“Creare per non morire”: Dario Maria Gulli, lo ‘squalo’ dei fumetti nato ad Adrano che ha conquistato il mondo

“Creare per non morire”: Dario Maria Gulli, lo ‘squalo’ dei fumetti nato ad Adrano che ha conquistato il mondo

Ci sono menti che non è possibile incatenare, ridurre, placare. Uomini guidati da un’unica potentissima legge: creare per non morire. Come gli squali. Se si fermano muoiono. Dario Maria Gulli è tutto questo. Una personalità che non ha scelto solo un lavoro, ma un vero e proprio modo di vivere.

“Creare per non morire”: Dario Maria Gulli, lo ‘squalo’ dei fumetti nato ad Adrano che ha conquistato il mondo
Sceneggiatore, regista, editore, direttore artistico. Dario Maria Gulli è uno dei volti della crossmedialità italiana nel mondo. È l’autore che ha firmato horror splatter con il re del cinema horror americano Brian Yuzna, ma anche serie cartoon per la Rai come Tip & Dooley. Oggi, dopo aver ricevuto una laurea ad honorem per l’editoria ragazzi, muove progetti in 70 nazioni con Almond Entertainment e dirige la casa editrice del Gruppo SAE con la Fondazione Pescarabruzzo.
Così inizia a raccontarsi Dario Maria Gulli: “Mi emoziona soprattutto la fase della gestazione creativa: l’idea che nasce, prende forma, cambia pelle. Molto meno la parte business che, però, è parte integrante del mio lavoro e dalla quale non posso prescindere. E poi c’è il viaggio. Grazie a questo mestiere ho potuto visitare il mondo, confrontarmi con creativi di culture diverse e capire che la fantasia parla mille lingue, ma ha sempre lo stesso accento emotivo. Scrivo libri e sceneggiature, ma sono anche direttore artistico ed editoriale. Il mio lavoro mi permette di cambiare continuamente prospettiva e credo che il cambiamento sia uno dei privilegi più grandi che possa avere un autore. Del resto, la creatività è come uno squalo: se si ferma, muore.”

Un continuo stare in movimento, lo stesso che anni fa lo ha spinto a rischiare tutto nell’industria del fumetto. Tra intuizioni, azzardi e quella che lui stesso definisce una spavalda frenesia giovanile: “Negli anni di Star Comics e Free books ero molto giovane e, come tutti i giovani, soffrivo di una certa incontinenza creativa. Ero impulsivo, spesso frenetico, a volte persino presuntuoso. Ho sbagliato molto, ma credo che gli errori siano stati la mia vera scuola. Con Free Books probabilmente non sono riuscito a esprimermi completamente. Alla Star Comics, invece, penso di aver costruito qualcosa di importante progettando l’intero comparto italiano, con opere come Cornelio di Carlo Lucarelli, per citarne una. Ma il progetto che ricordo con più divertimento fu Narwain Publishing: lavoravamo tra Stati Uniti, Francia e Germania e collaboravamo con artisti straordinari come Jimmy Palmiotti, Billy Tucci e David Mack. Erano anni folli, creativamente molto vivi. Oggi, però, credo che le sperimentazioni più interessanti le stia facendo con Almond Entertainment, dove sono autore e direttore creativo. Siamo presenti in oltre 70 nazioni e abbiamo creato bestseller per ragazzi come Diary of a Nerd. Con Almond siamo riusciti a costruire un nostro linguaggio editoriale per la fascia middle grade. Stiamo facendo cose molto interessanti anche con SAE Comics, di cui sono direttore editoriale. Quest’anno lanceremo produzioni con alcuni dei più importanti autori asiatici e statunitensi. La mia fortuna è avere accanto persone che credono nella creatività anche quando sembra economicamente irrazionale. E oggi, nel mondo editoriale, è quasi fantascienza.”

“Creare per non morire”: Dario Maria Gulli, lo ‘squalo’ dei fumetti nato ad Adrano che ha conquistato il mondo
Un’incoscienza editoriale che ha scosso il mercato italiano, portando nel nostro Paese opere di culto internazionale e storici magazine d’oltreoceano. A proposito di Buffy e Strangers in Paradise ci risponde così: “Confesso una cosa: non ricordo nemmeno se fui io a portare Buffy in Italia. Gli anni editoriali a volte diventano una specie di multiverso Marvel. Di Strangers in Paradise, invece, ho un ricordo bellissimo. Terry Moore è un grande autore. In realtà, sia nei fumetti che nei magazine che ho diretto o creato, non mi sono mai chiesto troppo come avrebbe reagito il pubblico. Mi chiedevo soltanto: “È bello? Mi emoziona?”. È successo anche con Empire, il più importante magazine cinematografico al mondo, che ho portato e diretto in Italia. Piaceva a me… e fortunatamente poi è piaciuto anche ai lettori.”
Un viaggio di successi ma anche di barriere. Barriere d’incomunicabilità come quelle raccontate nella sua opera Wall after Wall, tradotta in dodici nazioni. Eppure, il muro più spietato da abbattere è un altro: “Il muro più difficile è sempre stato me stesso. Per anni ho combattuto contro la mia impulsività, la mia inquietudine creativa, la necessità di fare troppo e troppo in fretta. Poi sono arrivati i fallimenti — che sono grandi insegnanti — e con loro anche un certo equilibrio. Naturalmente esistono anche i muri del mondo: intolleranza, superficialità, ignoranza culturale. Chi lavora con le storie li incontra continuamente. Con Wall after Wall parlavo soprattutto dell’incomunicabilità. Credo che gran parte del dramma umano nasca dal fatto che tutti parlano… ma raramente si ascoltano davvero.”

