Catania, agente penitenziario vince ricorso al Tar: sarà trasferito a Gela per stare con il figlio piccolo

Catania, agente penitenziario vince ricorso al Tar: sarà trasferito a Gela per stare con il figlio piccolo

Il Tar di Catania ha accolto il ricorso presentato da un agente scelto di polizia penitenziaria originario di Gela, che aveva chiesto il ricongiungimento familiare e il trasferimento nella città in cui risiedono la moglie e il figlio piccolo.

I giudici amministrativi hanno condiviso le tesi sostenute dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ordinando al Ministero della Giustizia di ottemperare alla decisione e disporre il trasferimento dell’agente presso la casa circondariale di Gela. Il dipendente era attualmente in servizio nel carcere di Caltagirone.

Il diritto alla genitorialità non può essere sacrificato

Secondo quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale, il diritto alla genitorialità non può essere sacrificato sulla base di motivazioni generiche. In particolare, i giudici hanno richiamato il decreto legislativo 151 del 2001, che consente ai genitori con figli minori di tre anni di ottenere l’assegnazione temporanea triennale nella sede più vicina al nucleo familiare.

La sentenza sottolinea come tale diritto debba essere garantito in maniera concreta, favorendo la presenza del genitore accanto al figlio nei primi anni di vita, fase considerata particolarmente delicata per lo sviluppo del minore.

Il diniego del Ministero e le motivazioni respinte

Il Ministero della Giustizia aveva inizialmente negato il trasferimento, anteponendo esigenze di servizio e di funzionalità. In particolare, era stata evidenziata una carenza di organico del 10% nel carcere di Caltagirone e la distanza tra le due sedi – circa 38 chilometri – ritenuta «percorribile quotidianamente».

I legali dell’agente hanno però contestato questa impostazione, evidenziando come la casa circondariale di Gela presenti una carenza di personale ben più grave, superiore al 30%, circostanza che rendeva illogico il diniego basato su presunte esigenze organizzative.

La decisione del collegio

Il collegio del Tar, presieduto da Aurora Lento, con relatore ed estensore Daniele Profili, ha accolto integralmente le osservazioni degli avvocati difensori. Nella decisione viene chiarito che la possibilità di rientrare quotidianamente presso la propria abitazione non è sufficiente a negare un diritto espressamente previsto dalla normativa per favorire la presenza del genitore accanto al figlio nei primi anni di vita.

Il Ministero della Giustizia dovrà quindi dare esecuzione alla sentenza e procedere al trasferimento dell’agente nella sede di Gela, garantendo il ricongiungimento familiare previsto dalla legge.

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