Paternò, Comune sciolto per mafia: la relazione del ministro dell’Interno: “Amministrazione permeata dal crimine”

Paternò, Comune sciolto per mafia: la relazione del ministro dell'Interno: “Amministrazione permeata dal crimine”

PATERNÒ – Il Ministero dell’Interno, nella relazione inviata al Presidente della Repubblica il 13 novembre 2025, delinea un quadro di inaudita gravità che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune di Paternò.

Il documento, frutto di un lungo e articolato monitoraggio, dipinge l’amministrazione locale come ormai profondamente compromessa, con «forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione», pregiudicando «l’ordine e la sicurezza pubblica».

L’azione dello Stato – si legge – è scattata a seguito delle indagini dell’operazione Athena condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che ha portato a numerose misure cautelari nei confronti di amministratori locali ed esponenti delle cosche. Sulla base di tali risultanze, il Prefetto di Catania ha disposto un accesso ispettivo presso il Comune, conclusosi con una relazione che ha evidenziato «concreti, univoci e rilevanti elementi circa collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso».


CONDIZIONAMENTO AMBIENTALE E PATTO ELETTORALE

La relazione ministeriale sottolinea come il territorio di Paternò sia storicamente caratterizzato da una «conclamata e radicata presenza» di Cosa Nostra, tale da determinare un vero e proprio condizionamento ambientale.

Il punto centrale dell’inchiesta riguarda la tornata elettorale del giugno 2022. Secondo gli investigatori, il sindaco – riconfermato in quell’occasione – si sarebbe accordato con una delle cosche locali per ottenere appoggio elettorale in cambio di posti di lavoro per soggetti segnalati dai mafiosi e della nomina in giunta di un uomo di loro fiducia.

Quest’ultimo, un ex assessore «notoriamente privo di specifiche qualifiche professionali e di esperienza politica», sarebbe stato confermato anche nel secondo mandato, consentendo alla criminalità organizzata «di incidere direttamente e significativamente sulla gestione della cosa pubblica».


L’IMPRENDITORE-PONTE: FIGURA CHIAVE

Ruolo cruciale nell’accordo elettorale sarebbe stato svolto da un imprenditore agricolo, già consigliere e assessore nella precedente consiliatura, definito un politico di «lungo corso» che «rappresentava in seno all’associazione mafiosa un importante anello di collegamento con il mondo politico e imprenditoriale locale».

Il soggetto, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso, avrebbe organizzato incontri – alcuni alla presenza del sindaco – con esponenti delle cosche per «perfezionare l’accordo elettorale». Manteneva inoltre «contatti quotidiani» con i mafiosi per favorirne interessi in Comune, dalle assunzioni all’acquisizione di un capannone tramite asta giudiziaria.


UNA MACCHINA AMMINISTRATIVA DEVIATA E ACQUIESCENTE

Oltre agli intrecci personali, la relazione mette in luce una gestione comunale gravemente distorta:

  • Controlli antimafia inesistenti: su 130 dipendenti, solo uno aveva accesso alla Banca Dati Antimafia, consultata raramente. Licenze rilasciate anche a soggetti privi dei requisiti, incluso un pregiudicato per mafia.

  • Appalti opachi e debiti fuori bilancio: affidamenti critici, tra cui quello per la custodia dei cani randagi a una ditta con dipendenti “organici” a un clan. Riconosciuti oltre 330.000 euro di debiti fuori bilancio tra il 2017 e il 2024.

  • Morosità degli stessi amministratori: assessori, consiglieri e il sindaco risultavano morosi per anni su IMU e TARI, configurando un grave conflitto d’interessi.

  • Sprechi e mala gestio: rimborsi e gettoni di presenza ingiustificati, con aggravio dei costi per un ente già in dissesto finanziario.

  • Feste patronali “controllate”: assenza di vigilanza sulle manifestazioni religiose, con infiltrazioni mafiose tra gli organizzatori e pubblici “omaggi” durante le processioni per acquisire consenso sociale.


TRIBUTI LOCALI: “NEANCHE IL PRIMO CITTADINO PAGA”

La commissione d’indagine rileva che diversi assessori e consiglieri, di maggioranza e minoranza, risultavano morosi pur avendo ricevuto regolari cartelle di pagamento.

I debiti riguardano anche il sindaco, che avrebbe omesso il pagamento di IMU e TARI fin dal 2012/2013, provvedendo solo parzialmente a saldare quanto dovuto dopo l’insediamento della commissione d’accesso.


TOTALE ASSENZA DI LEGALITÀ

Il quadro complessivo è quello di una «totale assenza di legalità dell’azione amministrativa» e di una profonda precarietà degli uffici comunali, che ha favorito la compromissione dell’ente nel suo insieme.

Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con il contributo dei vertici della Procura, ha approvato all’unanimità le conclusioni. Il Ministro dell’Interno ha quindi disposto lo scioglimento del Consiglio Comunale e il commissariamento per 18 mesi, ritenuto necessario per tentare di ricondurre l’ente alla legalità e restituire Paternò ai cittadini onesti.

Riguardo l'autore Redazione

1 Comment

  1. Le ammiratrici che su f.b. postavano bacini e cuoricini negli occhi indirizzate al politico amministratore incapace dove sono?

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.