Il voto dei giovani contro l’autocrazia elettorale: un rifiuto generazionale della democrazia nominale

Il voto dei giovani contro l'autocrazia elettorale: un rifiuto generazionale della democrazia nominale

A comprendere la realtà internazionale, hanno provveduto gli ultimi in ordine di età, poco più che adolescenti, compiutamentepiù svegli di tanti adulti italiani, accorrendo numerosi alle urne per il referendum sulla giustizia, il 22-23 marzo scorsi. Quantunque gli opinionisti abbiano scandagliato i tanti risvolti della straordinaria corsa al voto dei ragazzi, una tra tutte, quella dalla quale derivano le rimanenti, vale a dire la sortita di massa, negata in occasione delle precedenti elezioni, siano esse state politiche, regionali o amministrative, non sono riusciti a coglierne, almeno nella stragrande maggioranza, l’intima essenza. Con il legittimo ma non esaustivo presupposto, vero, del contesto di precarietà, nel quale sono relegate le generazioni Z, dei nativi digitali, dei Millenials e la generazione Alpha, hanno liquidato la questionecon disarmante superficialità. In concreto, saltando a piè pari la presa di posizione dei giovani riguardo al rifiuto della parvenza di democrazia, quella attuale, in ordine di comparsa dispensata sullo scenario nazionale. Dentro la ripulsa dei giovani sta la constatazione elementare di essere fantasmi sociali, soggetti a cui sono denegati i diritti di cittadinanza. E, non si tratta di quisquiglie, dalla dignità del lavoro al coinvolgimento civico, dal riconoscimento del ruolo generazionale all’esclusione dalla vita politica. Sì, i giovani hanno esattamente patito l’emarginazione dal contesto decisionale, giacché a loro è stato sbarrato il passoper inserirsi, come nel diritto di ogni generazione, nel gruppo dirigente del paese. In questa cinica e brutale esclusione ha giocato la volontà di perpetuare il potere per coloro, da anni al comando della nazione, unicamente interessati a decidere la sorte di chi deve essere eletto in parlamento, parimenti di coloro da escludere, manipolando da lustri la vigente legge elettorale. Nella fattispecie la Rosatellum bis, norma anticostituzionale, ancora oggi in vigore, consente ai segretari dei partiti di opposizione quanto di governo di selezionare, in funzione di devozione alla propria persona i deputati e i senatori da portare a Montecitorio e a palazzo Madama. Di fronte a un simile scenario, il quale, benché si fregi della nomea di stato di diritto, ha perso i tratti della democrazia elettiva, chi, se non gli ultimi arrivati, subiscono la più totale esclusione? Altrettanto errato il presupposto, costoro, le nuove generazioni, siano disinteressati alla politica. Al contrario,combattono contro la democrazia nominale, nei fatti gerontocrazia, sostanziata dal rifiuto del ricambio generazionale, unitamente alla messa al bando della cultura del merito, smentendo clamorosamente, chi sostiene siano disinteressati alla politica. Si spiega così, nel modo più fisiologico possibile, la fuga dei giovani dall’Italia, in uno con la repulsione, impersonata da coloro sono rimasti in patria, nei confronti dell’attuale partitocrazia,

Per meglio chiarire, chiunque a sinistra si illuda di avere recuperato il consenso delle nuove generazioni, stia sicuro, se la situazione rimarrà invariata, ovvero non vi sarà il coinvolgimento dei cittadini, trasformando radicalmente la legge elettorale, in senso opposto da come auspicato dal governo Meloni, questo non avverrà. Di più, in Italia, si è verificato un fenomeno in controtendenza rispetto all’Europa, allo scoccare del referendum, la bocciatura della oligarchia partitocratica, ha registrato adesioni massicce. Di totale rifiuto. Di fronte alla democrazia elettiva, tale quale è quella italiana, incapace di ascoltare la voce dei giovani, unitamente alla condanna loro inflitta di vivere unicamente l’insicurezza nel campo dell’occupazione fino alle prospettive di precarietà pensionistiche, economiche, finanziarie e politiche,quale ceto sociale, di fatto escluso dalla cittadinanza attiva, potrebbe assecondare simile trasformazione della democrazialiberale, in autocrazia elettorale?

Da tempo, In Europa, ci si avvita intorno alla questione della riesumazione del fascismo, con storici e docenti, fermi lì a sgolarsinegandone il ritorno, senza, nondimeno, precisarne i contorni della discesa in campo globale delle destre estreme. In anni passati, un film uscito nelle sale nel 2018, ne ha ipotizzato, in chiave satirica, fors’anche preveggente, Sono tornato, per la regia di Luca Miniero, l’irruzione in scena dei nipotini di Mussolini, in realtà avvenuta il 22 ottobre 2022 con il governo presieduto dalla Meloni. E, benché inizialmente non sia apparso chiaro a nessuno dei politologi, ancora oggi l’equivoco permane, la Meloni e il partito, Fratelli d’Italia, non perseguono obiettivi passatisti, al contrario, legatisi al carro americano, da anni ormai, lavorano al progetto di trasformazione dello stato di diritto da democrazia liberale in autocrazia elettiva. Chiunque pensasse di avere definitivamente messa a tacere tale prospettiva con il no al referendum, attenda semplicemente la bozza parlamentare della riforma della legge elettorale esitata dal governo di destra per ricredersi. Ebbene, se dovesse passare il premio di maggioranza, così come concepito nella stesura iniziale, ma anche se fosse rivisto al ribasso, il tranello, ospite sgradito, perfettamente intuito dai giovani accorsi alle urne, rientrerebbe dalla finestra. Non solamente si assisterebbe alla elezione diretta del premier, bensì il presidente della repubblica andrebbe scelto da una ideologizzataminoranza di cittadini, rimasti a esercitare il loro diritto di voto. Questi sarebbero gli effetti visibili. Di gran lunga peggiori le ricadute sulle libertà individuali e collettive, giacché, Project 2025, scritto nel corso del 2023, dal think tank di estrema destra, finanziato da plutocrati ebrei-americani dell’Heritage foundation, 922 pagine redatte da funzionari dell’apparato statale, legati ai capitalisti digitali, dominanti nella Silicon valley, prevalentemente, ma non solo, anche a gruppi teocratici di religione battista, hanno provveduto da diversi mesi a cambiare la legislazione statunitense, secondo la quale era impedito a società americane, fossero anche fondazioni, di finanziare associazioni straniere. In un diffuso silenzio della stampa, da un anno a venire, tale pratica è adottata in diversi paesi europei. Fondazioni, anche italiane, ricevono, secondo indiscrezioni trapelate, finanziamenti e suggerimenti strategici, naturalmente in campo istituzionale per trasformare le istituzioni ricadenti nell’ambito delle democrazie avanzate in autocrazie, da Oltreoceano.
Ecco, qualora non si fermasse la deriva, in mano americane, la sacra trimurti, legata da interessi economici e politici comuni, Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, così come hanno seppellito il diritto internazionale, sostituendolo con la legge del più forte, continueranno sulla china per abolire ogni istituto di libertà, adottando la guerra a proprio strumento di supremazia nel globo.
Malauguratamente, ci sono segni, sia anche troppo tardi per reagire, soprattutto in America e in Medio Oriente. In Italia, rimane qualche scampolo di tempo.

Riguardo l'autore Angelo Mattone

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