In mezzo al caos creativo di New York. Un tavolo da bar, qualche drink, l’incontro ravvicinato con i colossi del fumetto americano per dare vita a Hollywood Noir: “All’epoca ero direttore creativo della Narwain e lavoravamo tra Stati Uniti, Germania e altri mercati internazionali. Scrivevo direttamente con artisti americani e cercavo di costruire progetti molto “cinematografici”. Ricordo di aver incontrato Joe Rubinstein a New York. Gli parlai del progetto, bevemmo qualcosa, dicemmo probabilmente molte sciocchezze — che è il modo migliore per iniziare una collaborazione creativa — e poi coinvolgemmo Dick Giordano. Dick era già anziano e inizialmente accettò soprattutto per motivi economici. Poi però il progetto gli piacque davvero e nacque una collaborazione molto umana, oltre che artistica.”
Una lezione fondamentale arriva lavorando a stretto contatto con i grandi del cinema statunitense: “Con Brian Yuzna ho imparato che l’arte è anche industria. Se un’opera non trova un pubblico, rischia di morire. In Europa siamo spesso molto elitari nel modo di concepire la cultura. Negli Stati Uniti ho imparato invece a trattare le IP come organismi vivi, capaci di espandersi tra cinema, libri, merchandising e media differenti. Quel tipo di approccio ha reso il mio lavoro più internazionale e anche più pragmatico. La creatività senza struttura è poesia. Ma la creatività con una struttura… a volte diventa un impero narrativo.”
Dal cemento americano ai New Media, costruendo ecosistemi narrativi per i giovani fino a ricevere una laurea ad honorem per la crossmedialità: “Il mio lavoro si è concentrato soprattutto sui libri illustrati per ragazzi e sul loro dialogo con i new media. Ho collaborato con startup coreane, producer internazionali di cartoon e aziende tecnologiche. È stata una grande soddisfazione. Il mio mestiere consiste nel costruire IP — proprietà intellettuali — che possano vivere attraverso linguaggi diversi: libri, animazione, licensing, merchandising, videogiochi, toys. Oggi una storia non deve soltanto essere bella: deve avere un ecosistema. La laurea ad honorem è arrivata soprattutto per il lavoro svolto nell’editoria kids e middle grade. Ed è stato un riconoscimento che mi ha emozionato molto. Ogni tanto ci penso e mi sembra surreale: da ragazzo passavo il tempo a leggere fumetti e guardare sitcom… oggi mi invitano a parlare nelle università. Evidentemente il caos, ogni tanto, genera qualcosa di utile.”

“Creare per non morire”: Dario Maria Gulli, lo ‘squalo’ dei fumetti nato ad Adrano che ha conquistato il mondo
Spesso lo collegano all’oscurità e all’orrore cinematografico, ma la sua vera ossessione è l’esatto opposto: la risata: “In realtà la mia vera passione è la comicità, non la paura. Opere come Diary of a Nerd o Martin’s Adventures sono nate per far ridere. Mi piace creare mondi che facciano stare bene le persone. Il mio maestro, però, è stato Brian Yuzna, uno dei grandi maestri dell’horror internazionale. Lui mi ha insegnato moltissimo. Io, però, sono cresciuto con Jerry Seinfeld, Larry David, Harold Ramis e con la follia satirica di MAD. L’horror mi piace quando ha ironia, quando è grottesco, quando riesce persino a far sorridere. Proprio in questi giorni sto lavorando a una coproduzione horror tra Germania e Italia. Ho accettato perché il progetto ha quello spirito ironico e folle che aveva Re-Animator. In fondo, anche la paura può essere una forma di comicità. Cambia solo la colonna sonora.”

