Ardita attacca: “Il controllo delle carceri da parte della criminalità è realtà. La polizia penitenziaria lo sa”

Ardita attacca: "Il controllo delle carceri da parte della criminalità è realtà. La polizia penitenziaria lo sa"

<p><strong>CATANIA</strong> – «Quello che ha dichiarato il procuratore De Lucia è esattamente ciò che è accaduto: il controllo delle carceri da parte della criminalità». Il procuratore aggiunto di Catania, <strong>Sebastiano Ardita</strong>, interviene nella polemica nata dalle dichiarazioni del procuratore capo di Palermo, <strong>Maurizio de Lucia</strong>, sulla situazione degli istituti penitenziari italiani.</p>

<p>Ardita, che dal 2002 al 2011 è stato direttore generale dell’Ufficio detenuti e trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, affida a un messaggio pubblicato sul proprio profilo Facebook la sua valutazione sul confronto tra il magistrato palermitano e il ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>.</p>

<h2>L’allarme lanciato dal procuratore di Palermo</h2>

<p>Durante un incontro sul racket organizzato ai Cantieri culturali della Zisa, de Lucia aveva sostenuto che gli istituti di pena non sarebbero più pienamente sotto il controllo dello Stato, richiamando l’esistenza di collegamenti tra detenuti rinchiusi in carceri differenti e soggetti in libertà.</p>

<p>Il procuratore di Palermo aveva denunciato anche il sovraffollamento, le carenze nell’assistenza ai condannati e la presenza negli istituti di numerose persone con problemi di tossicodipendenza.</p>

<p>Secondo de Lucia, le organizzazioni criminali sarebbero riuscite a conservare una forte capacità di condizionamento anche dall’interno delle celle. Le sue dichiarazioni si inseriscono in un dibattito alimentato da diverse indagini che avrebbero documentato comunicazioni e disposizioni impartite dal carcere per la gestione di attività illecite.</p>

<h2>La replica del ministro Nordio</h2>

<p>Le parole del magistrato hanno provocato la dura reazione del ministro della Giustizia. Nordio ha definito particolarmente gravi le affermazioni di de Lucia, interpretandole come un’offesa all’intero Corpo della Polizia penitenziaria, impegnato quotidianamente nella gestione e nella sicurezza degli istituti.</p>

<p>Per il Guardasigilli, eventuali situazioni patologiche non potrebbero essere estese indistintamente a tutto il sistema carcerario nazionale. Una lettura che Ardita respinge, ritenendo che nessuna accusa sia stata indirizzata agli agenti.</p>

<h2>Ardita: «Il problema nasce dalle scelte compiute negli anni»</h2>

<p>«Dire che questa è un’offesa alla Polizia penitenziaria significa che non si è compreso da dove parte il problema», scrive il procuratore aggiunto di Catania.</p>

<p>Secondo Ardita, la situazione attuale dovrebbe essere analizzata partendo dalle decisioni politiche e amministrative adottate negli anni precedenti, con particolare riferimento ad alcune scelte di gestione penitenziaria compiute tra il 2012 e il 2015.</p>

<p>«Significa non essersi documentati, ma neppure incuriositi per capire come si sia arrivati a tutto questo. Non aver compreso quali scelte politico-amministrative, quali enormi assunzioni di responsabilità giuridiche, contabili, forse anche penali, si annidano in alcune scelte di gestione penitenziaria compiute tra il 2012 e il 2015», aggiunge il magistrato.</p>

<h2>«Gli agenti conoscono bene la situazione»</h2>

<p>Ardita sottolinea come proprio il personale della Polizia penitenziaria sia pienamente consapevole delle difficoltà che caratterizzano il sistema e delle conseguenze prodotte dalle decisioni assunte nel tempo.</p>

<p>«La Polizia penitenziaria lo sa benissimo. Sarebbe bastato chiedere a uno di loro anziché difenderli da un’accusa che nessuno gli ha mosso e potrebbe mai muovergli», conclude il procuratore aggiunto.</p>

<p>Sulla stessa linea si sono espressi anche alcuni sindacati del Corpo, secondo i quali l’allarme lanciato da de Lucia non rappresenterebbe un attacco agli agenti, ma richiamerebbe problemi che gli stessi rappresentanti dei lavoratori denunciano da anni.</p>

<h2>La solidarietà dell’Associazione nazionale magistrati</h2>

<p>Nella polemica è intervenuta anche l’Associazione nazionale magistrati, che ha manifestato vicinanza al procuratore di Palermo, al personale della Polizia penitenziaria e ai magistrati di sorveglianza.</p>

<p>L’Anm ha chiesto interventi immediati per affrontare il sovraffollamento, le carenze di risorse e i problemi di sicurezza presenti negli istituti, criticando la reazione del ministro e sollecitando risposte nel merito dell’emergenza carceraria.</p>

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