Venti milioni di euro sequestrati e 84 rappresentanti legali di società indagati in tutta Italia. È il nuovo bilancio dell’inchiesta coordinata dalla Procura europea di Milano su una presunta frode relativa ai finanziamenti destinati alla formazione dei lavoratori.
Secondo l’European Public Prosecutor’s Office (Eppo), il sistema avrebbe consentito di ottenere circa 40 milioni di euro di contributi pubblici attraverso attività formative ritenute fittizie. Di questa somma, circa 33 milioni proverrebbero dai fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Sequestrati conti bancari e polizze assicurative
L’indagine, condotta con il supporto dei Carabinieri del Gruppo Tutela del Lavoro di Milano, ha portato al sequestro di circa 20 milioni di euro depositati su conti bancari e polizze assicurative collegati a cinque società.
I beni sarebbero riconducibili a due persone già sottoposte a misure cautelari nell’ambito del procedimento per le ipotesi di frode aggravata ai danni di fondi pubblici e autoriciclaggio.
Il provvedimento è stato disposto dopo che gli investigatori avrebbero individuato alcuni tentativi di occultare i presunti proventi illeciti attraverso il trasferimento di somme ingenti su rapporti bancari e prodotti assicurativi. Parte del denaro, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata investita anche nell’acquisto di beni immobili.
Nel mirino il Fondo nuove competenze
L’inchiesta riguarda il Fondo nuove competenze, lo strumento destinato a sostenere l’aggiornamento professionale dei dipendenti delle aziende, finanziando il costo delle ore di lavoro impiegate nelle attività formative.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, diversi finanziamenti europei sarebbero stati ottenuti sulla base di corsi mai realmente svolti. Gli accertamenti avrebbero inizialmente interessato due gruppi societari operanti nel settore della consulenza e attività formative dichiarate per circa 1.500 lavoratori appartenenti a 32 aziende.
Gli sviluppi investigativi avrebbero successivamente mostrato una dimensione più ampia del presunto sistema. La Procura europea ha infatti notificato a 84 rappresentanti legali di società distribuite sul territorio nazionale la loro iscrizione nel registro degli indagati per l’ipotesi di frode aggravata ai danni degli interessi finanziari dell’Unione europea.
Presunta frode da circa 40 milioni
Il danno complessivo ipotizzato ammonta a circa 40 milioni di euro, dei quali 33 milioni riconducibili alla Recovery and Resilience Facility, il dispositivo europeo che finanzia il Pnrr italiano.
L’inchiesta è ancora in corso e dovrà chiarire il ruolo delle singole società e delle persone coinvolte, oltre alla destinazione finale delle somme ottenute. Per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
