PALERMO – Avrebbe diretto una lunga serie di attentati incendiari e intimidazioni ai danni di imprenditori e commercianti palermitani direttamente dal carcere di Trani, utilizzando uno smartphone introdotto illegalmente nella sua cella. È quanto emerge dall’operazione eseguita dai Carabinieri del Comando provinciale di Palermo, che oggi hanno dato esecuzione a 22 provvedimenti di fermo, sette dei quali notificati a persone già detenute.
Tra i destinatari figura Salvatore Verga, 36 anni, detenuto per traffico di sostanze stupefacenti e ritenuto dagli investigatori il presunto regista della rete criminale.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dai magistrati Maurizio de Lucia, Vito Di Giorgio, Giovanni Antoci e Andrea Fusco, rappresenta il secondo filone investigativo dopo quello che, nello scorso mese di giugno, aveva già portato al fermo di otto giovani ritenuti coinvolti nelle attività estorsive.
L’attentato alla Sicily by Car
Tra gli episodi contestati assume particolare rilievo l’incendio che l’11 giugno scorso ha colpito la sede della Sicily by Car di Carini, riconducibile all’imprenditore Tommaso Dragotto.
Secondo l’ipotesi investigativa, gli autori materiali dell’attentato sarebbero stati reclutati e remunerati proprio da Verga con la collaborazione di Rosario Piazza e Baldassare Rizzuto.
A indirizzare le indagini sarebbe stato anche il telefono cellulare di Piazza, nel quale il numero del detenuto era memorizzato con un’emoticon composta da due bombe, particolare ritenuto significativo dagli investigatori.
Il messaggio: «L’importante è che bruci tutto»
Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figura anche un messaggio inviato il 25 maggio 2026 da Verga a Piazza.
«Prenditi questo impegno… l’importante è che brucia tutto».
Secondo gli investigatori, quel messaggio rappresenterebbe uno degli elementi che dimostrano il ruolo di coordinamento esercitato dal detenuto nella pianificazione degli attentati.
Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire l’intera organizzazione: dal furto delle auto utilizzate per raggiungere gli obiettivi, al reclutamento degli esecutori materiali, fino ai pagamenti per le azioni intimidatorie.
Decisive le dichiarazioni di un collaboratore
Un contributo determinante all’inchiesta sarebbe arrivato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, arrestato lo scorso 20 marzo.
Secondo quanto riferito agli investigatori, Verga avrebbe mantenuto un ruolo di primo piano nelle dinamiche del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, continuando a impartire ordini anche dal carcere e occupandosi, tra l’altro, della gestione di armi, tra cui fucili mitragliatori e pistole.
L’operazione eseguita oggi dai Carabinieri rappresenta un nuovo duro colpo alle attività del racket e delle organizzazioni mafiose operanti nel territorio palermitano. L’inchiesta evidenzia, ancora una volta, la capacità delle cosche di mantenere collegamenti con l’esterno anche durante la detenzione, ma anche l’efficacia delle attività investigative nel ricostruire le reti criminali e individuarne presunti responsabili.
Le accuse sono formulate nell’ambito delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
