Il nome del nonno eroe, la morte a 17 anni: Adrano piange Gerlando Falzone

Il nome del nonno eroe, la morte a 17 anni: Adrano piange Gerlando Falzone

ADRANO – C’è qualcosa di straziante, e insieme di profondamente simbolico, nel fatto che Adrano si trovi, in queste ore, a piangere un altro Gerlando Falzone. Un nome già inciso nella memoria collettiva della città quasi sessant’anni fa, scolpito nel marmo del sacrificio e del dovere. Oggi torna, per ragioni opposte e altrettanto dolorose: non la morte di un uomo che sceglie di rischiare la vita per salvarne un’altra, ma quella di un ragazzo di diciassette anni, strappato alla vita nel pieno della giovinezza, lontano da casa, durante una gita scolastica.

Gerlando Falzone, studente dell’istituto superiore “Pietro Branchina” di Adrano, è morto a Firenze dopo aver accusato un improvviso malore mentre si trovava in sella a una bici elettrica. Era insieme ai suoi professori e ai compagni di classe, come tanti ragazzi della sua età che ogni anno affrontano quel rito di passaggio che è la gita scolastica: qualche giorno fuori, le città d’arte, le risate, la libertà sorvegliata. Nulla lasciava presagire quello che stava per accadere.

Il giovane ha perso conoscenza all’improvviso. I soccorsi sono arrivati tempestivamente, ma non c’è stato nulla da fare. Gerlando Falzone non si è più ripreso.

La Procura di Firenze ha disposto il sequestro della salma per consentire l’esecuzione dell’autopsia, fissata per martedì 14 aprile. Gli accertamenti medico-legali dovranno chiarire le cause del decesso e fare luce su quanto accaduto.

Ma la storia di questo ragazzo porta con sé un peso ulteriore, che va oltre il lutto di una famiglia e di una scuola. Gerlando Falzone portava il nome del nonno paterno: anche lui Gerlando Falzone, anche lui figlio di Adrano. Agente di polizia, rimasto ucciso il 5 febbraio 1968 nel tentativo di disarmare un uomo che si era barricato in casa armato di fucile, dopo aver già ferito una persona. Un gesto estremo di coraggio, costato la vita: il colpo di fucile lo raggiunse al volto.

Quell’agente divenne, per la città, un esempio di abnegazione silenziosa, la figura di chi indossa una divisa e ne incarna fino in fondo il senso più alto. Il nipote ne aveva ereditato il nome come si eredita un’identità, una storia, una responsabilità morale. Aveva diciassette anni, una vita intera davanti, e quel nome da onorare semplicemente vivendo.

Adrano oggi si stringe attorno alla famiglia Falzone in un dolore che ha qualcosa di circolare e di crudele. Quasi sessant’anni separano le due morti, eppure il nome è lo stesso, e lo stesso è il senso di perdita che attraversa questa comunità.

Una ferita che si riapre, una memoria che ritorna, un destino che sembra voler legare passato e presente in un’unica, silenziosa tragedia.

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