramonto del romanticismo, anche in letteratura, Joyce con il suo Ulisse marcò la fine del secolo precedente e della temperie culturale a esso connessa, pubblicò un libretto a esergo, Scrivere pericolosamente. Ovvero rovesciare i canoni della tradizione narrativa, scrittoria tout-court, per raccoglierne il meglio eproiettare avanti la narrazione della vita. Quantunque non lo si avverta con la stessa intensità proiettata dall’iperbole appena usata, verisimilmente qualcosa di analogo sta accadendo nel mondo del giornalismo, segnatamente in quello d’inchiesta.

Per tornare alla vicenda di Ranucci, quando il 16 ottobre 2025, davanti alla villa del curatore della rubrica Report, a Pomezia,scoppiò la bomba, solamente gli opinionisti più esperienti, si aggiunga senza offesa per la pletora dei rimanenti officianti, i più scafati, si contano sulle punte delle dita di una mano, adombrarono con cautela, lasciandolo trasparire tra le righe, la lunga mano dei servizi segreti. Naturalmente, quelli deviati. Sennò quali?

Nell’inerpicarsi in questa scalata diretti verso una vetta proibitiva, si premetta l’interrogativo, quali e quanti sono gli ostacoli da superare per impostare una redazione, si intenda quella di Rai 3, segnatamente Report, in direzione di andare a scovare e a scavare nei lati oscuri del potere. Esso sia politico, economico, mafioso. Per intenderci, non leggerai sui giornali quali relazioni coltivano ancora dal carcere i fratelli Graviano, così il cronista non apprenderà, se non da fonti d’informazioni privilegiate, quali sono i precedenti di Donald Trump nei contatti con Jeffrey Epstein, soprattutto con Ghislaine Maxwell. Per comodità di ragionamento, ci si conceda una finzione, si ammetta solo per un istante, ovviamente si tratta d’invenzione, la compagna inglese di Epstein, essendo ebrea, abbia rivestito in seno al Mossad in terra americana, un ruolo primario. Ebbene, chi potrebbe confermare o lasciare trapelare simile informazione? I frequentatori di un tempo della cerchia di Epstein oppure i trafficanti d’armi? O, peggio i riciclatori dei grandi capitali, quelli adusi a essere reclutati dai plutocrati per esportare somme enormi nei paradisi fiscali? Tra i colletti bianchi, chi se non i dirigenti dell’apparato di stato americano, ingaggiati a seconda dell’alternanza alla presidenza dai vertici del Democratici o dei Repubblicani? In questa prospettiva, aggravata dai cosiddetti cani sciolti o battitori liberi, teoricamente tali ma inquadrati nei ranghi della ‘Ndrangheta, della mafia cinese, o russa, in quanto indirettamente controllati dalle centrali spionistiche dei paesi egemoni, muovono i fili per nome e per conto di dittatori, governanti, despoti. Secondo voi, HenryKissinger, da segretario di stato prima, da consulente onnipotente delle amministrazioni statunitensi dopo, dominava il mondo con la forza del pensiero o con tutta una serie di collegamenti coltivati e alimentati attraverso la Cia?

Per fermarsi qui, evitando ulteriori varianti, l’intreccio appena descritto, non comprende, secondo voi, lettori, un costosissimo dispendio di energie materiali, anche tanto denaro, e di segreti politici e militari, tali da essere sempre e costantemente sotto la lente d’ingrandimento dei servizi di controspionaggio? In più, in una simile cornice, i depistaggi non costituiscono il pane quotidiano? interferenze ignote ad ambedue i contraenti, l’informatore e il giornalista? Se il confidente fosse eterodiretto da un qualsiasi ufficiale di collegamento, non può essere diversamente, con quelli dall’opinione pubblica intesi con il termine di servizi deviati, di frequente si verifica esattamente quanto accaduto nei confronti di Ranucci, giacché l’obiettivo risulta di semplicità sorprendente, rimuovere lo scomodo giornalista dalla postazione sgradita ai tanti potenti, benché bisogna ricorrere a metodi inconsueti per realizzarne l’allontanamento. In questa luce, andrebbe spiegato il sondaggio di Lavitola per metterlo a capo della alleanza di sinistra del campo largo. Una iniziativa personale del controverso personaggio? un suggerimento interessato di un maggiorente asseduto negli scranni istituzionali? o il segnale, ammesso Ranucci ne fosse consapevole, a conoscenza, per offrire all’interessato indirettamente la possibilità di compiere il salto in politica, purché si togliesse di mezzo con la trasmissione troppo, oltre il limite dei confini nazionali, deleteria per l’instaurazione di alternativi equilibri globali? Se qualcuno avesse seguito i programmi di Report, talunitra tutti, riguardanti la situazione politica negli Stati Uniti d’America, si citano soltanto i titoli, il cartello di Trump; Lo squalo; La guerra di Epstein; Piccoli Trump crescono, si comprenderà, quanto la chiusura di Report fosse necessaria e urgente dal punto di vista dell’ambasciata americana in Italia.Esplicitando il concetto, più un’imposizione, l’attività di Report era da intralcio ai tre santuari dell’intoccabilità, potere politico, alleanze internazionali, forze occulte, in questo senso è diventato qualcosa in più di un caso nazionale, tale da travalicare i confini dell’oceano Atlantico. Per eliminare l’intruso, nulla di più adatto di un attentato con il quale aprire la canea, meglio avviare la macchina del fango.

Nell’essere onesti fino in fondo, pecore tra lupi, come sostiene una mia amica, quale professionista, Ranucci tra questi, sarebbe in grado di schivare, di parare i colpi della perversa comunicazione, una tecnica ormai perfezionata, in grado di distruggere la reputazione di una persona, Sigfrido Ranucci nel mirino, senza dimostrare le colpe, ma insinuando il dubbio nella mente degli spettatori o lettori che siano?
Pe non continuare a vivere nell’empireo dove i demoni ormai hanno cacciato gli angeli occupandone il posto, si riferisce di un messaggio sussurrato da un collega: un ministro ricevendo un amico nella sede romana, sollecitato per recare un sostegno a un imprenditore italo-americano, sembrerebbe abbia detto di essere stato sconsigliato dai servizi segreti di avere contatti con costui. Ora, sarebbe azzardato, comunque arduo, avanzare ipotesi, ma una deduzione dovrebbe essere ammessa, quella secondo la quale l’attività del governo, considerati i tempi ingrati, sia seguita e vada di pari passo con la sorveglianza affidata all’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, quanto non a quella interna. Altrimenti non si spiegherebbero i molteplici avvicendamenti, le tante vicissitudini accadute, non solo nelle alte sfere, quanto tra i quadri intermedi. All’ambasciatrice, Elisabetta Belloni, per quale ragione sarebbe saltato in testa di dimettersi il 6 gennaio 2025 dalla guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, l’organo della presidenza del consiglio deputato al coordinamento delle attività di intelligence, dopo essere addirittura candidata alla presidenza della repubblica? Sarebbe davvero impossibile credere all’ipotesi, l’attività giornalistica d’inchiesta di Report fosse sgradita ai tanti, tra questi i variegati sostenitori italiani del trumpismo e della destra italiana al governo? Per cui nella mescola tra diavoli, di cui si è appena accennato, e l’acqua santa stiano provando a chiudere una delle finestre più antagoniste al potere con una manovra degna delle menti raffinatissime, evocate da Giovanni Falcone, dopo l’attentato dell’Addaura?

Riguardo l'autore Angelo Mattone

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