Paternò: 3 buoni motivi per restare o per andare via (si fa per dire) dalla città: i tramonti sull’acropoli e il nulla per i giovani

Paternò: 3 buoni motivi per restare o per andare via (si fa per dire) dalla città: i tramonti sull’acropoli e il nulla per i giovani

Sono uno studente fuori sede, cinque anni fa ho lasciato Paternò per andare a studiare giurisprudenza a Milano.

Da anni, come tanti altri colleghi fuorisede, vivo una sorta di bilocazione tra la mia città d’origine e la città che mi ha adottato.

Questa confusionaria condizione esistenziale ha reso ancor più evidenti ai miei occhi gli aspetti positivi e, ahimè, negativi di Paternò. Questi ultimi sono quelli che nei momenti di rabbia ci fanno venire la voglia di andare via, se non fosse che nessun paternese lascerebbe mai davvero la propria città.
Vediamo i 3 aspetti positivi e i 3 negativi che offre la città di Paternò. Ciascuno, se vuole, può aggiungere la propria personale classifica.

Positivi

Tavola calda e pasticceria

Iniziamo subito con un tasto dolentissimo. Per quanto ci si sforzi a replicare le ricette di mammà e si cerchi di allontanare la saudade ripiegando sui tanti locali che offrono pietanze siciliane nel resto d’Italia, il risultato purtroppo non potrà mai essere lo stesso. Alcune specialità hanno, tra i loro ingredienti, il profumo dei luoghi in cui sono prodotte e il gusto dei ricordi a cui ci riportano. Insomma, non sono ammesse imitazioni. Basti pensare alle eccellenze della tavola calda paternese: le cartocciate del Caffè Elites, le cipolline del Bar Epoca, i patè di Atanasio e gli arancini di Scuto. Sulla pasticceria potremmo scrivere un libro, qui basterà citare il babà tartufato del Bar Lo Faro, le iris di Sava e le cassatelle del Bar Ibla.

La posizione

Paternò ha una posizione strategica (i suoi secoli di storia, sopratutto quelli meno conosciuti, ne sono la testimonianza). La centralità della nostra città nel versante orientale dell’Isola ci permette di arrivare in pochissimo tempo sul cucuzzolo dell’Etna o su una splendida spiaggia. Citando la celebre canzone dei Brigantini: “Sono un abitante di una città importante anche molto bella, che in 15 minuti arrivi a Sigonella, in 32 minuti sei a Taormina, in un lampo a Misterbianco, con un salto sei a Catania, 4 passi a Siracusa, 100 passi a Corleone, in 2 ore sei a Palermo e in 1 ora sei a Messina, che è la patria re buddasci!”. E’ un elemento che potrebbe avvantaggiarci molto in termini di ricettività turistica, ma anche solo parlarne sembra utopico.

I tramonti sull’Acropoli

Chi non ha passato un pomeriggio sull’acropoli di Paternò non può cogliere la bellezza che regala al tramonto. Affacciandovi dal sagrato della chiesa di Santa Maria dell’Alto potrete ammirare la città nella sua interezza e la maestosità del Vulcano, mentre dietro di voi i colori del crepuscolo disegnano i contorni del Castello Normanno e della Valle. Vi assicuro che in quel momento non vorreste essere in nessun altro luogo.

Negativi

Mobilità

Nonostante Paternò abbia, come già detto, una posizione strategica, purtroppo soffre fortemente la mancanza di collegamenti adeguati con Catania e con il circondario. Il fatto che sia collegata a Catania solo dalla ferrovia circumetnea, meglio conosciuta come “Littorina” (dal nome si coglie bene a quale epoca si sia fermata la costruzione di infrastrutture fondamentali), e da pochi autobus, è un fatto inaccettabile per i tanti pendolari che percorrono quotidianamente questa tratta. Nonostante da anni si discuta sui collegamenti con la metropolitana di Catania, negli ultimi tempi sembrano sempre più una chimera. Per non parlare del trasporto urbano e di qualsivoglia idea di ‘smart mobility’ uccisa sul nascere dalle solite frasi fatte: “u monopattino è per i picciriddi”; “le biciclette le rubano”; “le macchine del car sharing le smontano tutte”. Problemi reali che andrebbero affrontati programmando e vigilando, non con la rassegnazione.

Mancanza di spazi pubblici per i giovani

I giovani nati tra gli anni 90’ e il nuovo millennio sono cresciuti in una città totalmente priva di qualsivoglia stimolo, e questa condizione desolante ha provocato in loro una forte mancanza di riferimenti, di memoria, di unione, di attaccamento alla storia e ai luoghi di una città divenuta ormai un dormitorio. E qualcuno tuttora si stupisce se i giovani trascorrono il loro tempo libero nei bar o in qualche parcheggio di periferia.
Servirebbero dei presidi culturali in ogni quartiere in grado di offrire non solo la possibilità di studiare, ma anche di socializzare, di fare sport, di connettersi a internet, di sperimentare, di creare. Chi cresce ingabbiato in questo clima di apatia collettiva non potrà mai essere un buon cittadino e tutt’al più fuggirà via.

Attività culturali

Mancano i teatri, mancano i cinema e le poche librerie rimaste stentano a vivere. Sono venuti meno, insomma, tutti quei segnali che (nonostante siano considerati da qualcuno di secondaria importanza) danno la misura della qualità della vita di una comunità.
Manca la diversità dell’offerta culturale, la possibilità (che è anche diritto) di scelta tra diverse esperienze. La realizzazione e la promozione degli eventi è affidata da decenni a una cerchia ristrettissima di attori, sempre gli stessi, sempre più locali e autoreferenziali.

Forse per migliorare il posto in cui viviamo dovremmo farci, a prescindere da quale sia il nostro ruolo nella società, delle semplici domande: la nostra è una città che guarda a se stessa o una città che guarda oltre? È una città chiusa o una città che si lascia attraversare? Quali motivi diamo a chi ci guarda da fuori per venirci a trovare? Cosa stiamo facendo per fermare l’emorragia di giovani e meno giovani che da decenni?

Il futuro che vogliamo dare a Paternò è custodito nelle nostre risposte.

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