Adrano, “OranGeorge” Salemi campione nella eSerie A della Playstation: “Gioco per la Stardust ed è quasi come il calcio vero”

Adrano, “OranGeorge” Salemi campione nella eSerie A della Playstation: “Gioco per la Stardust ed è quasi come il calcio vero”

«In Germania, un giocatore competitivo guadagna quasi quanto uno dei migliori calciatori italiani.

Parallelamente alla Spagna, è la nazione dove l’e-Sport si è sviluppato per primo in Europa, con montepremi che arrivano fino a 10 mila euro. Quest’anno ho giocato una competizione ad Amburgo, trasmessa in tedesco su Twitch (piattaforma di live streaming, tra le più famose al mondo ndr.), che ha fatto più di 150 mila spettatori. Negli Stati Uniti, in Corea e, in generale, in Asia è ancora più popolare. Anche in Italia, finalmente, sta iniziando tutto questo».

Ad illustrare la realtà dello sport elettronico (competizioni di videogiochi, agonistiche e professionistiche), al Corriere Etneo, è il ventunenne adranita Giorgio Salemi, in arte OranGeorge, che di mestiere fa l’e-player, ovvero il giocatore virtuale. Giovane promessa del settore, nel 2021 ha esordito come professionista nella eSerie A per il Bologna Calcio e, attualmente, lavora con la Stardust, società rivolta al mondo social che ha investito nell’e-Sport, coniugando comunicazione e intrattenimento al gaming professionistico. Giorgio è stato scelto come membro del brand e-Sport aziendale ‘Dsyre’.

«È un lavoro a tutti gli effetti, lo si deve solo conoscere un po’ meglio», afferma il campione di joypad su questo settore, ancora in espansione in Italia. Con il lockdown e la prima edizione dalla  Serie A nel 2021, lo sport virtuale – specialmente con ‘Fifa’, che in Italia è il più diffuso -, ha visto incrementare il proprio pubblico, che, comunica Giorgio, «è prevalentemente maschile, anche se ha al suo interno figure femminili, tra cui una telecronista ufficiale della eSerie A» e abbraccia la fascia d’età che va dai nove ai trent’anni. «Ma speriamo possa ampliarsi presto». Ad attrarre potenziali appassionati è la messa in onda su Sky delle partite, giocate dalle squadre ufficiali di calcio. Ma cosa differenzia il calcio classico dal calcio virtuale? Pressoché nulla, se consideriamo che anche in quest’ultimo alcune competizioni si giocano dal vivo. Per quanto riguarda sensazioni e dinamiche tecniche, anche qui, poco cambia. Riflessi e prontezza sono imprescindibili in entrambi, la differenza sostanziale sta nella longevità della carriera nel gioco virtuale, dove il guadagno può superare quello di un lavoro ‘comune’: «Un e-player di calcio può arrivare ai trentatré anni».

Anche le cosiddette meccaniche non differiscono:

rabona, tunnel, sombrero, bicicletta sono possibili nel virtuale. «Queste ‘skill’ distinguono un utente medio – che magari non riesce a farle e gioca la sua partita per divertirsi – da un pro player», chiarisce Giorgio. «Nel calcio vero, devi essere più prestante fisicamente, ma l’allenamento è fondamentale anche nell’e-Sport». Indubbiamente, l’esperienza è fondamentale per gestire la tensione, «ci sono competizioni che si svolgono dal vivo. Essere freddi, in certe situazioni, aiuta».

Il calcio è sempre stata una costante della vita di Giorgio, che dai nove ai quattordici anni ha frequentato la scuola calcio di Adrano: «Mio padre e i miei fratelli mi hanno trasmesso la passione per il calcio vero». Negli anni della scuola, l’e-player adranita fiuta il proprio talento, giocando alla playstation con amici e famiglia. Decide, così, di addentrarsi nel mondo e-Sport, arrivando alla Weekend League, competizione dove si distingue, nella classifica mondiale dove è necessario ottenere trenta vittorie su trenta partite. Viene notato da un agente di procura, l’incontro lo porta dritto al Bologna Calcio: «Nelle partite della serie A ho giocato contro la squadra che tifo, il Milan. L’emozione è stata tanta, anche perché è andata bene. Il ragazzo che rappresentava il Milan è un veterano dell’e-Sport italiano».

