Adrano, a Lamezia Terme domani la Consacrazione a Vescovo di mons. Schillaci: pastorale del ‘700 per Gristina

di Massimo Iannicelli

Durante il rito di consacrazione di Mons. Giuseppe Schillaci, che avverrà a Lamezia Terme domani – sabato 6 giugno – l’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina (primo consacratore), utilizzerà il pastorale settecentesco che fu di un altro illustre Vescovo di Nicastro, ovvero Mons. Giovan Tommaso Perrone.
Si tratta di un bacolo in argento cesellato di manifattura napoletana con incisa la data del 1655, sul quale sono riprodotti (su due lati) le effigi dei Santi Pietro e Paolo ai quali è dedicata la Cattedrale lametina.
Mons. Perrone è passato alla storia per aver fatto ricostruire interamente a sue spese e in altro luogo, la precedente cattedrale di epoca normanna del 1100, diruta durante il terribile sisma del 27 marzo del 1638 che rase al suolo la città di Nicastro e l’intero suo comprensorio.
Per rendere possibile ciò, vendette un intero feudo della sua aristocratica famiglia, denominato «Porta di Ferro» posto nella città di Rossano Calabro (Cosenza) da dove il munifico Vescovo proveniva.
Dalla vendita di questo feudo, ricavò la stratosferica somma di 18.000 ducati all’epoca sufficienti per comprare cinquecento appartamenti.
Mons. Giovan Tommaso Perrone, di cui purtroppo non esiste un ritratto, fece anche costruire l’Episcopio (rimaneggiato nel corso dei secoli e dove andrà ad abitare Mons. Schillaci) ed altri edifici di pertinenza della Curia.
Alla sua morte, avvenuta il 16 novembre del 1677, all’età di 75 anni, volle essere seppellito nella sua cattedra che iniziò a far costruire tra il 1640 ed il 1642. Gli occorsero però trent’anni perché potesse completarla e renderla degna di essere elevata a cattedrale, ciò che avvenne il 1° settembre del 1675.
Il suo episcopato è il secondo più lungo nella storia dei vescovi lametini: 38 anni e sette mesi, battuto per soli due mesi da un suo successore, il siciliano di Calascibetta (provincia di Enna) Mons. Eugenio Giambro, tra il 1916 e il 1955.
Di Mons. Perrone, oltre all’anzidetto bacolo, resta soltanto la lastra sepolcrale del suo avello, rimossa nel 1992 allorquando per ripavimentare l’altare, la lastra si spezzò in due.
Il bacolo che utilizzerà Mons. Gristina, viene stabilmente custodito nel Museo Diocesano d’Arte Sacra istituito per volontà di Mons. Vincenzo Rimedio, oggi Vescovo Emerito di Lamezia Terme.

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