Accolta la richiesta di patteggiamento per l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, imputato per corruzione e traffico d’influenze nell’ambito dell’inchiesta su appalti e concorsi pilotati nella sanità Siciliana. La gup di Palermo Ermelinda Marfia ha accettato la richiesta dei legali Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano che hanno proposto una pena di 3 anni e il risarcimento di 15mila euro da dividersi tra le due Asp di Palermo e Siracusa. Rinviati a giudizio sei imputati, prosciolta la posizione della Dussman e rinviato il processo per il faccendiere Ferdinando Aiello, l’unico ad aver chiesto il rito abbreviato.
Nella sentenza di patteggiamento a 3 anni di Totò Cuffaro, da scontare ai servizi sociali, il giudice ha imposto, fra le prescrizioni accessorie per scontare la pena, il divieto di frequentare soggetti che rivestono cariche politiche e legislative. Una misura che è legata al pericolo che l’ex presidente della Regione siciliana, accusato di corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanità siciliana, torni a commettere reati: se Cuffaro la violerà, potrebbe vedersi revocare i benefici connessi all’assegnazione ai servizi sociali anziché al carcere. La pena residua è di due anni e sette mesi, perché dai tre anni oggi inflitti all’ex governatore – con alle spalle una condanna a sette anni per rivelazione di segreti delle indagini e favoreggiamento, reati entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra – vanno sottratti i cinque mesi e mezzo già trascorsi ai domiciliari.
Il patteggiamento di Totò Cuffaro (tre anni, di cui due e sette mesi già scontati), per corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanità siciliana, non era certo, perché la Gip Ermelinda Marfia avrebbe potuto rigettarlo, ritenendo la pena «non congrua», cioè insufficiente, ma il giudice ha detto di sì, chiudendo la vicenda giudiziaria dell’indagato e ordinando la revoca degli arresti domiciliari, dove l’ex presidente si trovava da dicembre. Cuffaro risarcirà con 15 mila euro l’azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo e l’Asp di Siracusa. Inoltre sconterà la pena residua ai servizi sociali e non sottoposto a custodia cautelare. Questo nonostante i precedenti dell’ex presidente della Regione, che aveva già trascorso in carcere quasi sei anni per una condanna rimediata nel processo sulle Talpe alla Procura di Palermo, sette anni per rivelazione di segreti delle indagini e favoreggiamento, reati entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra. Fatti diversi, risalenti ai primi anni Duemila, e che non hanno inciso sulla decisione di oggi, in cui l’ex presidente della Nuova Dc, tornato in politica dopo la riabilitazione, era tornato a commettere illeciti, «aggiustando» un concorso per la stabilizzazione di operatori sociosanitari nell’azienda ospedaliera palermitana Villa Sofia-Cervello e anche intervenendo su alcuni appalti dell’azienda sanitaria di Siracusa, relativi ai servizi di lavanderia e ausiliariato, fatti per cui rispondeva di traffico di influenze illecite. Cuffaro sarebbe cioè rientrato in politica allo scopo di condizionare pubbliche gare e affari, ma il tribunale del riesame (e in parte la Cassazione) erano intervenuti pesantemente, partendo da un problema tecnico, l’utilizzabilita’ delle intercettazioni e azzerando una serie di vicende, tra quelle contestate. Le ipotesi iniziali erano infatti molto più numerose e così anche il numero degli indagati, ragion per cui i pm Andrea Zoppi e il coordinatore del suo gruppo in Procura, Gianluca De Leo, avevano preferito concentrarsi su alcuni episodi su cui il tribunale del riesame aveva messo una sorta di sigillo, confermando le tesi dell’ufficio inquirente diretto da Maurizio de Lucia. Avevano così anche accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali dell’ex governatore, gli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto.


Allegria!!!