TORINO – Nuove rivelazioni di un collaboratore di giustizia riaccendono l’attenzione sui presunti collegamenti tra narcotraffico internazionale e ambienti ultrà della Juventus. Nelle motivazioni della sentenza del processo “Samba”, depositate nei giorni scorsi dal Tribunale di Torino, sono riportati integralmente i verbali resi nel 2024 dal collaboratore di giustizia Vincenzo Pasquino, che descrive un presunto sistema di distribuzione di stupefacenti operativo oltre dieci anni fa.
«La merce arrivava a Torino e poi veniva distribuita»
Secondo quanto riferito dal pentito, il gruppo avrebbe iniziato a lavorare con fornitori spagnoli movimentando ingenti quantitativi di droga.
«Cominciammo a lavorare con questi spagnoli facendo carichi significativi. La merce arrivava tutta a Torino e poi la smerciavamo. Avevamo i nostri magazzini a Pescarito e da lì distribuivamo in Puglia, a Catania e negli stadi».
Pasquino ha inoltre sostenuto che uno dei componenti del gruppo, appartenente agli ultrà “Bravi Ragazzi” della curva juventina, avrebbe sfruttato i propri contatti negli stadi per favorire la distribuzione della droga.
Le dichiarazioni si riferiscono a fatti che, secondo gli atti processuali, risalirebbero a oltre dieci anni fa.
Il percorso di collaborazione
Pasquino era stato arrestato nel 2021 in Brasile dopo un lungo periodo di latitanza. Estradato in Italia, il 28 marzo 2024 ha iniziato a collaborare con la magistratura, dichiarando di essere stato affiliato alla ‘ndrangheta nel 2011, in una locale del Torinese.
Ha inoltre raccontato di aver curato i rapporti tra i clan calabresi e il Primeiro Comando da Capital (PCC), considerata una delle più potenti organizzazioni criminali del Brasile.
Nei verbali emerge anche un dettaglio curioso: sulla piattaforma criptata Sky-ECC, utilizzata per le comunicazioni tra affiliati, Pasquino avrebbe utilizzato il nickname “Cristiano”, spiegando di essere tifoso della Juventus e fan di Cristiano Ronaldo.
I precedenti sulle infiltrazioni nella curva
Le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nell’ambiente ultrà bianconero erano già emerse nell’inchiesta “Alto Piemonte” del 2017.
In un diverso procedimento giudiziario, un altro collaboratore di giustizia aveva dichiarato nel 2025 che l’interesse dei clan per il bagarinaggio sarebbe iniziato tra il 2011 e il 2012, sostenendo che i biglietti venivano forniti gratuitamente da appartenenti al gruppo ultrà “Bravi Ragazzi”.
Le dichiarazioni riportate nelle motivazioni della sentenza costituiscono elementi investigativi e processuali riferiti da collaboratori di giustizia e dovranno trovare eventuale riscontro nelle competenti sedi giudiziarie.
