PALERMO – Si è aperta stamane, con la verifica della regolarità delle notifiche, la prima udienza del processo che vede coinvolto l’onorevole Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e peculato. Come ampiamente previsto, la Regione Siciliana e l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si sono formalmente costituite parte civile.
Ma i riflettori della difesa sono già puntati sulla questione della competenza territoriale. Gli avvocati Ninni Reina e Antonia Lo Presti, componenti del collegio difensivo di Galvagno, hanno infatti annunciato che chiederanno di spostare il procedimento dal capoluogo regionale a quello etneo.
«Abbiamo anticipato che verrà presentata eccezione sulla competenza territoriale dal Tribunale di Palermo a quello di Catania», hanno dichiarato i legali a margine dell’udienza. «Si tratta di un’istanza che verrà compiutamente formulata il prossimo 18 giugno, in occasione della prossima udienza già calendarizzata».
L’eccezione tecnica rappresenterà il primo vero snodo procedurale del processo, volto a stabilire se la sede giudiziaria palermitana sia quella corretta per esaminare i fatti contestati o se, come sostenuto da Reina e Lo Presti, il fascicolo debba essere trasferito ai magistrati di Catania.
La scelta del giudizio immediato
La scelta del giudizio immediato da parte di Gaetano Galvagno ha evitato al presidente dell’Ars e al suo autista Roberto Marino il probabile rinvio a giudizio. In questo rito, infatti, il vaglio del Gup si limita a controllare se la vicenda debba o meno essere approfondita in dibattimento o se invece sia talmente infondata da concludersi con un non luogo a procedere.
Nel caso degli addebiti – molto specifici – mossi a Galvagno, il giudice in udienza preliminare non sarebbe potuto entrare nel merito di tutte le contestazioni sollevate dalla Procura di Palermo.
Il rito ordinario, invece, in una vicenda parallela e in cui c’è un’imputata «in comune» – l’imprenditrice Caterina Cannariato, detta Marcella – è stato scelto da un’altra esponente di Fratelli d’Italia, l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, mandata sotto processo in tribunale. La Cannariato, invece, è stata condannata con rito abbreviato a due anni e sei mesi.
Il quadro dei difensori e dell’accusa
Nel processo partito oggi, Galvagno è assistito dagli avvocati Ninni Reina, Vittorio Manes e Antonia Lo Presti, mentre Marino dall’avvocato Salvatore Sansone. L’accusa è rappresentata dai pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis, gli stessi della vicenda Amata-Cannariato, che ha già fatto traballare la poltrona dell’assessore, convinta però di non doversi dimettere, come del resto Galvagno.
I due filoni paralleli
Il processo al presidente dell’Assemblea regionale siciliana ha un altro filone parallelo, con quattro imputati che hanno scelto l’udienza preliminare ordinaria (si continuerà mercoledì 6 maggio). Oltre alla Cannariato, compaiono:
· Sabrina De Capitani di Vimercate, ex portavoce del numero uno di Sala d’Ercole, che è anche al vertice della Fondazione Federico II;
· Marianna Amato, dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana;
· Alessandro Alessi, manager della comunicazione.
Probabile che, a conclusione di questa udienza e in caso di rinvio a giudizio, i due procedimenti (Galvagno e De Capitani) vengano riuniti davanti alla terza sezione del tribunale. E questo sempre che la vicenda peculato-Galvagno non venga spostata – come verrà chiesto dai suoi difensori il 18 giugno – a Catania.
