Estate, in archivio la stagione degli amori: tornerà un altro inverno

Ormai sono gli ultimi giorni di questa stagione calda. Come per incanto, tutto si predispone per ricominciare da dove eravamo rimasti. Le fabbriche, le scuole e la politica. Tutto ritorna come prima. Tempi, persone, luoghi.
L’estate ha messo nel congelatore (considerato il caldo) ogni attività ordinaria. Ha sospeso per un tempo breve le relazioni. Almeno un certo tipo di relazioni. Ha rallentato i ritmi e dilatato i tempi. Ha disordinato le giornate, spostando la notte verso il giorno e viceversa. Il sole ha sfiorato la nostra pelle, bagnata di sale.
Negli sguardi di qualcuno sembra che sia passato un tempo lungo, come se l’estate fosse durata anni. Forse il colore della pelle, forse le magliette colorate o i sandali ai piedi. Non saprei.
 
L’estate ha mitigato gli attriti, ha prefigurato nuovi amori, nuove relazioni. In politica, tra gli amanti e tra le persone. Mille progetti e propositi. Nuove direzioni da prendere, accordi da stipulare, progetti da sviluppare. Idee, attività innovative e tanto ancora.
 
L’estate ha portato anche cose gravi. In questo Paese – tra i tanti drammi che l’hanno colpito, come il crollo del ponte a Genova, i disperati della nave Diciotti, l’Italia fuori dal mondiale, i femminicidi, lo stress finanziario della borsa, ecc. – ci sono anche momenti in cui si parla di rigenerazione, di ricostruzione, di rinnovamento.
Nessuno dimentica, nessuno perde l’orientamento ma “l’estate sta finendo e un anno se ne va”, diceva qualche anno fa una canzone. “sto diventando grande, lo sai che non mi va”. (dei fratelli Righeira)

Questo tempo, che sembra essere la fine di qualcosa e l’inizio di altro, coincide con il Capodanno Ebraico che quest’anno si festeggia tra il 9 e il 10 settembre. E’ la festa di Rosh haShanah che cade il primo giorno di Tishrì, uno dei mesi del calendario ebraico. Quindi è vero. Inizia un nuovo anno a partire dal mese di settembre. Si chiude il ciclo delle quattro stagioni: autunno, inverno, primavera ed estate.
 
I ragazzi tornano a scuola, e con loro i professori. I politici tornano a in aula e con loro “Porta a Porta”. Gli operari tornano in fabbrica e con loro le rivendicazioni sindacali. Tornano le criticità, il fisco, le serie TV, la vicina con il gatto e il cane. Tornano i mercati del libro usato, le circolari ministeriali e i nuovi bandi in scadenza. Tornano le mogli, i mariti e i figli. Tornano le badanti, le file al pronto soccorso e la spazzatura sotto casa. Riaprono le ludoteche, le piscine (non sempre), le discariche, le biblioteche e l’ufficio del CAF.
 
E’ una specie di capodanno (gli ebrei ci hanno visto bene). Certo, non tutti sono andati in vacanza. Qualcuno ha riposato a casa, con il condizionatore accesso. Qualcuno ha visto solo il mare. Qualcuno è andato lontano e qualcuno ha lavorato per tutti, restando a casa. Qualcuno ha risparmiato, andando nella spiaggia vicino casa. Molti sono stati nelle città d’arte e tanti dentro le città, nelle periferie, soffocati dalla polvere e dall’afa. Ma per tutti è finita l’estate.
 
Il notaio torna in ufficio, anche l’impiegato torna tra le sue carte, con qualche selfie in più. Ma tutti rigorosamente abbronzati. Provate a dire a uno di loro che sono pallidi. Potrebbe non rivolgervi più la parola. Basterebbe solo insinuare il dubbio sul tono di colore della pelle.
Anche la politica ha il suo capodanno ebraico. Ed è proprio in questo tempo. E’ il momento di corrispondere alle promesse estive. Il DPE (documento di programmazione economica), il bilancio comunale, i posti di sottogoverno, la finanziaria, le nuove norme da discutere, i decreti, le nomine a ministro, a sottosegretario, gli assessore, l’usciere, e il  dirigente. Tutto definito durante l’estate, quando siamo più predisposti alla felicità, quando – anestetizzati dal clima amoroso – siamo disposti a promettere di tutto. Di tutto. Ma il rientro è duro.
 
L’estate è la stagione delle promesse, dei propositi, dei piani. Al tempo dell’amore e delle notti stellate, si costruisce un atlante di propositi che qualche volta l’autunno smentisce. E quindi il rischio di frustrazioni, dissonanze, malumori e attriti.
La stagione dell’amore viene e va / i desideri non invecchiano quasi mai con l’età. / Se penso a come ho speso male il mio tempo / che non tornerà, non ritornerà più …  all’improvviso senza accorgerti / la vivrai, ti sorprenderà” … cantava Franco Battiato qualche anno fa.
Anche se Bruno Martino è più rassicurante. “Tornerà un altro inverno, / Cadranno mille petali di rose. / La neve coprirà tutte le cose, / E forse un po’ di pace tornerà. /Odio L´estate”.
 
Che poi, se non ci fossero le stagioni sarebbe una catastrofe. Anche se alla fine, quando tutti tornano a lavorare, si sente spesso: “credimi, sono veramente stanco, queste vacanze mi hanno distrutto – ma come distrutto?- si, non bisognerebbe mai andare in vacanza, il rientro è devastante… Odio l’estate, … la stagione dell’amore”.
Ma cosa potremmo essere senza questa stagione? Meno male che poi dimentichiamo e viviamo con il desiderio della prossima estate, degli amori e delle passeggiate in riva al mare, sotto le stelle. Quando siamo capaci di vedere oltre e immaginare il futuro. Magari con più fatti e meno promesse estive. Buon nuovo anno a tutti.

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Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

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