NISCEMI – Ci sono anche gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana tra gli iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla frana di Niscemi. Si tratta di Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e dell’attuale governatore Renato Schifani.
In totale sono tredici le persone finite sotto inchiesta dalla Procura di Gela, che sta cercando di fare luce sulle responsabilità legate al dissesto idrogeologico che da anni interessa il territorio niscemese.
⚖️ L’inchiesta della Procura
A fare il punto sulle indagini è stato il procuratore capo Salvatore Vella, insieme ai pm Lucia Caroselli e Maddalena Guglielmino, nel corso di una conferenza stampa.
L’indagine si sviluppa su tre fasi temporali ben distinte:
- Dal 1997 al 1999: dalla prima frana alla stipula del contratto per le opere di mitigazione, mai realizzate
- Dal 2010 al 2016: periodo in cui il contratto venne risolto per inadempimento senza ulteriori interventi
- Dal 2016 ad oggi: fase attuale di verifica sulle responsabilità e sugli eventuali ritardi
Al momento, non risultano sindaci di Niscemi indagati, ma l’inchiesta è ancora nelle fasi iniziali.
🏗️ Gli altri indagati
Oltre ai governatori, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati diversi dirigenti e funzionari coinvolti nella gestione del rischio idrogeologico.
Tra questi:
- Salvo Cocina, attuale dirigente generale della Protezione civile regionale
- Pietro Lo Monaco
- Calogero Foti
- Vincenzo Falgares
E ancora, tra i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto:
- Salvo Lizzio
- Maurizio Croce
- Sergio Tumminello
- Giacomo Gargano
Iscritta nel registro anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto realizzare gli interventi previsti dopo la frana del 1997.
⚠️ Le accuse e i filoni d’indagine
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di:
- disastro colposo
- danneggiamento seguito da frana
Secondo la Procura, le opere di mitigazione del rischio idrogeologico previste non sarebbero mai state realizzate.
«Dovevano essere eseguiti interventi per mitigare il rischio – ha spiegato Vella – ma non sono mai stati realizzati».
🔍 I prossimi sviluppi
L’inchiesta è destinata ad allargarsi. Il procuratore ha annunciato:
- sequestri di documentazione
- acquisizioni negli uffici pubblici
- interrogatori degli indagati
Non solo: sono già previste ulteriori fasi investigative.
- Seconda fase: accertamenti sulle opere di regimentazione delle acque, ritenute determinanti nell’innesco della frana
- Terza fase: verifiche sulla “zona rossa”, con controlli su eventuali mancati sgomberi, demolizioni e nuove costruzioni, anche abusive
📢 “Indagini ancora in corso”
Il procuratore Vella ha voluto chiarire lo stato dell’inchiesta:
«Siamo in fase di indagini preliminari e queste non sono ancora concluse».
E ha spiegato che la conferenza stampa è stata convocata anche per evitare:
- fughe di notizie
- ricostruzioni parziali
- diffusione di informazioni non corrette
📊 Un caso simbolo del dissesto in Sicilia
La vicenda della frana di Niscemi rappresenta uno dei casi più emblematici del dissesto idrogeologico in Sicilia, dove ritardi, mancati interventi e criticità amministrative hanno spesso aggravato situazioni di rischio già note da decenni.
