Comunali in Sicilia: il centrosinistra vince 7 Comuni su 17. Il centrodestra si interroga, De Luca gongola

Comunali in Sicilia: il centrosinistra vince 7 Comuni su 17. Il centrodestra si interroga, De Luca gongola

Comunali in Sicilia, il voto scuote gli equilibri politici

PALERMO – Le elezioni amministrative in Sicilia aprono nuovi scenari politici e lasciano dietro di sé vincitori, tensioni interne e riflessioni strategiche in vista delle Regionali e delle Politiche del prossimo anno.

C’è chi festeggia, come Cateno De Luca, che con il movimento Sud chiama Nord rafforza il proprio peso politico dopo le vittorie ottenute a Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Un risultato che consente all’ex sindaco dello Stretto di prepararsi ad alzare il prezzo nelle future trattative per alleanze e accordi elettorali.

Soddisfazione anche nel Movimento 5 Stelle che riesce a riconfermare il sindaco a Termini Imerese, mentre nel Partito Democratico il successo di Vladimiro Crisafulli a Enna alimenta polemiche interne verso la segreteria regionale, accusata di avere negato il simbolo ufficiale al neo sindaco.

Centrosinistra avanti nei grandi Comuni

L’esito del primo turno ha premiato soprattutto il centrosinistra, che conquista sette Comuni sopra i 15 mila abitanti e un capoluogo di provincia. Sono andati all’area progressista Enna, Termini Imerese, Marsala, Lentini, Floridia, Villabate e Misilmeri.

Il centrodestra si è invece imposto in cinque Comuni: Ribera, San Giovanni la Punta, Milazzo, Carini e Augusta. Due amministrazioni sono andate invece a Sud chiama Nord, che consolida così il proprio radicamento territoriale.

Restano ancora aperte le sfide nei ballottaggi del 7 e 8 giugno ad Agrigento, Ispica e Bronte. Se il centrodestra dovesse riuscire a imporsi in tutte e tre le città, limiterebbe i danni di una tornata elettorale già considerata difficile. In caso contrario, la sconfitta assumerebbe proporzioni ancora più pesanti.

Nel centrodestra parte il confronto interno

All’interno della maggioranza regionale il dibattito è già aperto e nei prossimi giorni è previsto un vertice tra le forze della coalizione.

«Non possiamo fermarci alle vittorie dei singoli né ignorare le occasioni mancate – afferma il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo – serve cambiare passo: servono più coalizione, più strategia e più investimento sulla classe dirigente».

Particolarmente pesante la sconfitta registrata a Messina, considerata il feudo politico della sottosegretaria Matilde Siracusano. Forza Italia, infatti, non ha superato la soglia del 5% ed è rimasta fuori dal Consiglio comunale. Immediate le dimissioni del segretario provinciale Antonio Barbera.

Per Gianfranco Miccichè, deputato regionale di Grande Sicilia ed ex leader azzurro nell’Isola, «in troppi Comuni il centrodestra si è presentato diviso, frammentato e incapace di costruire candidature condivise».

Anche l’eurodeputato Marco Falcone chiede «una riflessione seria», mentre il segretario regionale della Lega, Nino Germanà, sottolinea come «la vittoria del centrosinistra in alcune realtà sia il frutto di una mancata sintesi nella coalizione».

Il Pd rivendica il risultato

Sul fronte opposto il Partito Democratico rivendica il risultato ottenuto alle urne. Il segretario regionale Anthony Barbagallo evidenzia come il Pd continui a essere «il partito di riferimento nel centrosinistra», sottolineando la crescita del dato di lista e l’aumento della presenza nei consigli comunali siciliani.

Il voto amministrativo, dunque, rappresenta già un primo test politico in vista dei prossimi appuntamenti elettorali regionali e nazionali, con gli equilibri tra partiti e movimenti che appaiono sempre più fluidi.

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