Gruppo Abate, dipendenti non percepiscono cassa integrazione: “Il funzionario Inps non risponde”

Gruppo Abate

Il funzionario dell’Inps non risponde e i lavoratori del Gruppo Abate ‘in concordato’ non possono percepire la cassa integrazione. E’ un epilogo involontariamente ‘sadico’ quello che deve subire gran parte dei 172 lavoratori ‘residuali’ del Gruppo Abate. Si tratta degli ultimi dipendenti tra addetti al settore amministrativo, alla logistica e ai 3 punti vendita finora non ceduti a nuovi acquirenti (Lentini, Floridia e Viale Mario Rapisardi a Catania).
L’accordo venne sottoscritto nei mesi scorso al Ministero del Lavoro per 398 lavoratori, numero poi drasticamente limato verso il basso grazie all’acquisizione – da parte del gruppo MD – di 23 supermercati (è il ‘pacchetto’ giudicato tramite l’asta giudiziaria).
I più sfortunati sono i lavoratori rimasti dentro il Gruppo Abate che – come il Corriere Etneo ha scritto nel marzo scorso – hanno addirittura tenuto a battesimo una ‘chat’ su whatsapp con il nome di “Gruppo di disperati”.
Una serie di ostacoli burocratici legata ai contratti di affitto delle strutture che ospitano i punti vendita, ha impedito che i 3 supermercati di Lentini, Floridia e viale Mario Rapisardi di Catania venissero inseriti tra gli altri sin qui ceduti.
Ai 20 lavoratori tocca, così, condividere con altri 150 colleghi la strada degli ammortizzatori sociali. Solo che i pagamenti della cassa integrazione non arrivano. I sindacati denunciano una situazione paradossale legata al funzionario dell’Inps che si occupa proprio di ammortizzatori sociali: “Non risponde al telefono e nemmeno alle mail inviategli, non riusciamo a parlare con lui” spiega il sindacalista Mertoli della Uiltucs etnea. L’indecente garbuglio burocratico tiene da mesi a pane e acqua i lavoratori che attendono di ricevere lo ‘stipendio’ della cassa integrazione (per i primi 3 mesi l’emolumento è pari all’80% di quanto percepito).
Carichi di rabbia, molti di loro si sono rivolti al Corriere Etneo per chiedere una mano d’aiuto. “Non sappiamo che fine faremo, visto che le prospettive occupazioni sono inesistenti – afferma uno di loro – e come se non bastasse ci fanno aspettare mesi per avere dei soldi che ci servono per sopravvivere. I mutui e le bollette non pagate tormentano il nostro quotidiano. Com’è che nessuno si accorge di questa assurda situazione venutasi a creare?”.

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