Adrano, Alessandro Montalto: lo scienziato della parola tra Etna e rigore sabaudo

Adrano, Alessandro Montalto: lo scienziato della parola tra Etna e rigore sabaudo

È un’investigazione ontica, un cozzare violento fra lamiere di memoria e sussulti naturali.

Quella di Alessandro Montalto non è scrittura, piuttosto restauro. Scienziato della parola e stratega degli zaini, vive nell’intercapedine fra il vulcano siciliano e il rigore sabaudo. Il suo percorso è rotazione eccentrica fra il rigore della scienza e l’urlo irriverente del visionario. Nessuna ruffiana sinapsi commerciale; la narrazione è un’intelaiatura scheletrica, un grido di dolore dai rimbalzi ancestrali che oggi approda su un porto digitale. Abbiamo sezionato il suo sentire. Abbiamo scovato l’uomo dietro il mastro artigiano.
Classe 1975. Minimalista. Adora documentarsi, camminare, narrare. Alessandro Montalto è un cercatore di dettagli, uno scienziato della parola che vive tra la Sicilia e il Piemonte. Insegnante, editor, giurato. La sua bibliografia, un mosaico di generi: Frammenti amalgamati (2006): Poesia simbolista, sensoriale, irriverente. Racconti dell’indefinito (2015): Sperimentazione pura. Storie di uomini e vite d’eroi (2015): La Grande Guerra. La memoria che si fa carne. Elmetti e gessetti (2018): Una policromia di toni. La macrostoria che si fonde con le piccole vite umane. La colonna spezzata (2020): La vita del Carabiniere Angelo Rognoni. Un’opera a quattro mani per educare alla legalità. Manoscritti dimenticati (2023): Il restauro del tempo, il mistero delle pergamene, il labirinto tra reale e irreale. Oggi, l’inchiostro che per anni ha solcato la carta si è trasferito anche sul web. Un sito, una community, un rifugio.

Tutto nasce dall’intuizione e il baratto.

Un rapporto con la pagina scritta che affonda le radici nell’infanzia e si nutre di fari letterari sempre in evoluzione: “Ho avuto la fortuna, se non addirittura il privilegio, di essere accompagnato pian piano verso la lettura, dapprima da una maestra molto intuitiva e, successivamente, da due insegnanti che, del baratto dei libri, ne facevano un culto vero e proprio. Ogni mia riga germoglia da tutto ciò. Dalla passione per la lettura e il volersi documentare. Già a tredici anni, letteratura per ragazzi e poesia, divennero degli autentici compagni di viaggio e, parimenti, iniziai a scrivere. Minute composizioni poetiche che, via via, si estendevano dando vita a delle narrazioni in cui il dipingere degli scenari, il creare e incastrare i dialoghi e il caratterizzare i personaggi, reali e irreali, furono in un primo tempo le dimensioni dello scrivere maggiormente gravose entro cui “sperimentare” nuove formule narrative e novelle strategie di studio e ricerca. Preliminari, questi, alla stesura. Gli autori da me scorti come fari si diversificano ogni due o tre anni. Da “culturalmente onnivoro” ho letto e divorato di tutto e ho ancora tantissimo da apprendere. Delle volte, stabilisco un piano di letture, altre, agisco istintivamente ma mai caoticamente. Gli scrittori “classici” di quella post-adolescenza appartenuta alla mia generazione e allora considerati “esemplari” hanno ceduto il passo a penne contemporanee, alcune delle quali anglosassoni. Se quando avevo sedici anni circa Poe, Lovecraft, Kafka e affini magnetizzavano la mia curiosità e concentrazione, oggi, volgo lo sguardo a firme come King Ross e suoi pari nello stile e nei contenuti e a altre ancora.”
Poi c’è la scienza. La precisione che non è solo un titolo di studio in Scienze Naturali, ma un metodo chirurgico applicato alla parola: “Di “precisione scientifica” ce n’è non poca. Il mio metodo di pianificazione, composizione passo dopo passo e accurata stesura di ogni libro e di programmazione di ogni cosa orbiti tutt’attorno alla scrittura è già di per sé un eseguire rigorosamente scientifico. “Quasi matematico” a detta di alcuni lettori. Non eccessivamente, ma lo è. Scienze e letteratura si fondono sempre, come in “Frammenti amalgamati” e non solo, ove un albero, delle testuggini o un vulcano sono affrescati sì da scrittore e solcati, parimenti, da naturalista e nell’immaginario più recondito.”

Dallo studiolo al mondo.

