CALTANISSETTA – Un presunto sistema di assunzioni, incarichi professionali e consulenze assegnati sulla base di rapporti fiduciari e politici è al centro di una vasta inchiesta della Procura di Caltanissetta che coinvolge il Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario della Regione Siciliana.
Sono dodici gli indagati, tra cui il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto. Per otto di loro la Procura ha richiesto misure cautelari. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono corruzione e falso ideologico.
Tre anni di indagini
L’inchiesta è il risultato di un’attività investigativa durata circa tre anni e condotta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, che avrebbe ricostruito una presunta rete di relazioni e favori attorno al Cefpas.
Secondo gli inquirenti, all’interno dell’ente pubblico si sarebbe consolidato un sistema finalizzato a mantenere il controllo delle principali decisioni amministrative attraverso l’assegnazione di incarichi e consulenze a persone ritenute vicine agli ambienti politici coinvolti.
L’interrogazione di Dipasquale e l’istruttoria dell’Antimafia
L’inchiesta arriva a poche settimane dall’interrogazione parlamentare presentata all’Assemblea Regionale Siciliana dal deputato regionale Nello Dipasquale.
Il parlamentare aveva chiesto al Governo regionale di verificare presunte anomalie nella gestione dell’ente, depositando anche un esposto in Procura. Tra gli elementi segnalati figurava l’assegnazione di 75 incarichi in appena dieci giorni, molti dei quali, secondo quanto denunciato, a parenti di esponenti politici del centrodestra.
Le segnalazioni avevano spinto anche la Commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ad aprire un’istruttoria tuttora in corso.
Perquisizioni e sequestri
Gli avvisi a comparire per gli interrogatori davanti al Gip sono stati notificati dagli uomini dello Sco di Roma e dagli agenti delle Squadre Mobili di Caltanissetta, Agrigento e Palermo.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati documenti, computer, tablet e telefoni cellulari sia nella sede del Cefpas sia nell’ufficio politico del deputato Gallo Afflitto all’interno della sede provinciale di Forza Italia a Caltanissetta.
Gli altri indagati
Oltre al deputato regionale risultano indagati:
- Roberto Sanfilippo, direttore pro tempore del Cefpas;
- Giuseppe Capodieci, dirigente generale dell’Asp di Agrigento;
- Gioacchino Pontillo;
- Maria Luisa Zoda;
- Salvatore Enrico Giambelluca;
- Pietro Tirone;
- Vincenzo Raitano.
Le rispettive posizioni sono attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Le contestazioni della Procura
Secondo la ricostruzione accusatoria, Roberto Sanfilippo avrebbe ottenuto il sostegno politico necessario alla propria nomina e, in cambio, avrebbe favorito una serie di decisioni amministrative richieste dal deputato Gallo Afflitto.
Tra gli episodi contestati figurano:
- l’assegnazione di un incarico dirigenziale a Gioacchino Pontillo, indicato come persona di fiducia dell’esponente politico;
- il conferimento di quattro incarichi di consulenza alla moglie del deputato;
- la successiva sottoscrizione di un contratto a tempo pieno e determinato presso il Cefpas;
- un accordo quadro tra il Cefpas e l’Asp di Agrigento che avrebbe consentito il trasferimento della donna presso la struttura agrigentina;
- l’affidamento di un appalto per una biblioteca digitale a un operatore economico ritenuto dagli inquirenti privo delle necessarie competenze specifiche.
Tutte accuse che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
Schifani nomina un commissario straordinario
Dopo l’emersione dell’inchiesta, il Governo regionale guidato da Renato Schifani ha disposto il commissariamento del Cefpas.
Alla guida dell’ente è stato nominato commissario straordinario Gianluigi Amico, dirigente della Regione Siciliana e attuale segretario della Giunta regionale.
L’obiettivo è garantire la continuità amministrativa e il regolare funzionamento dell’ente durante gli sviluppi dell’inchiesta.
Come previsto dalla legge, tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
