Coppia siracusana ostacola rientro di minore alla madre naturale: Gip emette divieto di incontro

Coppia siracusana ostacola rientro di minore alla madre naturale: Gip emette divieto di incontro

SIRACUSA – I Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Siracusa hanno eseguito un’ordinanza di divieto di incontro nei confronti di una coppia siracusana che aveva in affidamento una bambina per la quale il Tribunale per i minorenni di Catania aveva disposto il ricongiungimento con la madre biologica.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Siracusa nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza i reati di maltrattamenti contro familiari, sottrazione di persone incapaci e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

La vicenda della bambina arrivata in Italia nel 2019

La storia riguarda una bambina oggi di sette anni, giunta in Italia nel 2019 a bordo di un’imbarcazione soccorsa nel Mediterraneo da una Ong.

Dopo il suo arrivo erano state avviate le ricerche dei familiari, senza esito immediato. Successivamente, il 30 giugno 2022, la minore era stata affidata alla coppia siracusana nell’ambito delle procedure previste dalla normativa minorile.

La svolta è arrivata nel 2023, quando la Croce Rossa ha segnalato la presenza in Italia di una donna sbarcata a Brindisi nel marzo dello stesso anno che stava cercando la figlia.

Gli accertamenti genetici hanno confermato il legame di parentela tra la donna e la bambina attraverso il test del Dna.

Il percorso verso il ricongiungimento

A seguito della conferma della maternità biologica, è stato avviato un percorso di riavvicinamento tra madre e figlia.

Con una sentenza del 17 luglio 2025, il Tribunale per i minorenni di Catania aveva disposto l’immediato avvio degli incontri e stabilito il percorso finalizzato al definitivo ricongiungimento della minore con la madre naturale.

Secondo la Procura di Siracusa, però, tale percorso sarebbe stato ripetutamente ostacolato dalla coppia affidataria.

Le accuse della Procura

Gli inquirenti contestano ai due indagati un comportamento caratterizzato da un «reiterato ed ostinato rifiuto» di dare esecuzione alle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Secondo la ricostruzione investigativa, i coniugi avrebbero posto in essere azioni di ostruzionismo e condotte volte a impedire il progressivo riavvicinamento tra la bambina e la madre biologica.

Le indagini si sono avvalse anche delle valutazioni di consulenti ed esperti incaricati dall’autorità giudiziaria.

La decisione del Tribunale e la famiglia-ponte

Le relazioni tecniche avrebbero evidenziato difficoltà da parte della coppia ad accettare il distacco dalla minore e a favorire il passaggio verso la famiglia d’origine.

Per questo motivo, il 31 marzo scorso, il Tribunale per i minorenni aveva disposto l’inserimento della bambina in una cosiddetta “famiglia-ponte”, soluzione temporanea finalizzata ad accompagnare il percorso di ricongiungimento.

Tuttavia, secondo quanto emerso dalle indagini, i tentativi di esecuzione del provvedimento da parte dei servizi sociali sarebbero risultati infruttuosi.

Le presunte manipolazioni sulla minore

Nel provvedimento viene inoltre richiamato il contenuto delle consulenze tecniche che descrivono un contesto definito dagli esperti come «altamente maltrattante».

Secondo l’accusa, sarebbero state messe in atto forme di manipolazione psicologica nei confronti della bambina, tali da indurla a percepire i genitori affidatari come i «genitori buoni» e la madre biologica come la «madre cattiva».

Si tratta, al momento, di contestazioni formulate dalla Procura e che dovranno essere valutate nel prosieguo dell’iter giudiziario, nel pieno rispetto del principio di

Riguardo l'autore Redazione

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.