Fare l’editor significa sporcarsi le mani con lo stile degli altri, ma la grande sfida è stata domare il proprio. Imparare la costanza. Imparare il montaggio. I segreti di bottega di un mastro artigiano non si rivelano ma si vivono: “Il muovere i primi passi da correttore di bozze e editor freelance è nato tanto per gioco quanto per caso. Su invito di autori e editori e su consiglio di lettori e pubblicisti. In un parco e in riva al mare, il primo e rintanato in uno studiolo raffazzonato, il secondo. “Aiutare gli altri a trovare il loro stile”, cosa molto ardua, rappresenta anche il confronto costruttivo più concreto e eccelso che possa esserci per un autore. Confrontarsi giudiziosamente e con riguardo tra e da scrittori … oggi perla assai rara … è qualcosa di incredibile e non impossibile. Occorrono ascolto e dialogo. “La lezione” o meglio le lezioni più difficoltose che ho dovuto impartire a me stesso sono state ben due. Il dover assimilare la debita costanza. Il dover acquisire una “tecnica di montaggio del testo” che, dopo tanto sgobbare mentalmente e plasmare per prove e verifiche, riscontri e esclusioni, oggigiorno, mi appartiene nella sua interezza e fattività. Quel “qualcosa di profondo e intimo” nell’essere scrittore o, se volete, di misteriosamente strategico che è per alcuni autori inconfessabile, come i segreti di bottega mai svelati da alcuni mastri artigiani.”
Sicilia e Piemonte: Due terre, un’unica sintesi: “Sogno di vivere in giro per l’Italia e di rifugiarmi in un luogo rasserenante, quando non potrò più farlo. Sicilia e Piemonte hanno “influenzato” differentemente il mio cercare e ricercare e non da meno il mio immaginare. Dissimili nel paesaggio e nelle metropoli hanno, però, indotto la mia penna alla sintesi e a un bilanciato connubio degli elementi ispiranti, assorbiti dal vivere in entrambe le regioni. Chi ben mi conosce e chi ha ben afferrato alcuni capitoli delle mie principali pubblicazioni ha ben inteso l’appaiarsi dei luoghi e di quant’altro possa essere colto dalla sfera percettiva di ogni viaggiatore.”

E poi il ruolo sociale dell’arte che in Italia è ancora una chimera: “Artisti e scrittori, altrove e non da noi, possiedono e forse ostentano un “ruolo sociale”. In Italia, il gemellaggio arte-volontariato e/o arte-beneficenza è assai poco ponderato. Ho tentato, in passato, di attivare analoghe progettualità coinvolgendo penne, attori, ritrattisti e scultori, ma nulla di che.”
Alessandro intende così il suo essere minimalista: “Nell’accezione più assoluta del termine ossia “meno cose = più felicità” per quanto concerne il vivere quotidiano e ovunque, ma mai nella scrittura. Sebbene possa recarmi ovunque, in quanto “stratega degli zaini” come detto durante un viaggio, dinanzi la tastiera sono un massimalista nel senso che tendo, con gradualità e dovizia, al raggiungimento del “punto massimo”, colmando con copiosità e creatività ogni spazio della trama che sia riempibile.”

Per riempire questi spazi serve il movimento.

Camminare. È lì che nascono le storie, prima di finire sotto la lente di una giuria letteraria. Altro ruolo che Alessandro ricopre: “Camminando concepisco e pondero. Il surplus del meditare camminando è conquistato nel corso delle escursioni in solitaria. Robert Walser docet … Essere giurato è una gran rogna. Lo si provi a esserlo in un mondo in cui ogni autore, già al primo libricino di poche pagine, crede di essere il prossimo vincitore ai sommi concorsi letterari di rilevanza nazionale o l’ennesimo caposcuola oppure la bussola narrativa per le generazioni dell’odierno e dell’avvenire. Se potessi eviterei, ma ogni qual volta mi si inviti a comporre una giuria non la spunto nel dir di no. Valutare e giudicare, classificare e designare sono procedure complesse e articolate. Solitamente, nel distinguere le “valide” dalle “non valide”, i criteri ammessi e adottati fanno riferimento al messaggio e ai contenuti, alla forma e allo stile, alla singolarità dei soggetti e degli elementi e alla peculiarità della trama e della sua tessitura.”

