Catania celebra Giovanni Falcone.
Sono tanti in Sicilia gli appuntamenti che ricordano la strage di Capaci, dove persero la vita, oltre al magistrato palermitano, la moglie e la sua scorta. L’Archeoclub d’Italia e Marenostrum hanno dedicato il viaggio della nave della legalità a questa ricorrenza. L’imbarcazione a vela, partita dal porto di Napoli, ha percorso le rotte dei coloni greci e di Ulisse, lungo le coste tirreniche fino a raggiungere Scilla e Cariddi per proseguire verso Naxos, Catania e Augusta, e risalire verso Riposto e Reggio Calabria. Un viaggio ricco di incontri e doni preziosi, come scrive Kostantino Kavafis nella poesia Itaca. Un viaggio per mare che tocca porti ed empori, generatore di liturgie e celebrazioni. Un viaggio che unisce e offre un orizzonte di speranza.
Rosario Santanastasio, Pietro Cirigliano, Giuseppe e Francesca Esposito sono l’equipaggio e l’anima viva di questa iniziativa che oggi festeggia la terza edizione. Fortemente voluta dalla direzione nazionale dell’Archeoclub d’Italia e condivisa con le sedi che hanno organizzato e ospitato le tappe. Un lavoro di gruppo preparato da mesi che trova in questi giorni il suo apice, proprio il 23 maggio con la tappa di Catania. Ad accogliere l’imbarcazione nel Molo di Levante, al porto di Catania, c’era Giusi Liuzzo, presidente della sede di Catania di Archeoclub d’Italia; grazie soprattutto alla disponibilità della Lega Navale, della Guardia Costiera, dell’Autorità Portuale e in particolare del Circolo Nautico N.I.C. Catania, del suo presidente Sergio Petrina e dell’Ammiraglio Tino Catania.
Sulla banchina, vicini all’imbarcazione, si sono raccolti molti cittadini per onorare Giovanni Falcone e testimoniare la volontà di combattere la mafia. Gli spunti di riflessione sono arrivati dagli ospiti dell’iniziativa che hanno offerto a tutti un originale contributo. Come quello del magistrato e scrittore Sebastiano Ardita che ha evidenziato come la mafia non sia un organismo estraneo alla società e, per questo, più difficile da estirpare. Ma non per questo impossibile, e il lavoro di educazione permanente è necessario per raddrizzare la rotta. Prezioso il contributo di Viviana Lombardo, assessore alle politiche giovanili e ai beni confiscati alla mafia del Comune di Catania. Un lavoro – quello dell’amministrazione – raccontato con passione, che comincia a produrre frutti attraverso il coinvolgimento diretto delle associazioni. Un progetto culturale e politico che parte dalla consapevolezza che solo attraverso un patto tra la politica e la città reale si può rieducare e rigenerare. In questo senso è stato prezioso il contributo di Simone Di Stefano, coordinatore di NICT NACT, un incubatore di innovazione al servizio dei minori e della città, un laboratorio di bellezza e inclusione che collabora con il Comune di Catania per coltivare la bellezza.
L’incontro ha vissuto anche un momento di poesia e letteratura, grazie alla scrittrice e docente Dora Marchese che ha proposto brani di Giovanni Verga declinati coerentemente al tema della giornata: la legalità e il sacrificio. Un momento di tensione lirica, di abbandono dell’anima, di riscoperta letteraria, in mezzo al mare, tra barche a vela, reti e un orizzonte urbano ricco di storia, tra cupole, palazzi e campanili. Dora Marchese ci ha accompagnati dolcemente, sotto un sole caldo e la brezza marina, in un paesaggio letterario che è l’anima stessa della città di Catania, quella Catania che ha accolto popoli, storie, dee e sante.
Il tema della giornata era forte, e non è stato solo celebrativo ma un vero e proprio atto d’impegno verso la legalità, verso la promozione di buone pratiche, coerentemente alle dichiarazioni di Papa Leone XIV che nelle stesse ore faceva ad Acerra: un’esortazione verso la Chiesa e la società locale a “scardinare la cultura del privilegio e della prepotenza”. Il Pontefice ha denunciato la logica dei “primi posti” e degli affari di pochi, affermando che il bene comune deve venire prima degli interessi particolari. Ha poi invitato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, respingendo compromessi, illegalità e rassegnazione. Chiedendo agli uomini di Chiesa di rifiutare la logica mondana, l’accomodamento nei propri privilegi e di essere sempre testimoni di un’autorità basata sull’umiltà e sul servizio. Parole taglienti che sono rivolte a tutti noi.
La legalità non è un brand monopolizzato da pochi. La legalità è un modo di essere. Vale per ogni settore della nostra società. L’Archeoclub d’Italia è impegnato in questa direzione con la lotta alle archeomafie, ai ladri di memoria, ma nello stesso tempo anche a quelle apparenti anomalie che sembrano minori, come la tutela dei paesaggi. I nostri territori, naturalistici, urbani, rurali e marini sono un patrimonio da conservare e tutelare, da curare e coltivare. La mafia si combatte anche attraverso queste azioni di testimonianza e di buone pratiche nel governo della città. Non solo marce e proclami, ma liturgie quotidiane di legalità.
Il viaggio ci restituisce una dimensione etica del nostro Paese, l’Italia. Dove una barca era funzionale per trasportare disperati sfruttati dagli scafisti, oggi è ambasciatrice di inclusione, di conoscenza, di rigenerazione. E non possiamo negare che la barca a vela è comunque il sogno di molti giovani e meno giovani, è l’allegoria della vita, è un simbolo di rinascita e di scoperta. Siamo tutti un po’ Ulisse in cerca di verità. Con la voglia di incontrare e diventare ricchi di esperienza e conoscenza. È rimasto in ognuno di noi quello spirito dei coloni greci che solcavano i mari per trovare quello che mirabilmente ci racconta Jean-Pierre Vernant nel saggio L’universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito, edito da Einaudi.

