Paternò, sindaco e suo vice sul duplice delitto di Ucrìa: “Legittima difesa di Salvatore per salvare la propria vita”

A Paternò, sindaco e vice sindaco si schierano a favore del giovane paternese Salvatore Russo, accusato del duplice omicidio di 2 uomini. Il duplice omicidio, avvenuto ad Ucrìa, è scaturito a seguito di una spedizione punitiva contro il giovane legata alla disputa di un parcheggio.
“Sui tristi fatti di Ucria – scrive il sindaco Naso – apprendiamo in queste ore del convalido del fermo del paternese Salvatore Russo. Da sindaco di Paternò ho mantenuto i contatti con la famiglia cui mi stringo a nome di tutta la comunità paternese. Da ciò che emerge parrebbe che Salvatore abbia agito per difendersi dal tentativo di essere assalito da parte di alcuni uomini e per futili motivi, quindi per legittima difesa. Da garantisti attendiamo con pazienza le prossime determinazioni della Magistratura, cui sempre confidiamo.
Mannino parla di mistificazione da parte di alcuni organi di stampa e critica le dichiarazioni fatte dal sindaco di Ucrìa. Punta, infine, l’attenzione sul giovane paternese Salvatore Russo che ha agito “per salvaguardare la propria vita”.
Più esteso l’intervento del vice sindaco Ignazio Mannino che spiega di parlare da uomo di destra e “…al di là del ruolo di amministratore”.

Ecco il testo integrale dell’intervento del vice sindaco Ignazio Mannino.

Da uomo storicamente di Destra sento la doverosa necessità, al di là del ruolo di Amministratore della Città di Paternò per la quale mi rimetto alle parole del sindaco, di intervenire in merito a quanto accaduto la sera di ferragosto ad Ucria, evento di sanguinosa cronaca nera che ha tutte le caratteristiche di una deriva Etico Morale a cui la società moderna sembra essere purtroppo rassegnata, con l’aggravio di una vicenda paradossale che rappresenta connotati ed affermazioni, fatte da diverse testate giornalistiche ed istituzioni, che tendono a mistificare la realtà.

Ad avviare questa gogna mediatica sono proprio le istituzioni della “sconvolta” comunità di Ucria che per voce del primo cittadino e del prete del paese, Don Carmelo Catalano, affermano che la comunità composta da persone perbene e’ sotto choc.
Precisamente Il parroco del paese in un intervista rilasciata ad una emittente televisiva locale, parla di comunità affranta, di un paese come una “famiglia”, definendo uno dei due uomini uccisi , “UN UOMO AMICO DI TUTTI ”.
Il Sindaco invece rilasciando delle dichiarazioni ad una testata giornalistica, parlando della “vittima” afferma sullo stesso che “dava una mano alla comunità”. Tale il Contenuto delle dichiarazione delle
Istituzioni Politiche e Religiose della comunità montana!
Entrambi tuttavia, dimenticano che quello da loro stessi appellato come“vittima” risulta indagato nelle operazioni antimafia Mare Nostrum, Romanza e Icaro, in quanto REFERENTE della zona per il clan di Barcellona.

Pertanto chiederei al sindaco di Ucria, in che modo un indagato per mafia, tra l’altro non un qualsiasi affiliato, ma un soggetto di spicco del clan, poteva essere d’aiuto alla comunità, mentre da uomo di fede ricorderei a tutti Don Pino Puglisi come amico di tutti e a servizio della comunità.

Risulta a mio avviso difficile demarcare una linea di netto confine tra la legittima difesa e ciò che c’è oltre la stessa, in quanto, la vittima che a mio avviso è il paternese Salvatore Russo, raggiunto nella propria abitazione da una spedizione punitiva capeggiata da un soggetto affiliato alla Criminalità organizzata con ben 6 uomini armati di coltello e pistola, ha agito a mio parere per salvaguardare la propria vita e quella della “vera famiglia”composta dai figli e dalla moglie e dagli affetti più cari.

Ho sentito la necessità di esprimere, anche in maniera forte, il mio punto di vista da cittadino che crede nelle istituzioni e da rappresentante delle stesse, ma anche da semplice uomo che poco meno di un anno fa ha subito una
spedizione punitiva da parte di un commando di 4 quattro uomini.
Posso quindi capire perfettamente la paura di Salvatore, nonché la necessità di difendersi per mettere a salvo la propria vita.

Confido nel lavoro della procura e sono certo che saprà dare una attenta valutazione di chi è davvero vittima e chi invece carnefice, non ammetto inoltre che il nostro concittadino venga appellato come killer .
La lingua italiana insegna che quest’ultimo è un sicario che uccide su commissione.

Confido anche nel lavoro onesto ed intellettuale della Stampa che saprà in questi giorni fare chiarezza su cose e persone ed attribuire i corretti aggettivi, oltre che ricostruire la dovuta verità su un uomo, Salvatore, che ha lottato e difeso il supremo valore della vita.

In ultimo sento di esprimere la mia vicinanza ai familiari di Salvatore e allo stesso, confidando nel giusto corso della giustizia.

Riguardo l'autore Redazione

2 Comments

  1. quanno more u mafiuso more per mano do’ fesso diceva un antico proverbio e quella gran faccecazzo voleva fare o prepotente e sella’ pigliata ngulo! legittima difesa per questo ragazzo innocente colpevole solo di essersi difeso da un prepotente mafioso

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