PALERMO – Nessuna candidatura ufficiale, ma nemmeno una chiusura definitiva. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, interviene sul futuro di Forza Italia in Sicilia e chiarisce la propria posizione: «Non faccio gare o candidature per il commissariamento o per altro».
Le dichiarazioni sono arrivate a margine della presentazione del libro “Palermo di chitarra e coltello” del giornalista Giuseppe Sottile, all’Oratorio Santa Cita di Palermo.
«Se il partito lo chiede, valuterò»
Mulè ha comunque lasciato uno spiraglio aperto: «Sono vicepresidente della Camera indicato da Forza Italia e quindi, qualora il partito o Antonio Tajani ritengano che io possa essere utile, ne parleremo e vedremo cosa fare».
Una disponibilità che non si traduce in una corsa alla guida del partito nell’Isola, ma che evidenzia un atteggiamento prudente in una fase politica particolarmente delicata.
Il parlamentare ha inoltre indicato la linea da seguire: «Serve una forma unitaria, che esalti il confronto tra deputati, consiglieri e sindaci».
Scosse interne a Forza Italia
Le parole di Mulè si inseriscono in un contesto di profondo rimescolamento ai vertici nazionali di Forza Italia, segnato da cambiamenti significativi nei gruppi parlamentari.
Al Senato, Maurizio Gasparri ha lasciato la presidenza del gruppo, sotto la pressione di quattordici senatori su venti, cedendo il posto a Stefania Craxi, già presidente della Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama e figlia dell’ex premier Bettino Craxi.
Alla Camera, invece, Paolo Barelli ha abbandonato la guida del gruppo in vista della nomina a viceministro per i Rapporti con il Parlamento. Al suo posto è stato eletto per acclamazione Enrico Costa.
Il peso del rinnovamento
Una doppia staffetta che riflette le tensioni interne al partito e il crescente pressing per un rinnovamento della classe dirigente, anche alla luce delle dinamiche interne e delle aspettative della base.
In questo scenario, la posizione di Mulè resta interlocutoria ma strategica, in attesa delle decisioni che arriveranno dai vertici nazionali e, in particolare, dalla leadership del partito.