Dai successi odierni ai fantasmi del passato. A quel primo vagito creativo impresso sulle pagine di Max Living: “Era acerbo, pieno di entusiasmo e con troppa lava dentro. Max Living mi diede il primo contratto editoriale, mi portò per la prima volta a Roma e mi fece conoscere autori, distributori e il mercato vero. Devo molto a quel fumetto imperfetto scritto quando non ero ancora maggiorenne. Ogni autore dovrebbe conservare una copia delle proprie opere peggiori: servono a ricordarti da dove sei partito… e a mantenere viva l’umiltà.”
Milano, Pescara, Seul. Gulli viaggia, produce, firma mostre istituzionali ma nonostante ciò, il suo baricentro emotivo resta sempre uno: “L’altro giorno ero a Milano, dove ho curato una mostra dedicata alle Winx insieme al Politecnico di Milano, alla Poliarte e a Rainbow di Iginio Straffi. Eppure pensavo continuamente ad Adrano, alla Sicilia. Io mi sento sempre lì, anche dopo trent’anni vissuti altrove. Quando sono ai tavoli creativi di Seul, quando lavoro a Pescara o Milano, mentalmente torno sempre a Catania, ad Adrano, a Taormina. Da qualche anno lavoro molto anche a Pescara con il CLAP Museum. Ogni tanto pranzo vicino al mare con il presidente della Fondazione Pescarabruzzo per discutere mostre e piani editoriali… ma dentro di me penso sempre che il mare vero sia quello siciliano. La Sicilia non è soltanto un luogo geografico. È uno stato mentale. E, nel mio caso, anche una batteria emotiva.”
Tra i sogni futuri, ancora intatto quello di trasformare la carta in cinema d’animazione contro il bullismo: “Mi piacerebbe trasformare Il Signore della Notte e i Bulli in un lungometraggio animato in 2D. È un fantasy horror basato su una storia vera e affronta il tema del bullismo senza retorica. Le recensioni sono state bellissime, ma il libro non ha avuto il successo commerciale che speravo. Vorrei dirigere personalmente l’adattamento cinematografico. Abbiamo trovato circa il 60% dei fondi e attendiamo l’esito di un bando. Vedremo. Ma una cosa è certa: non mollerò. Alcune storie ti scelgono. E quando succede, hai il dovere di portarle fino in fondo.”
È il suo successo più grande? “Senza dubbio Diary of a Nerd. È un progetto nato insieme a un team internazionale straordinario. Abbiamo venduto i diritti in oltre 50 nazioni. In Italia l’editore è Mondadori con Il nuovo diario di Phil il Nerd. Abbiamo sviluppato fumetti, progetti animati e forse, se andrà bene un meeting previsto a Los Angeles, anche un live action. È il classico progetto che ti cambia la vita. E anche le notti insonni.”

Ma la vita di un autore crossmediale è fatta anche di sprazzi di totale e involontario surrealismo. Frammenti di dietro le quinte che sembrano venire dall’avanguardia più pura: “Ero sul set di un film scritto insieme a Ivan Cattaneo e Graziano Origa. Eravamo in hotel a Milano quando un giovane Johnson Righeira bussò completamente nudo alla mia porta inseguito dalla reception. Sembrava una scena diretta da Peter Bogdanovich. Un’altra volta ero con Vincent Schiavelli, il celebre attore di Ghost. Mentre parlavamo di un film che stavo scrivendo raccolse delle radici dal terreno e mi disse: “Io, invece di cercare le mie radici, preferisco mangiarmele”. Ecco: surrealismo involontario.”
Quella stessa stranezza poetica che Gulli sceglierebbe se dovesse spiegare la nostra razza a una civiltà aliena piombata d’improvviso sulla Terra: “Probabilmente sceglierei ancora Il Signore della Notte e i Bulli. Tra le opere che ho curato, invece, sceglierei Someplace Strange di Ann Nocenti e John Bolton. È una storia surreale, poetica, malinconica. Ricordo ancora quando andai a trovare Bolton a casa sua e rimasi ipnotizzato dalle tavole originali. Forse gli alieni capirebbero subito una cosa: gli esseri umani sono strani… ma sanno raccontare molto bene la propria stranezza.”
Riunioni, contratti, set cinematografici, tavoli editoriali. Un concentrato di ego in cui, per sopravvivere serve una sola durissima regola: “L’ego è il principale nemico del buon senso. Questa regola, da sola, basterebbe probabilmente a salvare metà delle produzioni cinematografiche del pianeta.”

Il punto zero, la scintilla che ha appiccato il fuoco: “Quando guadagnai i miei primi soldi scrivendo. Ero poco più che un ragazzino e pensai: “È incredibile essere pagati per qualcosa che farei gratis”. Da allora sono passato dai fumetti ai libri, dal cinema alle startup, fino ai progetti internazionali. Ma tutto è iniziato con quei pochi soldi guadagnati grazie a Max Living. Ed è lì che ho capito una cosa fondamentale: non stavo scegliendo un lavoro. Stavo scegliendo un modo di vivere.”
Infine nessun limite. Solo la passione bruciante di chi inventa mondi per sopravvivenza esistenziale. Perché alcune storie ti scelgono e quando succede, si ha il dovere di portarle fino in fondo. Oltre la realtà. Oltre tutto.

Riguardo l'autore Federico Dilillo

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