Polizia: commemorati a Catania i caduti Montana e Lizzio, a 41 e 34 anni dagli agguati mafiosi

Polizia: commemorati a Catania i caduti Montana e Lizzio, a 41 e 34 anni dagli agguati mafiosi

CATANIA – Due corone d’alloro per ricordare due servitori dello Stato che pagarono con la vita il proprio impegno contro Cosa Nostra. Questa mattina, al cimitero monumentale di Catania, la Polizia di Stato ha commemorato il commissario Giuseppe “Beppe” Montana e l’ispettore capo Giovanni Lizzio, uccisi dalla mafia a distanza di sette anni.

Il Vicario del Questore, in rappresentanza del Capo della Polizia, ha deposto le corone sulle tombe dei due investigatori. Un gesto solenne e simbolico, compiuto alla presenza dei familiari e di una delegazione composta da colleghi della Questura e delle Specialità della Polizia di Stato.

La commemorazione è stata preceduta dalla celebrazione di una messa nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, officiata dal cappellano della Polizia di Stato, padre Salvatore Interlando.

Giuseppe Montana e la lotta ai latitanti di Cosa Nostra

Sono trascorsi 41 anni dall’assassinio di Giuseppe Montana, divenuto uno dei simboli della lotta alla mafia condotta dalla Polizia di Stato durante una delle stagioni più sanguinose della storia siciliana.

Assegnato alla Squadra Mobile di Palermo, Montana fu posto alla guida della sezione “catturandi”. Grazie alle sue capacità investigative e alla profonda conoscenza degli ambienti criminali, contribuì all’arresto di numerosi latitanti e al sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, armi e munizioni.

Un lavoro incessante che colpì duramente gli interessi e l’organizzazione militare di Cosa Nostra, trasformando il giovane commissario in un bersaglio della mafia.

Montana aveva appena 34 anni quando, il 28 luglio 1985, venne assassinato a Porticello, frazione marinara di Santa Flavia, nel Palermitano. Il poliziotto si trovava insieme alla fidanzata quando un commando mafioso entrò in azione e lo uccise a colpi di pistola.

La sua attività aveva dimostrato che anche i latitanti più pericolosi potevano essere individuati e arrestati, contribuendo a infrangere il mito dell’invulnerabilità dei boss.

Giovanni Lizzio, l’ispettore impegnato contro il racket

La cerimonia ha rinnovato anche il ricordo di Giovanni Lizzio, ucciso 34 anni fa. Ispettore capo della Squadra Mobile di Catania, era sposato e padre di due figlie.

Durante la sua carriera aveva svolto delicate attività investigative sia sulle storiche famiglie mafiose catanesi sia sui gruppi criminali emergenti. Da circa un anno era stato assegnato alla sezione antiestorsioni, dove le sue indagini avevano già consentito di individuare e arrestare numerosi esponenti dei clan coinvolti nel racket.

La sera del 27 luglio 1992, mentre si trovava alla guida della propria automobile e attendeva al semaforo di via Leucatia, a Catania, venne affiancato da due giovani su una motocicletta. I sicari gli spararono diversi colpi a distanza ravvicinata.

Lizzio fu trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro, ma morì poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. Il delitto avvenne appena otto giorni dopo la strage di via D’Amelio, in un periodo nel quale Cosa Nostra aveva intensificato la propria offensiva contro magistrati, investigatori e rappresentanti dello Stato.

Il dolore trasformato in testimonianza civile

Al termine della commemorazione, il Vicario del Questore ha ricordato con gratitudine il sacrificio di Montana e Lizzio, sottolineando il valore del loro servizio e dell’impegno quotidiano profuso in difesa della legalità.

Un pensiero particolare è stato rivolto ai familiari dei due poliziotti e a tutte le famiglie delle vittime della mafia, capaci negli anni di trasformare il dolore privato in memoria condivisa e testimonianza civile.

Il ricordo di Giuseppe Montana e Giovanni Lizzio continua così a rappresentare un punto di riferimento per le nuove generazioni e per quanti operano ogni giorno nelle istituzioni. Due storie differenti, unite dalla stessa scelta: servire lo Stato con dedizione e coraggio, fino all’estremo sacrificio.

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