Dell’Utri e la moglie a processo a Milano: “42 milioni di euro sui conti e il silenzio sulle stragi”

Dell’Utri e la moglie a processo a Milano: “42 milioni di euro sui conti e il silenzio sulle stragi”

MILANO – Andranno a processo a Milano l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e la moglie Miranda Ratti nell’ambito dell’inchiesta sui flussi di denaro transitati sui loro conti correnti.

La decisione è stata presa dalla gup Giulia Marozzi, che ha disposto il rinvio a giudizio per la vicenda dei 42 milioni di euro movimentati nell’arco di circa dieci anni e che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto essere comunicati alla Guardia di Finanza come variazioni patrimoniali, in relazione alla precedente condanna definitiva di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.

⚖️ Le accuse e i fondi contestati

Una parte rilevante delle somme, pari a 10 milioni e 840mila euro, è riconducibile a donazioni effettuate da Silvio Berlusconi, descritte come erogazioni per «ragioni d’affetto e d’amicizia».

Secondo l’impianto accusatorio, l’ex manager di Publitalia non avrebbe rispettato gli obblighi previsti dalla legge Rognoni-La Torre, omettendo di comunicare tali variazioni patrimoniali. Nei confronti della moglie, invece, è ipotizzato il reato di intestazione fittizia di beni.

📅 Udienza fissata a luglio

La prima udienza del processo è stata fissata per il 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano.

🗣️ La difesa: “Dimostreremo l’assenza di responsabilità”

I legali degli imputati, tra cui gli avvocati Francesco Centonze, Filippo Dinacci, Tullio Padovani e Lodovica Beduschi, hanno espresso fiducia nell’esito del procedimento:
«Confidiamo di dimostrare l’assenza di responsabilità dei nostri assistiti».

Secondo la difesa, la vicenda sarebbe già stata esaminata in passato da diverse autorità giudiziarie, tra cui anche la Corte di Cassazione, che avrebbero escluso ipotesi di trasferimenti fraudolenti.

🔍 Origine dell’inchiesta

L’indagine era nata a Firenze come filone collegato alle inchieste sulle stragi di Cosa Nostra del 1992-1993 e sui possibili mandanti. In una fase iniziale, gli inquirenti avevano ipotizzato che i fondi versati da Berlusconi potessero rappresentare una forma di garanzia di silenzio su presunti retroscena legati a quelle vicende.

Tale quadro accusatorio è stato successivamente ridimensionato, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa.

📍 Trasferimento a Milano

Nel marzo dello scorso anno il procedimento è stato trasferito a Milano, città di residenza dell’ex senatore, su richiesta della difesa e con il parere favorevole della Direzione distrettuale antimafia. I magistrati titolari del fascicolo, tra cui il pm Pasquale Addesso e il procuratore Marcello Viola, avevano già ottenuto la conferma del sequestro di 10 milioni e 840mila euro, ora al centro del processo.

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