Il cemento verde che porta sviluppo: vogliono violentare il territorio di Paternò

Il cemento verde che porta sviluppo: vogliono violentare il territorio di Paternò

Siamo alle solite, come il titolo di un film di Pif certi “delitti” avvengono solo d’estate (anche sotto le feste comandate).

La questione è delicata e complessa, come un giallo di Andrea Camilleri. Stiamo per assistere all’ennesimo tentativo di violentare il territorio di Paternò: le sue aree di pregio ambientale e culturale, la valle del Simeto, le testimonianze della civiltà contadina, le aree potenzialmente archeologiche e qualcuno in città ancora parla di promozione del turismo.

Il cemento verde che porta sviluppo: vogliono violentare il territorio di PaternòMentre l’Europa e l’Italia si preparano a gestire miliardi di euro per investire nella digitalizzazione, nelle infrastrutture e nelle politiche green, noi puntiamo sulla realizzazione di capannoni industriali in verde agricolo per avviare lo sviluppo locale. Mentre si parla di valorizzare le perifericità culturali, le aree interne e di realizzare ponti, strade e ferrovie, noi crediamo che i giovani vogliano cementificare l’ambiente.

Mentre il governo regionale, istituisce le Zone Economiche Speciali (Zes) con fiscalità di vantaggio per rilanciare le zone industriali esistenti, noi, invece di attrezzarle con i servizi e la ferrovia internodale, pensiamo di coprire le aree di pregio paesaggistico con scatoloni di cemento senza anima. Cioè, mentre il mondo va da una parte, questa città va dall’altra, riproponendo modelli di sviluppo da anni ’50 e ’60 con metodologie di pianificazione da anni ’70. Ci sarebbe materiale per un film (vintage o storico).

La delibera della Giunta Municipale del 21.8.2019 e la nota dell’Assessore all’Urbanistica del 12.3.2020 sono un capolavoro di lungimiranza politica e di intelligenza strategica, rispetto alle indicazioni che provengono da ogni parte del mondo professionale, imprenditoriale, politico, culturale ed economico, Paternò rimane un’isola nell’isola. In entrambi gli atti si chiede agli uffici comunali, di predisporre una variante alle norme di attuazione del Prg scaduto che mirano a cementificare le aree agricole, comprese quelle di pregio ambientale, archeologico e paesaggistico. Ovviamente in contrasto con il recente Piano Paesaggistico Regionale che rimane pur sempre – con i suoi limiti – uno strumento sovraordinato.

I fatti sono persino più surreali dell’immaginazione. Il Comune è dotato di un Prg dal 2003, scaduto nel 2008 e mai revisionato, così come impone l’art. 3 della L.15/91(che prevede la decadenza del sindaco o del Consiglio comunale in caso di inadempienza, ed è per questo che abbiamo ricevuto le diffide dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente e la visita del Commissario ad acta, al fine di procedere speditamente). Non sarebbe stato più semplice revisionarlo in tempo?

Evitiamo di entrare nei tecnicismi per semplificare ma adesso viene il bello. Nel 2011 (3 anni dopo la decadenza del Prg) tentiamo (sempre l’accoppiata Giunta/Consiglio/Dirigenti) di forzare le norme urbanistiche e chiediamo alla Regione di approvare delle modifiche ad hoc che sono in contrasto con le norme nazionali e regionali. Risultato?
La Regione Siciliana con il Ddg 155/Dru del 28.7.2014 pubblicato in G.u.r.s. 37 del 5.9.2014 ci bacchetta e boccia le proposte, ovviamente approvando un dispositivo che cancella le modifiche “cementose”.

Il cemento verde che porta sviluppo: vogliono violentare il territorio di PaternòMa non bastava. In questi giorni è in discussione alla Commissione Urbanistica Consiliare il secondo tentativo, coerentemente agli atti d’indirizzo di giunta (2019) e assessore (2020). Ma la cosa divertente è che i Consiglieri comunali non hanno a disposizione la versione vigente (Ddg 155/Dru del 28.7.2014) utile per confrontarla con le nuove/vecchie proposte ma la versione bocciata dalla Regione. Un pastrocchio che metterebbe in confusione chiunque, inducendo all’errore. Ma forse serve proprio a questo.

Riassumendo: nel 2011 (prima) e nel 2020 (adesso) tentiamo di trasformare le nostre aree verdi – funzionali a mitigare i cambiamenti climatici, utili per garantire l’equilibrio idrografico, custodi di giacimenti archeologici, ricche di testimonianze della civiltà contadina – in una mega zona industriale, per incentivare lo sviluppo locale e l’occupazione dei giovani. Ma ci credete?
Cioè i giovani, dopo il Covid-19, per trovare lavoro hanno bisogno di aumentare la possibilità edificatoria nelle zone agricole oltre quella consentita, che è già sufficiente. Ma che giovani girano a Paternò, che imprenditori lungimiranti investono in questo territorio, visto che nelle nostre campagne si vedono prevalentemente solo annunci di “vendesi e affittasi”?

Abbiamo bisogno di altro. Abbiamo bisogno di infrastrutture, digitalizzazione e politiche per incentivare la sostenibilità. Perché quando si apriranno i bandi europei, nazionali e regionali per utilizzare i fondi disponibili, noi non possiamo proporre capannoni industriali. Sarebbe una follia politica ed economica. Un suicidio collettivo annunciato. Servono investimenti nei servizi, nel patrimonio culturale e ambientale, nella mobilità sostenibile. Serve la revisione complessiva del piano regolatore generale che tra poco si chiamerà piano direttorio (Ddl all’assemblea Regionale in questi giorni).

Speriamo che i portatori di sapere e d’interesse sappiano riconoscere e difendere i veri bisogni della collettività. Speriamo, perchè i politici comprendano che assecondando questi tentativi (siamo al secondo) compromettono il futuro della città. Speriamo che domani non si debba guardare l’acropoli di Paternò e la Valle del Simeto, attraverso il filtro invadente di capannoni, gru, tralicci e pensiline. Sarebbe l’ennesima follia che non produce nessuna economia.

Bisogna dare centralità alla cultura del paesaggio. Vogliamo parlare di temi urgenti?
Aspettiamo ancora la presa d’atto del Piano Paesaggistico, la presa d’atto del progetto della metropolitana, il piano di Protezione civile, la revisione del Prg e cosa siamo diventati nel piano territoriale di coordinamento in discussione alla regione e mentre ci siamo notizie sulla pianificazione della città metropolitana. Noi nel frattempo giochiamo al piccolo urbanista che ogni tanto entra in “confusione”.

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Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

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