I traguardi si susseguono, uno dopo l’altro:

Giorgio si classifica tra i migliori trentadue d’Europa ai playoff di Londra (giocati online, causa Covid) e tra i migliori sei al secondo torneo, ottenendo i premi, rispettivamente, di 1.500 dollari e 4 mila dollari. Chi pensa che nel calcio virtuale l’emozione della vittoria sia da meno, dovrà ricredersi: «Quando vinci, la soddisfazione è tripla. Non solo perché si rischia – si tratta di lavoro, non di mero gioco -, ma perché è anche una rivincita nei confronti di chi non ci credeva. Tuttora, sto osando, perché in ballo c’è non solo la mia passione, ma il mio lavoro, quindi un guadagno economico. La cosa migliore per un uomo, in generale, è fare ciò che piace. Diciamo che, per adesso, la mia passione è il mio lavoro, meglio di così non può andare». Anche le sconfitte sono un allenamento e un mezzo per migliorare: È meglio vincere, certo, ma in questi due anni, ho imparato molte cose, quando ho perso. Lo scorso anno, nella competizione dove sono arrivato tra i primi trentadue migliori giocatori d’Europa, ho imparato da coloro che erano più forti di me».

Per allenarsi, Giorgio passa, in media, tre-quattro ore al giorno davanti alla playstation, talvolta anche sei ore, «se c’è un tipo di cross che devo migliorare, lo ripeto più volte al giorno. C’è chi, per arrivare ad alti livelli, passa giornate intere a giocare. È necessario, se vuoi fare questo lavoro». Da sempre appassionato di videogiochi, anche se, da quando è un e-player professionista a poco tempo da dedicare ad essi: «Ultimamente, tutte le volte che accendo la playstation gioco a ‘Fifa’». Nella lista dei suoi preferiti, oltre ‘Fifa’, c’è ‘The last of us’, ambientato in un’America colpita da un fungo che scatena una pandemia, trasformando gli umani in creature violente. Giorgio sui videogiochi osserva: «In Italia non sono presi sul serio, io vengo visto come una persona che perde tempo. Ma ci sto facendo i calli. Anche se i miei amici mi sostengono». Giorgio racconta un altro degli aspetti più complessi della professione, che, tuttavia, consente a un e-player di farsi conoscere al grande pubblico, ovvero l’immagine: «Nell’e-Sport, oltre ad allenarti, devi essere costante nell’aggiornare sempre il tuo profilo Twitch, che è la nuova tv per la mia generazione. L’immagine è importante, come nel calcio vero. Prendi Ronaldo, che ha dietro di sé tutta una troupe che lavora per la sua immagine».

In questo momento, OranGeorge è in gara nella e-Sport Fifa 22 Global Series, dove, a inizio febbraio, è arrivato tra i migliori sessantaquattro giocatori in Europa. Ad aprile, si svolgerà l’altra competizione: «Per essere agli inizi, ho raggiunto buoni risultati, ma ambisco a traguardi più alti». E a chi vuole affacciarsi nel mondo del calcio virtuale, Giorgio consiglia di «mettere sempre in primo piano lo studio, in modo tale da capire se è una dote innata, che non tutti possiedono e che si vede nel tempo. In tal caso, bisogna accrescerla, ma mai abbandonare lo studio, perché in Italia l’e-Sport non è ancora accessibile a molti».

Emanuela La Mela

Riguardo l'autore Emanuela La Mela

“Scienziata” della comunicazione e storica, nasce in un afoso agosto tropicale, poco prima della caduta del muro di Berlino. Cyndi Lauper e il jolly invicta resteranno sempre parte di lei. Nella vita si occupa di editing, correzione di bozze e giornalismo. Scrive di musica e cinema dal 2012. Non riesce a smettere di guardare Chi l’ha visto? e ama le cinéma français.

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