Il salto nel web proviene dal suggerimento del mondo della lettura e scrittura. Un nuovo “luogo del possibile”, un archivio che non vuole essere solo vetrina, ma officina: “Il sito è stato creato su vivo suggerimento di lettori, autori, editori e editor. Ho ben compreso, oggi come mai prima, il suo valore e la sua efficacia. Ogni espressione dell’umano sentire, dal libro all’opera pittorica, dallo scolpire a un sito da consultare può essere “panacea” per certuni, seppur fugacemente. A tal proposito, non posso non aggiungere che un lettore – il quale non ha mai letto “Racconti dell’indefinito” – dopo aver spulciato il sito e aver letto accuratamente dei passi scelti da queste narrazioni, mi ha contattato e vorrà incontrarmi per esprimere, ancora, un’atipica forma di gratitudine. Ha affermato che, sprofondando nella lettura di alcune righe (“molto dense”), ha “ritrovato” o meglio è come se avesse “incontrato nuovamente” il suo defunto padre, attraverso uno dei volti meticolosamente caratterizzato dalla mia penna.”
Nel sito ci sarà spazio per diversi volti: quello educativo che già attraverso il laboratorio di scrittura creativa PAROLIBERAmente, svoltosi al concludersi dell’anno scolastico 2024-2025 all’Istituto Comprensivo “King-Mila” di Torino, insegna ai giovanissimi a ‘destreggiarsi di penna’ ma anche quello del connubio tra educatori e artisti. Con un filtro preciso. Non un megafono per chiunque, ma una vetrina per chi sa “scavare nella polvere del tempo”: “Se non diversificassi non produrrei. “Elmetti e gessetti. Un fante. Un diario. Un rifugio.” e “Manoscritti dimenticati” sono sia i testi ai quali sono maggiormente legato sia le pubblicazioni che hanno dato intensi compiacimenti generando, da un lato, l’accrescersi della cerchia dei lettori e, dall’altro, un andirivieni di e-mail, confronti e piacevoli e graditissime conversazioni. Se non abbracciassi “generi e forme letterarie diverse” mi annoierei fino a cessare del tutto nella lettura e nella scrittura. Il sito vuol essere un insieme di mondi in un tutt’uno. Ci sarà spazio per molti, ma non per tutti, ovviamente. Ho sempre dato spazio, in seno alle mie pubblicazioni, a illustratori, copertinisti e così via discorrendo per cui, in linea con ciò, pennini e pennelli – se in armonia con il mio scrivere – avranno ampio respiro. Da docente, operante con e per i bambini – fantastiche figure queste che risvegliano molto in chi voglia fare tanto in loro compagnia – non trascuro né svaluto affatto i percorsi laboratoriali, anche di scrittura. Il sito vuol anche essere anello di connessione tra scrittori e illustratori, docenti e educatori per sviluppare nuove officine del creare, innanzitutto orientate ai giovanissimi. La rubrica “Vetrine d’inchiostro”? Non per “dar voce a tanti scrittori”, ma a alcuni, le cui piume siano in consonanza con il mio stile, con i generi da me affrontati e in sintonia con il mio voler scavare nella polvere del tempo prima di scrivere.”

Il futuro? Un cantiere aperto e densissimo.

Alessandro scrive perché, dopo anni è consapevole che è la cosa che gli riesce meglio: “In divenire, vi è un consistente libro di prossima pubblicazione … sulla massoneria, il colera e altro ancora, nell’etneo e non soltanto nonché un testo sulla Seconda Guerra Mondiale. In embrione, la seconda sostanziosa avventura che si concatenerà con “Manoscritti dimenticati” laddove anche alcuni insetti saranno anch’essi i direttori d’orchestra nello svolgersi della trama. Di momenti avvincenti e entusiasmanti, grazie al perimetro dei lettori, ne ho vissuti e condivisi moltissimi. Il primo tra tutti, scorgere alcuni astanti commossi durante la presentazione di “Elmetti e gessetti”. Forse, scrivere è ciò che riesco a far meglio. È ciò che ottengo, certamente, con impegno e responsabilità e ciò che, di pari grado, offre massicce soddisfazioni. Il miglior carburante per proseguire, questo. Concludo svelando tre precetti del mio decalogo. 1) Mai correre. 2) Mai scrivere per aver gli allori o delle patacche. Semmai e in primis, esclusivamente per sé stessi. 3) Ogni nuovo scritto deve essere l’ennesima scommessa con sé stessi e deve essere, assolutamente, un esperimento letterario ben dissimile dai precedenti. Sugli altri sette comandamenti dello scrittore… top secret.”

Chiudiamo così, nel segno di un segreto inconfessabile, fra i sette comandamenti di un decalogo ancora non del tutto svelato.Montalto rimane un’anomalia: un massimalista della trama che abita il minimalismo del vivere. Oltre il fumo del consenso, resta solo la nitidezza dello schermo e la polvere della Storia. E lì, in quel labirinto imprecisato, Alessandro Montalto continua a scolpire il silenzio.

Riguardo l'autore Federico Dilillo

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