“Catania città indagata dove comanda la mafia”: l’analisi impietosa di Claudio Fava dopo la visita dell’Antimafia regionale

“E’ un quadro molto dettagliato, puntuale e piuttosto preoccupante quello venuto fuori dalla visita della commissione regionale antimafia in missione a Catania”. Ieri una delegazione guidata dal presidente Claudio Fava ha incontrato il prefetto Claudio Sammartino, il questore Mario Della Cioppa, il comandante dei carabinieri Raffaele Covetti, il comandante della Guardia di finanza Raffaele D’Angelo e il procuratore Carmelo Zuccaro. “Ciò che accade sul territorio di questa provincia – ha spiegato Fava – è evidente in termini di pervasività criminale e di punti di incontro tra interessi mafiosi, politica e imprenditoria.

Esiste una zona grigia molto ampia in cui nel corso degli anni si è collocata un’area dell’imprenditoria che non è direttamente legata alla struttura mafiosa, ma che certamente è compatibile è disponibile al patto collusivo con le famiglie mafiose. Tutto questo determina una forte sofferenza del tessuto imprenditoriale sano che rischia di essere soffocato e anche nel mondo della spesa pubblica: 10 interdittive antimafia negli ultimi due mesi sono indicativi”.
Fava ha poi elencato i settori di investimento della mafia e delle organizzazioni criminali, “settori non nuovi, perché raccontano vocazioni antiche da parte delle famiglie mafiose: certamente c’è il mercato immobiliare con la famiglia Santapaola-Ercolano, innanzitutto.
C’e’ il settore delle speculazioni edilizie con l’acquisto e la valorizzazione dei terreni agricoli che diventano attraverso una variante terreni edificabili, senza alcun controllo, centri commerciali. E poi ancora di assoluta attualità l’intestazione fittizia dei beni, le aste giudiziarie che vanno deserte per fare in modo che i beni vengano acquisiti dai prestanome dei Santapaola-Ercolano, gli affari con i centri scommesse. E infine il settore redditizio dei rifiuti in cui è stato accertato che non c’è alcun procedimento regolare nell’assegnazione degli appalti e delle proroghe”.

“Catania – ha detto Fava – in questo momento è una città indagata, sotto processo, sotto osservazione giudiziaria”. Mi riferisco all’università, alla sua storia istituzionale e alle vicende legate all’ipotesi di falso in bilancio negli ultimi quattro anni, a un ex governatore della Regione che sara’ giudicato nei prossimi giorni, a uno dei piu’ grossi editori del Mezzogiorno indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Una quantita’ di urgenze giudiziarie che ci fa capire come questa citta’ resti una storia da raccontare”. Inoltre, “le attivita’ economiche, l’investimento, il mercato finanziario, la presenza in significativi rami d’impresa sono controllati dai vertici delle famiglie mafiose. La loro autorevolezza, il peso che continuano ad avere dipende dal fatto che continuano ad essere il centro di comando del potere economico.
“Catania – aggiunge il presidente dell’Antimafia regionale – è una città con una storia ancora da raccontare in cui la mafia dice ‘Qui comandiamo noi’: questa è una città di spazi e territori contesi dalla mafia in cui il controllo del territorio ha raggiunto una pace mafiosa con alleanze inedite tra il clan Santapaola e gli storici rivali dei Cappello. La mafia si prende le piazze di spaccio, le toglie dalla geografia del resto della Repubblica, ma ha come risposta l’intervento dello Stato.

“Le famiglie Santapaola e Cappello sono ad esempio alleate in una forma di assoluto controllo del gioco d’azzardo, mentre le indennita’ di disoccupazione – ha aggiunto – sono affari del clan Laudani in cui centinaia di falsi braccianti diventano un’occasione per attrarre profitti. E ancora c’e’ la gestione dei parcheggi abusivi, i traffici di petrolio e l’accesso ai finanziamenti europei intercettati attraverso i fondi di coesione”.

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