Pogliese (FdI) condanna l’esaltazione del boss Santapaola sui social: “Oltraggio alle vittime della mafia”

Pogliese (FdI) condanna l'esaltazione del boss Santapaola sui social: "Oltraggio alle vittime della mafia"

La condanna del senatore Pogliese

CATANIA – «Ferma condanna per i gravissimi episodi emersi in questi giorni a Catania». Così il senatore Salvo Pogliese, esponente di Fratelli d’Italia, interviene sulla diffusione sui social network di contenuti che avrebbero esaltato la figura del boss mafioso Benedetto “Nitto” Santapaola, recentemente scomparso.

In una nota, Pogliese definisce tali manifestazioni «un’inaccettabile esaltazione» e un gesto offensivo nei confronti delle vittime della criminalità organizzata.

«Celebrare un uomo che ha seminato morte e dolore, definendolo impropriamente “storia” della nostra città – afferma il senatore – è un oltraggio alla memoria delle vittime della mafia e ai tantissimi catanesi onesti che ogni giorno lottano per la legalità».

«Santapaola – aggiunge – non ha fatto la storia, ma ha scritto una pagina vergognosa della città, vergata con il sangue e alimentata da sopraffazione e degrado».


Il ruolo della Commissione Antimafia

Pogliese esprime poi apprezzamento per l’intervento della presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, che ha attivato il protocollo d’intesa siglato con TikTok per la rimozione dei contenuti che inneggiano alla criminalità.

«Il plauso – sottolinea – va all’operato tempestivo della presidente Colosimo, che ha immediatamente attivato il protocollo per rimuovere i contenuti inneggianti al crimine».

Secondo il senatore, si tratta di un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e piattaforme digitali.

«Un intervento – osserva – che dimostra l’efficacia di questo strumento di collaborazione, fondamentale per contrastare il dilagare di messaggi distorcenti e pericolosi, specialmente tra i più giovani».


«Non basta rimuovere i post»

Tuttavia, per Pogliese la sola cancellazione dei contenuti non è sufficiente.

«Questi episodi – evidenzia – ci pongono davanti a una realtà inaccettabile: la fascinazione per il male e per i suoi protagonisti è ancora radicata in alcune frange della nostra società».

Un fenomeno che, secondo il senatore, rappresenta un vero e proprio campanello d’allarme.

«Se giovani che dei clan non fanno nemmeno parte arrivano a idolatrare un boss, significa che il nostro compito di educatori, istituzioni e cittadini è ancora lungo e complesso».


L’appello a famiglie, scuola e Chiesa

Il senatore conclude con un appello rivolto alle istituzioni educative e alla società civile.

«La scuola, la Chiesa e, in primo luogo, le famiglie – afferma – sono chiamate a un impegno straordinario: insegnare ai nostri ragazzi a discernere il bene dal male, a riconoscere nei veri esempi di riscatto e onestà i modelli da seguire, e non certo in personaggi come Santapaola».

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